
di Florindo Cirignano
Il 7 settembre 1860, un suono sordo, roco, terribile come il muggito di un toro, spaventò i passeri che saltellavano sui tetti e lungo le strette strade di Montemiletto.
Da contrade lontane, altre note, arcane, lugubri, come moltiplicate da un incantesimo, gli fecero eco, contribuendo a rafforzare il terrore in quelle persone che da giorni avevano un presentimento che qualcosa di tremendo stava per accadere. Rabbrividendo, le donne si avvolsero negli ampi scialli, i bambini spaventati si aggrapparono alle lunghe sottane delle madri, i cani risposero con ululati funerei. Era il segnale dell’inizio della carneficina: un suono che già evocava sangue e strage e che l’indomani si sarebbe sparso tra i campi e le case di Torre le Nocelle, annunciando morte, follia, lacrime.

Era l'arcaico lamento della tofa, una conchiglia bivalve di notevoli dimensioni, residuo di un mondo lontano e primitivo che già risuonava per le gole e lungo i passi, rimbalzando lungo le pendici e e tra le giogaie del monte Olimpo, quando centauri chiamavano a raccolta satiri e ninfe per le feste in onore di Dioniso, intorno a limpidi fonti.
Tritoni possenti, con le gote gonfie, vi soffiavano dentro, spargendo il suono lungo le onde turchine del Ponto, per cieli tempestosi, per caverne marine, dove dall'inizio dei tempi giacevano mostri addormentati. Si spandeva per i templi che dai promontori si affacciavano su lmare.
La tofa, fino al secolo scorso,e ra utilizzata per i motivi più disparati: Il fattore per chiamare i lavoranti nei campi, il mugnaio la suonava per avvisare che era pronta la farina. Veniva impiegata nella caccia: se ne avvaleva il cocchiere che portava il postale….
La tofa re lo postale
tinìa e ancora tene
sapore re tofa re navi.
Il suo suono prolungato segnava l'entrata nelle fabbriche e nelle officine (celebre era la "tofa" del porto di Napoli),
Ezio re Cacchiulo mi ha detto che, per darle un buon timbro, occorreva tenere la conchiglia nel vino per alcuni giorni.
Nell’antica Grecia la conchiglia era simbolo di fertilità (femminile), ma anche di nascita, rinascita, rigenerazione.
“L'uso di suonare la tromba di conchiglia, sopravvive
ancora nel Mediterraneo si limita oggi purtroppo ad una sorta di
segnaletica sonora dei pastori sardi o siciliani, nelle isole greche
addirittura dei postini. Ma tradizioni ancor vive nell'Estremo
Oriente rimangono a testimoniare l'uso della tromba di conchiglia
nelle medesime occasioni rituali in cui l’archetipo guscio viene
utilizzato come semplice simulacro o amuleto: nelle cerimonie
dedicate alla fertilità, alla fecondità, alla nascita, alla
morte-rinascita.”
Erano anni che cercavo una tofa a Torre. Una, però, che non fosse un souvenir di una gita al mare, ma che verosimilmente fosse stata utilizzata in quel tremendo giorno di sangue. A marzo del 2004 andai a mangiare un pizza da Enzo Bevilacqua. Non ricordo bene di cosa si discutesse, quando ad un tratto egli, parlando del padre mugnaio, il vecchio Ntorzapignata,disse che fino a età avanzata aveva suonato la “marruca” (letteralmente lumaca).Questa ora la conservava suo fratello. Avevo trovato la tofa!!! Raccomandai vivamente al ristoratore affinchè suo fratello conservasse la conchiglia con la massima cura. Prima o poi saremmo andati a casa sua a fotografarla. Grazie all’indicazione di Giancarlo Scialoia,tuttavia, siamo riusciti a trovarne una seconda in casa Brogna, ai “Palatuni” . La conchiglia è sicuramente molto antica ed un foro sul guscio, dove presumibilmente veniva inserito un cordino, fa presumere che non sia stata utilizzata solo per ornamento.
Ma la cosa più curiosa l’ho scoperta qualche giorno dopo. Sapete in quale altro modo è chiamata la tofa? Forse non ci crederete,l'altro nome è brogna !.