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La Necropoli Eneolitica di Torre le Nocelle
di Florindo Cirignano
Prima di ogni considerazione sono necessarie due
precisazioni :
1 – Non sono un archeologo, né un esperto di preistoria,
perciòi la mia trattazione, in mancanza di pubblicazioni
specifiche da parte della Soprintendenza per i Beni
Archeologici di Avellino, non potrà che essere
lacunosa, imprecisa e priva di necessario rigore
scientifico.
2—Ho ritenuto di comportarmi responsabilmente nel
comunicare la notizia della scoperta della necropoli con un
anno di ritardo. Gli archeologi dovevano avere il tempo di
mettere al sicuro tutti i reperti ed era necessario tener
lontano dal sito gli stupidi, i vandali e i cercatori di
tesori. Del resto che tesoro poteva possedere un uomo
dell’ eneolitico? Il suo bene più prezioso era
rappresentato da un’ ascia di rame.

La scoperta della necropoli del neolitico finale di Torre le
Nocelle
Fa letteralmente
venire i brividi
pensare che, l’area, dove è stata rinvenuta la
necropoli, non molto tempo fa, era stata destinata ad
una discarica provinciale.
Forse non è del tutto corretto di parlare di “una
necropoli”, poiché l'equipe del dott. Talamo ne ha
scavata una seconda a 500 m. di distanza e ce ne
risulta addirittura una terza.
E' ipotizzabile,quindi, l'esistenza di una grande area
cultuale ( tra le più grandi mai scoperte), destinata
all’inumazione dei defunti.
Per convenzione chiameremo i due siti: necropoli A e
necropoli B.
A Torre le Nocelle poteva esistere un unico
grande museo a cielo aperto, se amministratori e comuni
cittadini avessero avuto un po’ di considerazione per
la propria storia.
E’ dall’inizio dello scorso secolo che innumerevoli
reperti, di differenti epoche, vengono prima rinvenuti
e poi ignorati, distrutti, regalati, persi. Né su questi
è stato mai scrittoun
solo rigo dagli
studiosi.
Nessuno, per esempio, sa né che fine abbiano fatto
i ritrovamenti della
Necropoli delle Palatelle ( anni sessanta) né a
quale età appartenessero. Nessuno si è data mai la pena di
andare a recuperare oggetti che emergevano dalla
terra in contrada Nucilli
o in contrada Carpino.
Sempre negli anni sessanta, in località
Felette
( quasi nello stesso punto dove è stata scoperta la
necropoli “A”) furono rinvenute diverse sepolture.
L'area complessiva adibita a sepoltura doveva essere molto
grande, per lo meno 30/40 volte quella attuale. Le tombe
furono sbancate con le ruspe. Se ne ricavò una cava di
tufi. Secondo alcuni testimoni tuttora viventi, in quei
giorni gironzolavano in quella zona sedicenti archeologi
salernitani, che raccolsero e portarono via molti oggetti
dissotterrati ( è certa l’esistenza di un vaso
con coperchio intatto), di cui poi non si è mai più saputo
nulla.
Alla fine degli anni novanta si diede il permesso di
costruire nel nucleo industriale di
Campoceraso, dove erano affiorati casualmente
manufatti litici probabilmente collegabili alle
Necropoli delle Felette.
La presenza di tanti scheletri avrebbe potuto sicuramente
interessare il Prof.
Cavalli Sforza
o qualsiasi altro scienziato che si occupa dello studio
del DNA mitocondriale e delle migrazioni nella protostoria.
Chi sa se gli odierni abitanti di Torre le Nocelle hanno lo
stesso corredo genetico del "Torrese Neolitico", che
cinquemila anni fa abitava tra Campoceraso e Felette.
Il nostro paese deve molto a Simone
D’Anna, archeologo per passione, che con
grande ostinazione e tenacia, e a dispetto di offese e
velenosi sarcasmi da parte delle autorità comunali, ha
attirato l’attenzione della Sovrintendenza.
L'Eneolitico
o Età del rame.
L’Eneolitico ( o Calcolitico o Età del Rame) è una età
di transizione tra l’industria della pietra del
neolitico e quella dei primi metalli.
L'utilizzo del rame (a differenza del bronzo e del ferro)
sembra aver coesistito per un lungo periodo con quello della
pietra, senza apportare grandi sconvolgimenti
socio-economici nelle civilizzazioni che lo conoscevano.
I manufatti di rame, a causa della sua scarsa
reperibilità, convissero per lunghissimi periodi con i
più abbondanti oggetti di pietra o di osso.
L’eneolitico non designa uno stesso periodo per tutte le
civiltà. Nell’Europa Danubiana, dove probabilmente nacque la
metallurgia, i primi oggetti in rame comparvero tra il
4500-4000 a. C., in Egitto tra il 4000 ed il 3200 a.C. nel
sud Italia intorno al III millennio.
Più di cinquemila anni fa gruppi nomadi, provenienti
probabilmente dall’Anatolia, arrivarono lungo le coste
pugliesi e da lì si irradiarono in Basilicata e in Campania.
Erano pastori , ma possedevano una tecnologia superiore
rispetto agli indigeni: avevano già maturato le prime
conoscenze in materia di metallurgia. E forse proprio la
ricerca continua del metallo era causa del nomadismo.
La loro cultura non rivoluzionò le comunità neolitiche, ma
le influenzò non solo per l’aspetto tecnologico, ma anche
per quello artistico e spirituale.
Un nuovo senso estetico si riflette sia nelle ceramiche che,
anche se in maniera rozza, cominciano ad essere decorate (
ceramica impressa), sia negli altri utensili di uso
quotidiano.
Gli scambi con altre regioni si intensificano. Dalle tombe
della necropoli Torre le Nocelle sono emersi utensili
realizzati in pietra vulcanica, non reperibile in zona.
Appartiene a quell’età la trasformazione dell’uso di
seppellire i morti. Spiritualmente l’uomo eneolitico è più
complesso, più rituale. Usa, per i suoi morti, tombe
collettive, non più individuali.
Depone i cadaveri in posizione fetale
in buche scavate nel tufo, col corredo di armi ed
utensili che gli erano appartenuti in
vita. Forse l’uomo inizia a guardare il cielo con
inquietudine e speranza, comincia a guardare il
cielo con timore e speranza. ad elaborare una religione.
I gruppi familiari, strutture patriarcali simili a veri e
propri clan, hanno un capo, un personaggio eminente e
carismatico, che viene seppellito con un corredo più
importante.
Per i loro insediamenti scelgono zone vicine ai fiumi
dove è più facile attingere l’acqua ed abbeverare le
greggi. Prolificano le armi di offesa e forse inzia ad
emergere una casta guerriera.
In Campania diedero origine alla cosiddetta Civiltà
del Gaudo ( da un sito vicino a Pontecagnano, dove fu
individuata e riconosciuta come facies ). Con molta
probabilità il sito di Torre è coevo a quello di S.Maria
delle Grazie di Mirabella Eclano.
Appartiene a quell’età la trasformazione dell’uso di
seppellire i morti. Spiritualmente l’uomo eneolitico è più
complesso, più rituale. Usa, per i suoi morti, tombe
collettive non più individuali. Depone i cadaveri in
posizione fetale in buche scavate nel tufo, col
corredo di armi ed utensili che gli erano appartenuti in
vita. Forse l’uomo inizia a guardare il cielo con
inquietudine e speranza, ad elaborare una religione.
I gruppi familiari, veri e propri clan, hanno un capo, un
personaggio eminente, che viene seppellito con un corredo
più importante.
Per i loro insediamenti scelgono zone vicine ai corsi
d’acqua.
Dovranno passare 1300 anni prima che da quest’età cosi
indefinita si possa passare all’Età del Bronzo, da noi più
conosciuta, non fosse altro perché si sviluppò l’Eta’
Micenea e la composizione dell’Iliade. L'uomo esce
dall'era del sogno ed entra nel meraviglioso mondo del mito.

I reperti fotografati sono stati
da me trovati negli
anni passati nei luoghi del ritrovamento e consegnati
alla dott.ssa Palermo della Soprintendenza.
Per ora non disponiamo di immagini più significative.
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