Appunti per una storia :di Torre le Nocelle

FONTI STORICHE

-        Orazio Marrucchi:       Le catacombe romane

 - In un passo del Cimitero di San Valentino  relativo all’ XI sec:  

…in eodem loco, ut libri Passionum et praesens epitaphium docebat, corpus esse Callisti papae propria manu iurante, et e contra iussu abbatis Nanteri monacho suo super sacra sponente, quod promissum erat pecuniarum die denominato mittendum.  

 

 Cartula commutationis

 - 11 aprile 1040, Chiuduno Daiberto arcidiacono della Chiesa di Bergamo permuta con Giselberto prete, da Cazzago S. Martino, una tenuta in Cologne (Bs), composta di sei appezzamenti di terreno seminativi, vignati e boschivi, ottenendo in cambio altrettanti appezzamenti, uno dei quali con alberi di castagno, in Medolago, nei vocaboli Tumbille, Porcarola e Gazahurcho

Signum # manibus suprascriptorum Rogheri et Vuilielmi seo Bonizoni estimatores qui ipsas rex estimaverunt ut supra, at confirmandum manum po|suerunt. Signum # manibus Ariberti et Lanfrachi (ff) seo Auberti testes, lege Romana viventes. Signum # manibus Arnulfi et Nanteri testes. (ST) Giselbertus notarius sacri palacii rogatus subscripsi, postradita complevi (gg) et dedit.

 

 

 

Cartulaire de Sainte-Croix d'Orléans (814-1300 :Beauvais, 30 novembre 1092

- Foulques, vescovo di Beauvais, ottiene da Lancelin il Giovane l’abbandono delle sue pretese sugli uomini di Sainte-Croix, per iI quale suo padre Lancelin aveva già fatta ammenda onorabile…. Firmato

Ut autem hoc firmius et stabilius permaneret, hoc scriptum in testimonium posterorum fieri jussimus et sigillo nostro corroboravimus. Gualterius cancellarius scripsit. Præsentes fuerunt clerici : Hugo decanus, Hugo de Sancto Pantaleone, Petrus thesaurarius, Rotbertus, Gualterius de Miliaco, Galterius filius Nanteri. Laici : Radulfus, quondam regis dapifer, Airardus, Gualterus venator, et Gualbertus frater ejus, Guarinus præpositus, Richerus buticularius, Guarnerus thelonearius, Frogerus, Ercengerus Rainardus, Goscelinus, Rotbertus et Hugo fratres, Deodatus, Bernerus et Deodatus fratres, Guoscelinus et Gualerannus filius ejus, Ivo, Nanterus, Guoscelinus. 


 

 

L'enigma del nome Nanteri

                                                                        a cura di Florindo Cirignano

  

Col nome  ”Nandri” o “Vallone di San Ciriaco” i torresi indicano  un minuscolo ruscello, che provenendo dalla collina di Montemiletto, passa  sotto il  colle, sul quale pigramente poggia  il paese di Torre le Nocelle per sfociare, poi,  placido nel fiume Calore.

 Il vero  nome del corso d’acqua, però, è Nanteri  o, talvolta, Rio Nanteri, cosi come  si deduce sia da molte mappe catastali, sia dai censimenti del 1691.

 La posizione del ruscello fu determinante per la nascita del paese, poiché un tempo  era impensabile  l'esistenza di un agglomerato urbano senza una ricca e prossima  fonte d’acqua.

Ho accennato che si tratta di un piccolo torrente; tuttavia divenne un fiume inarrestabile, quando, nei primi anni del 1900, una piena scese da Montemiletto, sradicando alberi e facendo rotolare macigni enormi lungo il proprio alveo.

 L’onda di piena fu  tale  il vecchio mulino  dei Bevilacqua, che si trovava a Fontana d’Agli  fu spazzato via. L’evento fu così drammatico per i torresi,  che mio nonno, dopo mezzo secolo, ancora ne parlava.

Ma il toponimo Nanteri  a cosa o a chi  si riferisce? E a quale epoca risale questo nome?.

Per anni  ho pensato ad un nome longobardo e, tutto sommato, non mi sbagliavo di molto;sono convinto, ora,  che si tratti di un nome normanno.  Le mie sono solo congetture, ma non si può fare altro in mancanza di fonti storiche e, se queste sono scarsissime per il paese, figurarsi  quante se ne possono trovare per il suo ruscello.

Tuttavia l’ho rintracciato vaghi riferimenti  nel regesto delle pergamene dell’Abbazia di Montevergine che potrebbero gettare nuova luce sull'argomento.

In una pergamena del 1192 c’è il primo accenno a Torre le Nocelle, a cui viene dato un nome sconosciuto  fino ad oggi : Perticella.  Tal Giovanni vende a Costantino una porzione di un mulino che si trova in un posto abbastanza vago a Torre.

875. CARTULA VENDITIONIS
1192 – maggio, ind. X, Montefusco
Giovanni figlio del fu Girardo, con la partecipazione della moglie Maria, vende a Costantino figlio del giudice Mercurio, alla presenza dello stesso giudice Mercurio e di un altro giudice di nome Riccardo, la dodicesima parte a lui spettante su un mulino, sito nel casale Perticella dove si dice Torricella, realizzando la somma di 3 romanati e 2 tarì di buona  moneta salernitana.

(Originale, PERGAMENA N. 869, mm. 278x265; scrittura minuscola di transizione

Si deduce che il mulino appartiene a più famiglie. Con  due atti successivi, nel 1194,  Costantino  prima ne  compra la sesta parte da Trotta figlia di Amminadab ( sicuramente un ebreo  a giudicare dal nome; Amminadab, nella Bibbia era il suocero di Aaronne),  e, successivamente, la decima parte da Nicola, figlio di Pietro Ursileo. L’atto fa riferimento ad un vallone Ursileo, cioè col lo stesso nome del maggior proprietario del mulino e sicuramente del terreno sul quale insisteva.

946. SCRIPTUM VENDITIONIS
1194 – novembre, ind. XIII, Montefusco
Trotta, col consenso del padre Amminadab e del marito Nunzio, che le funge da mundoaldo, alla presenza del giudice Guarmondo, vende a Costantino figlio del giudice Mercurio la sesta parte a lei spettante su un molino, sito lungo le sponde del vallone Ursileo, non molto distante dalla località Torricella di Montefusco, realizzando la somma di 10 romanati di buona moneta; inoltre Pietro figlio del fu Girardo dice di porsi non solo come garante di Trotta ma anche del fratello Giovanni, il quale aveva venduto allo stesso Costantino la parte a lui spettante sul detto molino.
(Originale, PERGAMENA N. 941, mm. 310x296; scrittura minuscola rotonda di transizione).

 

 L’unico vallone possibile, con un volume d’acqua sufficiente a far girare la ruota di un mulino,  è l’alveo del Nanteri. Da escludere che si potesse trattare del Calore, in quanto  il fiume ha mantenuto lo stesso nome ininterrottamente per migliaia di anni.

Fino a una cinquantina d’anni fa  a Torre le Nocelle  si potevano ancora vedere i ruderi di due mulini: uno a monte del Nanteri e precisamente a 300 metri in linea d’aria dal “Pescone di San Ciriaco”, l’altro, a valle, quello dei Bevilacqua (degli “Ntorzapignata”), si trovava giusto all’imbocco della stradina che attualmente va  da Fontana d’Agli a contrada  Madonna delle Grazie. 

  
949. SCRIPTUM VENDITIONIS
1194 – dicembre, ind. XIII, Montefusco
Nicola, figlio del fu Pietro Ursileo, col consenso del figlio Palmerio e con la partecipazione della moglie Maria, alla presenza del giudice Guarmondo, vende a Costantino, figlio del giudice Mercurio, la decima parte a lui spettante su un molino, sito lungo le sponde del vallone Ursileo, non molto distante dalla località Torricella di Montefusco, ricevendo a saldo un romanato in aggiunta al danaro già ricevuto in acconto.
(Originale, PERGAMENA N. 946, mm. 200x220; scrittura minuscola rotonda di transizione).
 

Da notare che in quel tempo era ancora in uso le norme del diritto longobardo. La donna era sottoposta al “mundoaldo”.Con questo nome si indicava il potere del capofamiglia di amministrare i beni della donna, considerata incapace di agire, e di assisterla nel compimento di atti giuridici, anche di quelli relativi a beni di sua proprietà. Ad esercitare il mundoaldo era in primis il padre, che lo trasferiva al momento delle nozze al marito. In mancanza di entrambi, poteva essere esercitato un parente, compreso il figlio minorenne della vedova, oppure dalla curtis regia. Senza l’approvazione del mundoaldo gli atti giuridici della donna non erano validi.

 

Assodato che il ruscello aveva preso un  il nome dal maggiore possidente delle terre sul quale esso scorreva ( Ursileo),  è abbastanza  probabile che anche il nome Nanteri si riferisca ad un successivo ( o antecedente) signore Normanno di nome Nanteri. Effettivamente il nome Nanteri o Nanter ( latinizzazione di Nantier), appare  solo  in un lasso  di tempo che va dall’XI al XIII secolo tra la gente normanna. 

 Esso è attestato in alcuni documenti: ( vedi  riquadro in azzurro a destra).

Ma il documento più sorprendente  è custodito  nell'abbazia di Porrois:

Cartulaire de l'abbaye de Porrois (Avril 1241-1242.)

- Nantier de Giry conferma à Porrois il possesso di 7 arpenti tra Noizy e Rennemoulin.

Omnibus pr. litt. inspecturis Officialis Curie Parisiensis salutem in Domino. Notum facimus quod constituti coram nobis Nanterus de Giriaco, scutifer, et Ada, uxor ejus, recognoverunt quod abbatissa et conventus de Porregio, habebant et possidebant nomine monasterii sui septem arpenta terre arabilis inter Noisiacum et Regnemolin de feodo eorumdem Nanteri et Ade, ratione ejusdem mulieris moventia primo. Et voluerunt tanquam primi domini quod dicte abbatissa et conventus habeant et possideant in perpetuum predicta septem arpenta terre in manu mortua, etc. Promittentes fide prestita in manu nostra, quod dictam terram tanquam primi domini contra omnes qui se dederent primos dominos ejusdem feodi seu dicte terre garantizabunt. Et pro hujusmodi quittatione recognoverunt se recepisse de bonis dicti monasterii centum solidos parisiensium in pecunia numerata. Et ad premissa tenenda et garitizanda suos obligaverunt heredes. Datum anno Domini millesimo ducentesimo quadragesimo primo, mense aprili. (Cartul., I, no 161.)

       Certo è che  un Nanteri figlio di Giriaco …fa pensare!