UN OTTIMO ARTIGIANO
di Cirignano Florindo

“La mia testa  ormai è incapace di trattenere i ricordi che giorno dopo giorno vado perdendo. Presto dimenticherò tutto e tutti. Ho la malattia tedesca, quella che alla fine ti svuota tutto e ti lascia per il resto della vita a  pisciarti sotto e a guardare il sole chiedendoti cosa sia. Per questo vi racconto questa storia. Oramai non c'è  più in vita  una  sola persona per la quale  un tempo ho cantato  canzoni , né qualcuno che  mai abbia ascoltato questa storia.  La voglio contare per l’ultima volta.” 

Sotto l’arco del  portone del campanaro, al riparo dal vento greco che soffia rabbiosamente, sta seduto un vecchio e tutt’attorno, stipati come in una botte, una decina di persone che ascoltano in religioso silenzio. 

Il vecchio trae dalla tasca della giacca sdrucita  un mozzicone di sigaro e gli da fuoco con uno zolfanello che sfrega lungo il gradino su cui sta seduto. Aspira con grande soddisfazione  una lunga boccata di fumo aromatico . Si concede lunghe  pause come un consumato attore, ma non ci sono proteste perché nessuno ha fretta. 

“ Sono stato  il più grande falegname di Torre. Tutti ve lo possono confermare. Mi ci è voluto tanto  tempo e tanto lavoro per essere il migliore in assoluto. Ho passato anni ed anni come garzone apprendista, prima nella bottega della buonanima di mio padre e poi in quella di i mastro Virginio a  Taurasi e in quella di mastro Nicola .  Imparai  tutti i trucchi del mestiere; sapevo comporre tutte le vernici ed ero  un  vero artista col cesello nell’intarsio. “ 

Il vecchio si sistema  la sciarpa  attorno al collo. 

“ Ero tanto bravo che, quando tutti se la passavano male , io non solo campavo benissimo, ma per avere una mia opera la gente doveva prenotarsi  con mesi e mesi  di anticipo".

"Avevo  bottega  qui a 20 metri, giù verso la discesa della Padula, dove ora c’è il muraglione, però abitavo  giù a Portanova. Ero sposato da un paio di anni e già mia moglie aspettava il secondo figlio. Lavoravo  duramente  anche perché non avevo voluto mai apprendisti con me. Volevo  insegnare  il mestiere solo ai miei ragazzi".

"Un giorno di  febbraio, davanti alla mia bottega si fermò un calesse.  Io mi affacciai e   vidi un giovanotto di una ventina d’anni che aiutò un vecchio  a scendere i due scalini della carrozzella. Questi era  un signore  distinto,  con capelli baffi e pizzetto di un candore luminoso su una faccia liscia e rosea come quella di un neonato.  Con un’andatura incerta venne verso di me e mi chiese se fossi  disposto a costruirgli una bara.  Non una bara normale, però. Tutti sono capaci di inchiodare quattro assi!  No, il vecchio voleva qualcosa di speciale, con fodere  di velluto porpora, fregi di bronzo e tutta scolpita.  Mi mostrò alcuni  disegni; Da un lato voleva che rappresentassi due Cherubini che reggevano l’Arca dell’Alleanza, dall’altro lato lungo voleva un Cristo che giudica i vivi e i morti , a capo un  S.Ciriaco  e a piedi, invece , una casa con un orto dove brucava un agnello ".

"Calcolai mentalmente il tempo che ci voleva per realizzare  un tale lavoro ed il costo del legno di ciliegio che il vecchio aveva preteso ; stoffe e bronzo le avrebbe procurate lui.  Invero gli sparai un prezzo esorbitante, preparandomi a mercanteggiare , ma, con mia grande sorpresa, il vecchio accettò subito. Il tempo di consegna fu stabilito in 4 mesi. Mi lasciò un anticipo e  lentamente uscì dalla bottega per risalire sul calesse."

"Il giorno stesso andai a comprare il legname che doveva essere ben stagionato e di prima qualità. Lavorai lungamente, giorno e notte per più di tre mesi, ma la bara  riuscì benissimo, un vero capolavoro. Molti venivano ad ammirarla, restando  sbalorditi per la mia realizzazione. Vennero diversi falegnami , che con malcelata invidia scrutavano   l' agnello che  brucava fiori            o gli i angeli e i santi scolpiti tra pampini di uva e corone di edera, cercandovi invano qualche difetto. Qualcuno diceva che era un vero peccato  seppellire una così bella  opera sotto due metri di terra".

"Prima dello  scadere del quarto mese, comunque , il vecchio signore, che era di Montemiletto, morì.  Quando lo venni a sapere, caricai la bara su di un carretto e andai nella sua dimora,  da suo figlio. Gli raccontai che suo padre mi aveva commissionato l’opera  e del saldo che mi doveva, ma il giovane, un lurido avaro, non appena  ebbe udita la somma che avrebbe dovuto pagare, mi fece sbattere fuori da due servi, urlando  che suo padre sarebbe stato comodo anche in una bara di pino.
Bestemmiando come  un turco tornai alla mia bottega .  -Troverò pure qualcuno che la comprerà - pensai quel giorno. Ma non fu così ! Passarono mesi  e, pur avendo dimezzato il prezzo della bara, questo era tuttavia troppo alto per le tasche dei torresi. Arrabbiatissimo e  per evitare che in un momento di collera potessi sfasciarla tutta,  decisi di portarla  a casa e di adattarla a scafale, anche se  solo un cieco non avrebbe capito  cos’era stata in origine. Quattro mesi di lavoro in fumo per colpa di una taccagno giovinastro. Alla fine mi rassegnai, ma ogni volta che passavo davanti a quello scafale non potevo fare a meno di sospirare."

 "Arrivò l’inverno e mia moglie partorì il mio secondogenito. Fu una stagione strana: non piovve da ottobre a febbraio, quando d’improvviso giunse un gelo mortale.  Una lastra di ghiaccio spessa  quattro dita copriva  le stradine di Torre e, uscire per via Santa Maria o  via Sottolachiesa, significava rischiare l’osso del collo. In una notte di bora tagliente, mi  ero da poco messo a letto quando qualcuno bussò furiosamente alla mia porta. Presi il lume e andai ad aprire la porta con un certo timore. Chi poteva essere a quell’ora e con quel tempo? Aprii l’uscio e dall’oscurità venne fuori una figura completamente coperta da un mantello tenuto fermo al collo da una fibbia  d’argento a forma di cervo ed una catenella dello stesso metallo. Un ampio cappuccio gli nascondeva il volto. Le falde del mantello   sbattevano sulle sue gambe. alla furia del vento di  Ariano . Con  voce cupa e gorgogliante  mi disse di aver saputo che avevo una bara speciale  e a disposizione di chi avesse i soldi per comprarla. Risposi che avevo bisogno di un giorno per ripulirla, considerato che da alcuni  mesi  ne avevo fatto un uso diverso. Il misterioso individuo trasse da sotto il mantello  una mano 
inguantata  con un fascio di banconote e porgendomele mi disse risoluto:
- La bara mi occorre per questa notte. Fra due ore la porterai davanti alla tua bottega e la caricherai su di un carro  che ti aspetterà là. Sii puntuale e  sopratutto non fare domande-."

 "Seppure intimorito dal tono di voce,  tuttavia afferrai  il denaro e prima che potessi dire una sola parola,  l’uomo  si dissolse nell’oscurità. Immediatamente andai a bussare alla porta di Pasquale, un vicino che viveva nella miseria più nera. Quando  insonnolito  egli venne ad aprire gli proposi di aiutarmi in cambio di una somma che per lui equivale al salario di  tre sue giornate lavorative. Il poveruomo,  anche se   evidente stupito  sia per l'orario  sia per la mia proposta,  accettò immediatamente senza   fare nessuna domanda   e, indossati due stracci, venne a casa mia. Appoggiammo la bara su due cavalletti e la ripulimmo  alla meglio ,  lucidandola con olio di  mallo di noce. Adesso veniva il difficile:trasportarla  per la salita della Chiesa fin giù alla bottega.  Comunque piano piano, con fatica,sfidando gelo e vento e rischiando diverse volte di far cadere il prezioso carico, riuscimmo portare il carico fino  al luogo dell'appuntamento." 
" Effettivamente  vi trovammo un carro, con i fanali spenti e con il conducente seduto  in cassetta.  Caricammo la bara ed un improvviso  schiocco di frusta fece partire i cavalli, senza che avessimo l’opportunità di dire una sola  parola.  Io e Pasquale  ci guardammo interdetti  e seguimmo per qualche secondo il carro che svaniva nelle tenebre. Poi, rabbrividendo per il freddo,  tornammo a casa dove bevemmo   un bicchiere di vino  per riscaldarci e dove  consegnai al felicissimo Pasquale la ricompensa  per  il suo lavoro. "

"Tornai a letto. Mia moglie e i miei due figli  dormivano profondamente: nessuno si era accorto di nulla. "

"Il giorno dopo nel primo pomeriggio  entrarono  nella mia bottega due amici i quali  mi raccontarono una  strana storia . A Montemiletto  qualcuno  aveva prima  disseppellito una bara, l'aveva fatta a pezzi e poi aveva ricoperto la fossa.   Si aspettava l’arrivo dei carabinieri che avrebbero dovuto  indagare a fondo sulla faccenda. Come colpito da un’ispirazione, chiusi la bottega e pregai i miei amici di accompagnarmi a Montemiletto. Lungo la strada raccontai loro quanto mi era capitato la sera prima.  Quando arrivammo  c'erano già molti curiosi e poco dopo  giunsero tre  carabinieri. Un baffuto maresciallo diede ordine al becchino di scavare una  tomba che dalla terra smossa appariva  palesemente manomessa..  Quando tutta la terra fu rimossa,trovarono  il cadavere perfettamente conservato di un  vecchio signore . Questi giaceva avvolto in  un mantello con un fermaglio a forma di cervo, sepolto  in una fastosissima cassa di ciliegio istoriata da scene bibliche. "
 "
Il vecchio signore non poteva sopportare di vivere in un' ordinaria cassa di pino.... oppure gli era parso intollerabile non mantener fede ad un impegno contratto con un ottimo artigiano."