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Lavoravo a Montemiletto ed ogni sera me
ne tornavo a casa insieme a Carminuccio Parigine
e a Crisosto re Bianca. Io ero il più piccolo
del gruppo e mi sentivo molto tranquillizzato
dalla compagnia di due ragazzi più grandi di me.
Spesso prendevamo la scorciatoia dei Nucilli
per arrivare prima; altre volte la strada normale
che passa davanti al cimitero. Fino a qualche
anno fa, quando a Torre c'era ancora un prete,
due settimane prima della festività dei morti,
ogni sera si celebrava una Messa nel capellone
del cimitero. Era praticamente una festa che da
una parte serviva ad onorare i defunti,
dall'altra a tranquillizzarci dalla angoscia
della morte. Fu proprio un fine ottobre che una
sera, arrivati al bivio tra la scorciatoia e la
via provinciale, nacque un diverbio tra me e
Carminuccio. Io volevo andare per la strada
normale, perché avevo visto gente che si
intratteneva nel Camposanto illuminato, l'altro invece , che non aveva pranzato ed era affamatissimo,
voleva tornare per la scorciatoia. Stavamo
discutendo da qualche minuto, quando Crisosto,
evidentemente seccato per la perdita di tempo, si
lanciò di corsa per un viottolo di campagna.
Dopo qualche attimo di smarrimento, anche noi ( a
cui non garbava la prospettiva di tornare da
soli) ci mettemmo al suo inseguimento. Crisosto
era il più anziano ed ogni suo passo equivaleva a
due dei nostri(co no passo
accoppava na porca re terreno).
Lo intravedevo nell'oscurità e cercavo
disperatamente di non perderlo di vista. Mentre
passavamo accanto ad una casa diroccata, per
cercare di fargli rallentare la corsa, gli urlai:
Crisò di chi è quella masseria ??.
Di rimando,e senza minimamente rallentare, egli
rispose: Scappate ragazzi che quella e la
masseria dei diav
.. (fujiti
vagliù ca è la masseriella ri li riav
).
E difficile raccontare quello che vedemmo io e
Carminuccio ( che stava a qualche passo da me): Crisosto, a cui era morta la frase in gola, fece
un salto mortale all'indietro, come se una forza
sovrumana lo avesse afferrato per il collo e sbattuto a terra come
una marionetta, scomparve alla nostra vista.
Terrorizzati deviammo di colpo ad angolo retto,io fuggii da una
parte ed il mio amico dall'altra. Ci rincontrammo
dopo quasi un chilometro trafelati, sudati e terrorizzati. Quando si calmò lo
spavento ed il fiatone, decidemmo di andare a
vedere cosa gli fosse successo. Tuttavia ci
mancava il coraggio e ci fermammo a circa
duecento metri da dove avevamo visto il nostro
amico stramazzare ed incominciammo a chiamare :
Crisò ..Crisò... huoy Crisoooo!!. Sentimmo una
specie di muggito che ci fece accapponare la
pelle. Carminuccio disse " mamma mia se lo stanno
portando i diavoli!" ( Uoy mamma se lo stanno
carrianno i riavuli). Pensammo che forse era il
caso di fuggire e chiamare gente. Richiamai
ancora ...ed ancora si risentì il muggito. Ce ne
stavamo lì indecisi sul da fare, quando,
all'improvviso, dall'ombra apparve barcollando Crisosto, con una profonda ferita al collo ed
incapace a parlare. Correndo aveva sbattuto
contro un filo di ferro, che tendeva un filare di
viti ( no passasorece). Il povero ragazzo, non potendo parlare a causa dello shock
subito dalle corde vocali, muggiva come un toro
scannato. Per mesi portò le cicatrici della
ferita.