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La cura di mastro Alberto |
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A badessa fotte
puro a le
sore
E abballano-abballano a girotunno
Po se strafocano àini
e presotte, Non
moltissimi anni fa mastro Alberto Todisco, era il sagrestano della
chiesa di Torre le Nocelle anche, se il suo mestiere era quello del
falegname. In quegli anni
la fama di esorcista dell’arciprete Bevilacqua si era diffusa per tutti
i paesi della provincia e non era raro che le tranquille giornate torresi fossero
lacerate da improvvise grida di ossessi, portati a forza ( talvolta
legati) dentro la chiesa. Un giorno, mentre stava assemblando l'effigie di Erode a grandezza naturale, con scettro dorato nella sinistra e bastone nella destra, udì urla provenire dall’ingresso della chiesa. Il sagrestano si affacciò sul sagrato. Una donna era in piena crisi isterica, mentre un uomo, sicuramente suo marito, cercava di sorreggerla e calmarla. A distanza di sicurezza, stazionava una piccola folla richiamata dagli ululati disumani della donna. “Lu riavolo….tengo lu riavolo nguorpo!”- gridava la donna, ora contorcendosi come una biscia, ora strepitando (stripitianno) come un cavallo imbizzarrito. -“ Sshhhhhhh! Piano piano ... ho capito, non urlare che ho mal di testa ”- le intimò il sagrestano” . -“ Lu riavolo vinìo na notte e me trasìo indo ….ihiiiiiiiiiiii” nitrì la posseduta. Rabbrividendo a quel verso demoniaco, i curiosi indietreggiarono di qualche passo, mentre i bambini si nascosero dietro le sottane delle madri. -“ Mia moglie tiene uno spirito in corpo da due mesi”-intervenne il marito; “solo l’arciprete la può liberare” “ Si tengo satanasso nguorpo, me fecero a fattura”. “Ma vuoi finirla di urlare- sbottò stizzito Mast’Alberto”. “ Me fa male a capo!…l’arciprete non c’è, tornate un’altra volta. Satanasso può aspettare!”. “Nooo io non boglio ! Satanasso non bole venì co treno. O treno fa ciuf ciuf ciuf….”. Urlando queste parole senza senso, la donna incominciò a mimare un treno in movimento e a girare intorno all'esterrefatto sagrestano, mentre dalla folla si levò un "Uhuuuuuu!" carico di meraviglia e di morboso compiacimento. A questo punto mast' Alberto perse completamente i lumi della ragione. Si precipitò
nella chiesa, divelse
il bastone dalle mani di Erode, riattraversò di corsa la navata e,
sollevando come una sciabola il bastone sulla testa della donna, con
gli occhi che lanciavano saette, le
urlò:
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