La cura di mastro Alberto

 

E zì preote cu i  quatto compari
se fottono oro,argiento e renari
mbrogliano a ricchi e a puverielli
s'accattano case,terre e castielli

A badessa fotte  puro a le sore
o sacrestano fotte ai fratielli
e si priesto o preote non more
l'ato se fotte ostie, ncienzo e  campanielli.

E abballano-abballano a girotunno
" Uoi quanti fessi stanno a stu munno
ca ce lassano pasce a l'ingrasso
pe paura re cifero e satanasso".

Po  se strafocano  àini e presotte,
caso, zeppole fritte  e vino re otte,
fina a che non carono a piro sicco
comm' o purciello re  masto Cicco.
 

Non moltissimi anni fa mastro Alberto Todisco, era  il sagrestano della chiesa di  Torre le Nocelle  anche, se il suo mestiere era quello del  falegname. In quegli anni la fama di esorcista dell’arciprete Bevilacqua  si era diffusa per tutti i paesi della provincia e non era raro che le tranquille giornate torresi fossero lacerate da improvvise grida di ossessi, portati a forza ( talvolta legati) dentro la chiesa.
Mastro Alberto, oltre ad essere un artigiano fine ed eclettico che sapeva fare di tutto, era un uomo molto concreto, sempre indaffarato nel santuario  e non era raro che ci rimettesse del suo per abbellire la chiesa ( altri tempi, altri sagrestani, altri preti!!!). I momenti di maggior impegno per un sagrestano (un vero sagrestano, non un ricco segretario del Padreterno) sono quelli che precedono le festività natalizie, quelle pasquali e quelle patronali. Ma per mast’ Alberto erano i giorni che precedevano la Pasqua i più frenetici. A Torre c’era l’usanza di “fare i Martìrii”, rappresentazioni sacre, a metà tra il teatro e la religione, che attiravano frotte di curiosi  dai paesi vicini. Come dicevo i “Martìrii” erano rappresentazioni plastiche della Passione di Cristo, realizzate con statue a grandezza naturale. Il sagrestano  doveva costruire le strutture dei Martiri, modellare i visi con la carta pesta, dipingerli, dare le direttive alle monache per i loro costumi, trovare gli accessori per completare le scene. Insomma non aveva un attimo libero e, è il caso di dirlo, aveva un diavolo per capello.

Un giorno, mentre stava assemblando l'effigie  di  Erode a grandezza naturale,  con scettro dorato nella sinistra e  bastone nella destra, udì  urla   provenire dall’ingresso della chiesa. Il sagrestano si affacciò  sul sagrato. Una donna era in piena crisi isterica, mentre  un uomo, sicuramente suo  marito,  cercava di sorreggerla e calmarla. A distanza di sicurezza, stazionava una piccola   folla richiamata dagli ululati disumani della donna.

  “Lu riavolo….tengo lu riavolo nguorpo!- gridava la donna, ora contorcendosi come una biscia, ora strepitando  (stripitianno) come un cavallo imbizzarrito. 

-“  Sshhhhhhh!  Piano piano ... ho capito, non urlare che ho mal di testa ”- le intimò  il sagrestano” .

 -“ Lu riavolo vinìo na notte e me trasìo indo ….ihiiiiiiiiiiii nitrì  la posseduta. Rabbrividendo a quel verso demoniaco, i curiosi indietreggiarono di qualche passo, mentre  i bambini si nascosero dietro le sottane delle madri.

-“ Mia moglie tiene uno spirito in corpo da due mesi”-intervenne il marito; “solo l’arciprete la può liberare”

Si tengo satanasso nguorpo, me fecero a fattura”.

“Ma vuoi finirla di urlare- sbottò stizzito Mast’Alberto”. Me fa male a capo!…l’arciprete non c’è, tornate un’altra volta. Satanasso può aspettare!”.

Nooo  io non boglio ! Satanasso non bole venì  co treno. O treno fa ciuf ciuf ciuf….. Urlando queste parole senza senso, la donna incominciò a mimare un treno in movimento e a girare intorno all'esterrefatto  sagrestano, mentre dalla folla si levò un "Uhuuuuuu!" carico di meraviglia e di  morboso compiacimento.

A questo punto mast' Alberto perse completamente i lumi della ragione.

 Si precipitò nella chiesa, divelse il bastone dalle mani di Erode, riattraversò di corsa  la navata  e, sollevando come una sciabola il bastone sulla testa della donna, con gli occhi che lanciavano saette, le urlò:
 “ Adesso .... adesso se non te ne vai, se non ti levi dalle palle  di corsa, ti spacco questa testa marcia!Te l’ho già detto due volte che ho mal di testa!" ( Mò... mò pròpito,  si no te ne vai a fanculo te spetazzo sta capo sciaqua . Te l'aggio ritto già doe vote ca tengo male re capo).
L’ossessa si bloccò di colpo, sbiancò in volto e capì che in quel momento il vero pericolo  non era  satanasso. Allora si mise a uggiolare come un cucciolo  No…no…non me vatte ….me ne vao subito. Ciò detto scappò via per la discesa della chiesa.
Il marito per un attimo restò di sale, poi come risvegliandosi da un lungo sonno,  esclamò:                  “ Grandissima puttana! Quando ti acchiappo te lo faccio uscire io  satanasso dal corpo…a calci in culo!.”