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Si
si, ridete pure! Eppure io li ho visti, quei brutti
nanetti . Seduti sotto il monumento, cinque
pensionati ed un paio di emigranti tornati a Torre per le
feste patronali stanno discutendo di antiche e terribili
apparizioni. Ogni sera, d'estate, si ripete lo stesso
identico rito: il primo che arriva, dopo cena, verso le
10,30, cerca un cartone per coprire il faro che illumina
il monumento ( la luce, venendo dal basso dà molto
fastidio e non concilia né riflessione né i ricordi).
Prende posto sui gradini, avendo cura di stare
perfettamente al centro per avere il posto migliore e
per essere ben visibile e per ascoltare meglio. Alla spicciolata,
poi, arrivano gli altri e, abbandonati discorsi che
attengono al presente, politica o sport,
inevitabilmente cominciano a narrare di cose antiche. Se questa
storia non l'avesse raccontata Flaminio (Framilio) non
l'avrei mai riportata, ritenendola spuria, non conforme
alla nostra cultura né alla nostra mitologia.
Tuttavia, proprio perché così diversa ed improbabile,
l'ho ritenuta una storia onesta.
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“
Sì sì ririti …ririti, ma io l'aggio visti veramente quiri brutti
nanetti e si nun me cririti addomanadati a fratimo Rafele. No juorno
jemmo co mamma a la jomara, che 'eva lavà li panni. Mentre essa
lavava, io e fratimo ncuminciammo a jocà. Vo ricordati come era la
jomara primo ?? Era assai chiù larga e chiù vascia re mò e non ce
steveno tutte quelle saracocelle ca non te fanno verè chiù ra l'ata
parte. Nui vagliuni ce facevemo le frezze co li taccheri re nocelle .
Io me trovai a azà l'uocchi e virietti inda l'area
re Cilistrino re Roma certi nanetti, tutti quanti co la giaccca rossa
e la barbetta. Quisti fecero na meta, l'abbicciarono e si mittierono a
ballà attuorno . Roppo si mittierono a zompà ncoppa la rasa. Rafaè,
Rafaè — chiamai — li bì li nanetti …li bì? Fratimo, però, ca
non bereva niente me mannao a fanculo. Ma io alluccai : - Varda buono,
li bì ca fanno na meta?. Come avasciai l'uocchi ...virietti a mamma
che, indo la jomara, se ne steva jenno indo lo revuoto re Ciaco re
Monaca. Io e fratimo ce vottammo inda la jomara alluccanno com' a
pacci e pigliammo mamma pe le brazze. Ma essa, come nsuonno, tirava be
jì nanzi. Io me mittietti a luccà — Mà, mà!. Che stai facenno….uoi
San Ciriaco ... che te succere?. Allora succirìo ca mamma se svegliao
e io, azanno l' uocchi non virietti chiù li nanetti. Mamma ricìo ca
stava jenno apriesso a no piezzo re sapone, ma quiro non se era mai
muoppito ra lo pescone addò essa l'eva mittuto..
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TRASLATION
Si...
si ridete,... ridete pure! Eppure io li ho visti, quei brutti
nanetti, e quello che passammo quel giorno ve lo può
confermare solo mio fratello Raffaele. Avevamo
accompagnato nostra madre che andava al fiume per lavare i panni.
Ci fermammo dove ora sta il silos. Mia madre si mise al
lavoro mentre io e mio fratello cominciammo a giocare. Ve lo ricordate come era il Calore prima? Il suo
corso era ampio, anche se l'acqua era bassa in molti
punti e non c'era, come oggi, quella doppia fila di
alberi che ne chiude l'alveo e la visuale. Mentre stavamo
costruendo frecce con rami di nocciolo, io alzai
lo sguardo e vidi nell'aia della masseria di Celestino De
Roma, a 500 metri da noi in linea d'aria,
un gruppo di gnomi, tutti con giacca rossa e barba.
Costruirono un piccolo pagliaio, gli diedero fuoco e
fecero un girotondo intorno al falò. Quindi si misero a
saltare sulle braci. Incredulo e stupito chiamai mio
fratello : Guarda
guarda là gli gridai
guarda cosa fanno quei nanetti ? Ma Raffaele non
vedeva nulla, anzi credette che mi volessi burlare di lui . Io
insistevo e con più forza lo incalzavo : Stanno nell'aia
di Celestino dicevo. In quel momento , abbassando
lo sguardo verso la riva del fiume, vidi con orrore che
mia madre, gambe in acqua, si stava dirigendo verso il
Revuoto di Ciaco di Monica, una buca del
fiume che aveva già inghiottito diverse persone.
Chiamandola per nome ed urlando come ossessi, io e mio
fratello ci lanciammo nel fiume e la prendemmo per le
braccia . Lei, come se non si rendesse assolutamente
conto di quello che le stava succedendo, si divincolava
cercando di andare avanti. Disperato io le gridai:
Mamma
.mamma
.oh San Ciriaco mio cosa le
sta succedendo? A quel punto mia madre parve svegliarsi
da un sonno ed io, guardando verso la masseria, non
vidi più nessun gnomo danzare. Mia madre, poi, ci
spiegò, che stava inseguendo un pezzo di sapone portato
via dalla corrente. Ma il pezzo di sapone non si era mai
mosso dal sasso su cui lei lo aveva appoggiato e poco
mancò che lei morisse annegata, inseguendo solo
un'ombra.
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