GALLO NERO    (JALLO NIRO)

di Cirignano Florindo


Jallo niro,canto niro
si tu sienti quisto canto
vai ritto ao camposanto.


Jallo niro,canto niro
si tu sienti sto miserere
chiuri l'uocchi e stienni o pere.

Jallo niro,canto niro
jallo brutto, jallo ca non abbola
'o preote se mette 'o manto viola.

Tanti anni fa a Torre viveva una donna molto bella, che restò vedova dopo neanche due anni di matrimonio.  Aveva una presenza notevole: alta, un corpo possente, capelli neri  e labbra color  ciliegia  di maggio. Tra le altre cose, suo padre, un discreto possidente, non aveva mai voluto che  lei si occupasse dei campi o facesse lavori pesanti, per questo il suo corpo non aveva risentito del precoce invecchiamento tipico di chi è costretto a rompersi le ossa sin da bambino, né il suo viso aveva quella ruvidezza tipica di chi è obbligato  ad esporsi ai raggi infuocati  del sole d'estate  ed ai venti gelidi d'inverno. Neanche durante la breve convivenza con suo marito si era impegnata  più di tanto nelle faccende di casa. Ogni due giorni veniva da lei  una contadinache puliva a fondo la casa per pochi spiccioli, mentre lei si dedicava al ricamo, al punto chiacchierino o  alla cura della sua persona. 

Dopo un mese di lutto, durante il quale si compenetrò benissimo nella parte della vedova inconsolabile, gli ormoni, mai sopiti, cominciarono a lanciare i propri impellenti  messaggi al sangue, che prese a ribollire come il mosto  nel tino. E non era solo il sangue a dettare le sue urgenze. Qualcosa di  mai completamente appagato, le attanagliava lo stomaco, la illanguidiva, le faceva serrare le cosce, in una morsa spasmodica  ed irrigidire il bacino. Il petto, poi, le pareva insopportabile da sostenere, tanto era divenuto turgido e  dolente.

Il peggio, tuttavia,  veniva con la notte. Si rigirava in continuazione nel letto, torcendo le  lenzuola e, sospirando, tormentava la sua  camicia  da notte, nella speranza che il sonno desse tregua ai suoi mali. Si assopiva, ma perseguitata da  allucinazioni oscene si svegliava di soprassalto, in un bagno di sudore, ansimante, con le viscere che parevano tramutate in brodo ed il  ventre che si contraeva in spasmi involontari.  

Gli uomini nascono con differenti appetiti: c’è chi ha bisogno di mangiare come un passerotto, altri sono misurati, altri ancora, invece,  non riescono  mai a calmare la propria fame.

Questo stato di fatto  non poteva durare a lungo !  Difatti qualche giorno più tardi il cugino del marito le andò a fare visita.   Le aveva portato un paniere di frutta di stagione, ma fu lui che quella volta assaporò la pesca migliore. E fu così che la donna scoprì, con meraviglia e piacere, che per dissodare i campi, al mondo esistevano aratri di differente misura e potenza. Da quel giorno le  passarono tutti i mali, dato che aveva trovato  un ottimo medico capace di somministrarle i farmaci adatti  ogni notte.  

Canto niro, niro jallo
E la morte va a cavallo,
A cavallo re lo mulo
E la morte te va nculo!
 

Passarono alcune settimane. La donna  continuava durante il giorno  a mantenere inalterata la sua immagine di vedova inconsolabile. Non c’era volta che uscisse senza essere  strettamente bardata con il fazzoletto nero sui capelli, vestito nero e calze dello stesso colore. Solo il colorito del volto tradiva un avvenuto  mutamento.  Una notte, mentre i due amanti erano alle prese con i loro teneri rituali, sentirono  il canto di un gallo. Niente di strano, direte! I galli sono soliti farsi sentire durante le ore notturne. Questo è’ senza dubbio  vero! Quel pennuto, però, aveva doti di voce eccezionali e pareva che i suoi polmoni non si stancassero mai. La giovane perse presto la pazienza e,  per quella volta, non riuscì a concludere niente .

La notte dopo, i due giovani si erano appena seduti sul letto, che  un poderosissimo chicchirichì, che pareva  uscito dalla stanza contigua, lacerò il silenzio della casa.  La donna sobbalzò e strillò. L’uomo si affacciò cautamente alla finestra: a pochi metri dall’uscio di casa, un  gigantesco gallo nero  se ne stava immobile ben piantato, fissando ostinatamente la casa.

“Sciò…sciò  brutta bestia!” disse a bassa voce il giovane, per non farsi sentire dai vicini”.  "Ma a chi appartiene  questa bestia"?

“ Non lo so, non  l’ho mai visto prima. Deve essere fuggito da qualche pollaio delle Felette”, sussurrò lei.

Il gallo inclinò a sinistra il capo, li fissò con i suoi occhi stupidi e tondi e fece partire  uno spaventoso e rauco chicchirichì. L’uomo chiuse di colpo la finestra, convinto com’era che quel verso, non solo avrebbe svegliato tutto il quartiere, ma addirittura tutto il paese e forse pure Montemiletto e Dentecane. Tutta la notte il gallo martellò i timpani dei due amanti, che  innervositi finirono per litigare.

Il giorno dopo la vedova uscì per fare la spesa. Si guardò allo specchio per coprire i capelli col fazzoletto nero e si accorse che aveva  gli occhi pesti ed incavati per la perdita di sonno.  Pensò che, tutto sommato, il suo  viso  si addiceva ad una vedova inconsolabile, la quale  consumava tristemente  le notti in pianti disperati.

Come giunse alla bottega di alimentari, presso la quale era solita fare la spesa,  incontrò una sua vicina di casa, zitella, più avanti negli anni e sicuramente meno prestante di lei. Parlarono del più e del meno per qualche minuto, poi la vedova domandò :

            “Commà questa  notte avete sentito  che baccano ha fatto un gallo? Io non ho chiuso occhio”

            “ No commara mia. Non ho sentito nulla…perché di notte dormo… io”, rispose,scandendo  le parole con un tono volutamente  acido e lanciando  un segno d’intesa alla bottegaia, la quale sorrise malignamente.

            “Brutta zoccola ! Sa tutto” pensò la giovane, ma fece finta di non aver inteso e cambiò argomento, passando dal gallo alle mosche, che  mai come quell’anno erano aumentate di numero, diventando più fastidiose ed invadenti del solito.

Fece uno sforzo tremendo per mantenere il controllo, poi si avviò velocemente per la strada di casa, mormorando tra i denti    Sta brutta zoccola… sto ruospo baffuto… sta scella re baccalà”, ed altre ingiurie.

Era evidente, oramai, che nonostante tutte le precauzioni prese, avevano scoperto  la sua relazione  sentimentale.

Per più di un mese  rifiutò di vedere il suo amante. Furono giorni terribili per lei, quasi una seconda vedovanza. Più il tempo  passava, più diveniva nervosa, più stava male. I sintomi erano sempre gli stessi: seni dolenti, spasmi allo stomaco, sudorazione, ansia, tanto per descrivere solo quelli che possono raccontati. Praticamente ardeva dentro. Per contro  il gallo non si fece più sentire.

 Jallo niro, auciello re malora
Pastoravacca, serpa ncantatora !
Ramegna secca, ereva murevellina,
Noce vermecata, merda re jallina.

 Una notte, quando  credeva  di impazzire tanto erano possenti i suoi impulsi, sentì  i vetri della finestra tintinnare. Tese l’orecchio e ben presto qualcosa urtò di nuovo le lastre. A piedi nudi si avvicinò alla finestra e vide il suo amante, il quale si apprestava a lanciare un sassolino per  richiamare la sua attenzione.  Subito gli aprì l’uscio ed in un attimo,  in preda ad una furia isterica, si trovarono nudi sul letto. Manco a dirlo, in quel preciso  istante tuonò un chicchirichiche pareva venire dal profondo dell’inferno.

 Esasperata la donna si buttò dal letto, si vestì alla meglio, si coprì la testa con il fazzoletto  ed, afferrato un bastone, si lanciò fuori casa come una furia mugulando maledizioni ed oscenità. Vide il gallo e prese  ad inseguirlo. La bestiaccia, come se avesse compreso le sue truci  intenzioni, fuggì via, rimanendo,tuttavia, sempre a portata di  vista. La donna e l’animale traversarono tutta la piazza. A quell’ora  non c’era anima viva. Tutti  i torresi, lasciando  per qualche tempo  su questa terra  stanchezza e  miserie, dormivano profondamente. Il silenzio era assoluto, rotto  solo dal rumore delle ciabatte della donna e delle zampette nervose dell’animale. Questo prese la via delle Casaline e la donna gli andò dietro.

E’ bene che spieghi a chi non è torrese  come sono fatte le Casaline. E' il  centro storico del paese: case addossate l’una all’altra, viuzze strette,  ripide e spesso sdrucciolevoli. Ad un certo punto, una delle stradine, dopo un paio di curvature ad angolo retto, attraversa un sottopassaggio, che i torresi chiamano l’Arco. Appena usciti dal sottopasso,sulla sinistra, una piccola scalinata porta ad un ballatoio. Dopo la prima curva, la donna perse di vista il gallo, pur tuttavia continuò a corrergli dietro. Come oltrepassò l’Arco, si fermò ansimante per qualche momento, sia per riprendere fiato, sia per  cercare di sentire eventuali rumori del pennuto, il quale  pareva svanito nella notte. Per un attimo non  udì nulla se non il battito accelerato del suo cuore, poi  ci fu uno spaventoso frullo d’ali ed  un colpo di vento. Qualcosa le cadde addosso. Balzando dalla loggetta dell’Arco, la bestiaccia atterrò sulla testa della sventurata, con gli artigli  le strappò il fazzoletto nero dalla testa e cominciò a beccarla furiosamente. La donna, gridando dalla paura e dal dolore, cercava di allontanare l’animale dai suoi capelli, ma inutilmente. I suoi poderosi speroni, taglienti  come rasoi,  le laceravano le mani, il viso ed il cuoio capelluto. La donna cadde a terra, cercando di difendere, quanto più possibile, il volto e gli occhi. Svegliata dalle urla, molta gente accorse da tutte le Casaline. Seduta a terra, inerte e spaventata,  la donna singhiozzava sanguinante, con i vestiti laceri e senza calze. Del gallo nemmeno l’ombra.

 

Canto niro, scelle re viento,
quanno finisce sto turmiento?

 

La vedova fu costretta a stare chiusa in casa per molte settimane, finché  le ferite non si rimarginarono completamente e fintanto che non assorbì del tutto lo choc. Certo non le fu difficile capire che cosa in realtà si nascondesse dietro il gallo. Il fatto che le avesse levato dalla testa il fazzoletto nero, principale simbolo  di  lutto muliebre, non lasciava dubbio ad interpretazioni.  Si rivolse ad un prete che però, dietro lauto compenso, le assicurò la celebrazione di una serie di messe per placare l’ira del marito. Ma, in cuor suo, capiva che non era questo che il consorte desiderava. Una sera si fece coraggio ed uscì di casa. Prese la strada della Vianova, passò accanto alla grande  croce di ferro e, presa  una stretta scalinata che portava verso la Parula, bussò alla porta di una povera casa dove viveva un'anziana donna molto dotata nell’arte della divinazione. Costei, da anni praticava questo antico rito  ed era universalmente stimata come persona seria, non la solita ciarlatana  che speculava sulle altrui sofferenze .

La vedova le consegnò dei soldi che la vecchia non voleva accettare. Solo  dopo molte insistenze li prese,  mettendoli in un fazzoletto che ripose tra i seni.

Chiamò due dei suoi numerosi figli e si fece portare la stadera, il “vilanzone”. Accese una candela ed iniziò una specie di litania incomprensibile. Pose  le due estremità dell’asta della stadera  sulle spalle dei due ragazzi, che intanto si erano messi uno di fronte all’altro.  Il gancio era giusto al centro della sbarra,  a cui era stato tolto il piatto ed il romano. Su questo, con delicatezza, fu posto un setaccio, di quelli che normalmente  si usava per separare la farina dalla crusca. Lo staccio rimase perfettamente immobile sulla punta del gancio. La vecchia continuò a salmodiare per alcuni minuti, poi di colpo chiese:

“Stai qui?”
Il setaccio cominciò a girare lentamente verso destra. Era un sì!
“ Il gallo eri tu?”
“Sì”

La vecchia si consultò con la vedova, che le bisbigliò una serie di domande.

“Sei arrabbiato con tua moglie”?
Lo staccio girò a sinistra:  “Si”.
" Vuoi farle del male?".
"No".

Le due donne si guardarono stupite.

“ Tua moglie può frequentare uomini”
“No”
“ Vuoi che tua moglie resti vedova per sempre”?
“No”

A questo punto le risposte  erano palesemente contraddittorie.  Per un paio di minuti  ci fu un silenzio irreale. I  due ragazzi  sembravano due statue di sale, tanto erano immobili. La vedova, confusa, tormentava un fazzoletto. Fu la vecchia, infine, che ebbe un'intuizione geniale.

  Vuoi che si deve maritare?”

Il setaccio incominciò a girare vorticosamente in senso orario:    Era un sì, quasi gridato da una muta voce  che proveniva da un  mondo freddo e desolato.

La vecchia, come sollevata,  fece riporre la stadera ed uscire i figli dalla stanza.

“ Tuo marito si preoccupa di te. Non vuole che sparlino  di te. Sposati,  così nessuno avrà niente da ridire ed egli  starà in pace”.

E fu così che la donna, dopo un canonico anno di lutto, prese per  suo sposo il  bel cugino. Il gallo non la tormentò più e pure i torresi, che in fatto di memoria difettano sempre, finirono  di spettegolare su  di lei .

Lo so già cosa mi direte! E' come se vi  vedessi scuotere la testa    e  vi sentissi  obiettare, protestando, che  si tratta solo di una combinazione. Lo so, ve lo ripeto  !  In tre foto risalenti all'epoca della narrazione, comunque, si vede distintamente un gallo nero che scorazza libero per le vie di Torre. Voi scuotete pure  la testa... io amo  pensare che una volta certe cose potevano accadere.