Il fantasma della carcara

di Florindo Cirignano

Uno dei posti che i torresi temono di più è quel tratto di strada che va dalla Carcara al noce di Nicolangelo. Saranno si è no cinquecento metri, ma è una distanza che si percorre sempre, specialmente di notte, col batticuore. Rasentare la Carcara, una vecchia cava di pietra invasa dai rovi, significa sobbalzare tutte le volte che un gatto, una faina o addirittura una "melonia" (tasso) ti sfrecciano davanti, uscendo all'improvviso da quel cupo intrigo spinoso.

   

Una sera di gennaio, cupa e piovosa, Mostazzo, un contadino di Torre, tornava a casa sua, in campagna, dopo essersi intrattenuto in paese più del dovuto. Nonostante la pioggia battente, teneva l'ombrello chiuso, perché un vento furioso glielo aveva "smerzato" (rigirato) già due volte, rischiando di spezzare le bacchette di legno dell'intelaiatura. Accelerò, dunque, il passo e dopo aver oltrepassato le Croci e le ultime luci della casa dei Petriello, imboccò la scura via di campagna .
Marciando a testa bassa, per evitare, quanto più possibile, le frustate di pioggia sul viso, passò oltre la nera bocca della " Carcara". Subito, però, ebbe la sensazione di sentire dei passi come se uno fosse uscito fuori dalla cava, e si fosse unito alla sua marcia. Là per là non ebbe paura e pensò, ingenuamente, che qualcuno si fosse fermato nel luogo appartato per soddisfare un'improvvisa necessità corporale, per cui – contento di avere un compagno di strada – si girò per salutare l'occasionale amico.
Ma a seguirlo non era un uomo, bensì un puledro nero enorme, tanto scuro che si riusciva appena a distinguere gli occhi e gli sbuffi di vapore che gli uscivano dalle narici frementi. Il povero Mostazzo incominciò a correre con tutte le forze delle sue gambe, ma l'animale gli stava dietro soffiandogli sul collo.
La pioggia, normale fino a poco prima, si trasformò in un uragano con lampi che illuminavano sinistramente le piante a lato della strada. Pochi metri prima del noce di Michelangelo il rumore degli zoccoli del puledro e gli ululati della tempesta raggiunsero il loro culmine, tanto che il povero uomo ebbe l'impressione che la forza del vento lo respingesse all'indietro, verso la bestia. Appena superato l'albero maledetto tutto si quietò, ma Mostazzo non si sognò minimamente di voltarsi per controllare, ma continuò a correre e correre, finché non fu al sicuro a casa sua.