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Uno dei posti che i torresi temono di più
è quel tratto di strada che va dalla Carcara al noce di
Nicolangelo. Saranno si è no cinquecento metri, ma è una
distanza che si percorre sempre, specialmente di notte, col
batticuore. Rasentare la Carcara, una vecchia cava di pietra
invasa dai rovi, significa sobbalzare tutte le volte che un
gatto, una faina o addirittura una "melonia" (tasso) ti
sfrecciano davanti, uscendo all'improvviso da quel cupo intrigo
spinoso.
Una sera
di gennaio, cupa e piovosa, Mostazzo, un contadino di Torre,
tornava a casa sua, in campagna, dopo essersi intrattenuto in
paese più del dovuto. Nonostante la pioggia battente, teneva
l'ombrello chiuso, perché un vento furioso glielo aveva
"smerzato" (rigirato) già due volte, rischiando di
spezzare le bacchette di legno dell'intelaiatura. Accelerò,
dunque, il passo e dopo aver oltrepassato le Croci e le ultime
luci della casa dei Petriello, imboccò la scura via di campagna
.
Marciando a testa bassa, per evitare, quanto più possibile, le
frustate di pioggia sul viso, passò oltre la nera bocca della
" Carcara". Subito, però, ebbe la sensazione di sentire dei
passi come se uno fosse uscito fuori dalla cava, e si fosse unito
alla sua marcia. Là per là non ebbe paura e pensò,
ingenuamente, che qualcuno si fosse fermato nel luogo appartato
per soddisfare un'improvvisa necessità corporale, per cui
contento di avere un compagno di strada si girò per
salutare l'occasionale amico.
Ma a seguirlo non era un uomo,
bensì un puledro nero enorme, tanto scuro che si riusciva appena
a distinguere gli occhi e gli sbuffi di vapore che gli uscivano
dalle narici frementi. Il povero Mostazzo incominciò a correre
con tutte le forze delle sue gambe, ma l'animale gli stava dietro
soffiandogli sul collo.
La pioggia, normale fino a poco prima, si
t rasformò in un uragano con lampi che illuminavano sinistramente
le piante a lato della strada. Pochi metri prima del noce di
Michelangelo il rumore degli zoccoli del puledro e gli ululati
della tempesta raggiunsero il loro culmine, tanto che il povero uomo ebbe l'impressione che la forza del vento lo
respingesse all'indietro, verso la bestia. Appena superato
l'albero maledetto tutto si quietò, ma Mostazzo non si sognò
minimamente di voltarsi per controllare, ma continuò a correre e
correre, finché non fu al sicuro a casa sua.
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