| |
Secondo la
tradizione…
Secondo la tradizione,
Lorenzo e Ciriaco erano fratelli ed entrambi morirono da martiri per mano
dei pagani, pur di testimoniare la verità della loro religione; santificati,
ebbero ed hanno in più luoghi le loro nicchie, ma solo qui era capitato di
trovarsi assieme nella stessa chiesa, l’uno accanto all’altro, nella navata
di destra.
Il legame di sangue dei due
santi uniformava la devozione e rendeva i paesani dei credenti imparziali,
senza preferenze: finché una pestilenza, o qualcosa di simile tempo
addietro, non interruppe i rapporti di buon vicinato e la parità di
trattamento.
Accadde, infatti, che il
flagello dopo infuriato per settimane e resistito ad ogni tipo rito di
propiziazione, si placò e si disperse, d’incanto, proprio nella ricorrenza
del nome di Ciriaco.
Un miracolo, non c’era
dubbio, e autore non poteva essere, per in equivoca conferma di tutti i
calendari, che appunto il san Ciriaco di C.(1) Immediatamente gli scampati
elevarono l’artefice della salvezza a unico protettore del paese, e
raggiunta la gloria dell’altare maggiore, a san Ciriaco riuscì poi facile
deviare dalla sua parte il flusso della devozione: tanto più facile, perché,
si sa, i miracoli sono contagiosi.
Al pari dei vulcani, che
sembrano spenti a d’improvviso ritornano attivi, anche i santi, dopo periodi
di letargo, d’un tratto concedono un miracolo: aperta la via, chissà come,
si arrendono alle premure dei fedeli, ed ecco che seguitano a farne, con
commovente sollecitudine.
Difficile, adesso, dire
quanti miracoli, dall’epoca della pestilenza, san Ciriaco abbia seminato:
certamente moltissimi, se qui e tra gli abitanti dei paesi attorno, i suoi
fanatici sono cresciuti in una misura imponente, e imponenti sono le
celebrazioni con cui, ogni anno, lo ripagano.
San Lorenzo, intanto,
perduto nell’anonimato dal resto dei santi che popolano la nostra chiesa,
sopportò a lungo, senza reagire, le meschine onoranze riservate al suo nome,
che seguendo di appena sette giorni le onoranze del fratello, apparivano
ancora più squallide nel confronto: finché, deluso e amareggiato, lasciò
intervenire i preti.

I preti si resero conto
dell’ingiustizia, e per colmare la fastidiosa disuguaglianza o almeno non
approfondire quella strana gerarchia nella santità, si allearono al più
povero.
E dapprima avanzarono
Lorenzo, di nicchia in nicchia, sino a portarlo alla destra di Ciriaco, poi
man mano accorciarono da sette a due giorni l’intervallo tra la festa
dell’uno e dell’altro, e in fine spiegarono diffusamente che siccome i buoni
fratelli usano tenere in comune i beni e scambiarseli con amore, a Ciriaco
era gradito travasare nella festa di Lorenzo il suo superfluo, dargli in
prestito i propri paramenti e il proprio tesoro per non vederlo andare come
un derelitto nelle strade del paese…(2)
I paesani capirono che,
senza tradire il patrono, in quel modo profittavano della riconoscenza di
Lorenzo, e prestarono il loro consenso.(3)
Il compromesso si è ormai
consolidato e i due fratelli godono insieme del raccolto sempre più
abbondante guadagnato da uno solo.
Tuttavia i preti non
disperano di cancellare del tutto la disparità e fare di Lorenzo un santo
altrettanto ricco di Ciriaco, non più bisognoso di stare in debito per i
vestimenti e i fuochi d’artificio.
( Non occorre una
pestilenza, oggi basta molto di meno).
Tratto da " I Bianchi e i neri" di Dante
Troisi e pubblicato per graziosa concessione della signora Maria Lucia Troisi.
|
|