Un racconto di Dante Troisi
Artisti ed artigiani  di Torre le Nocelle

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 Secondo la tradizione...
di  Dante Troisi

                 
 
 

Secondo la tradizione…

Secondo la tradizione, Lorenzo e Ciriaco erano fratelli ed entrambi morirono da martiri per mano dei pagani, pur di testimoniare la verità della loro religione; santificati, ebbero ed hanno in più luoghi le loro nicchie, ma solo qui era capitato di trovarsi assieme nella stessa chiesa, l’uno accanto all’altro, nella navata di destra.

Il legame di sangue dei due santi uniformava la devozione e rendeva i paesani dei credenti imparziali, senza preferenze: finché una  pestilenza, o qualcosa di simile tempo addietro, non interruppe i rapporti di buon vicinato e la parità di trattamento.

Accadde, infatti, che il flagello dopo infuriato per settimane e resistito ad ogni tipo rito di propiziazione, si placò e si disperse, d’incanto, proprio nella ricorrenza del nome di Ciriaco.

Un miracolo, non c’era dubbio, e autore non poteva essere, per in equivoca conferma di tutti i calendari, che appunto il san Ciriaco di C.(1)  Immediatamente gli scampati elevarono l’artefice della salvezza a unico protettore del paese, e raggiunta la gloria dell’altare maggiore, a san Ciriaco riuscì poi facile deviare dalla sua parte il flusso della devozione: tanto più facile, perché, si sa, i miracoli sono contagiosi.

Al pari dei vulcani, che sembrano spenti a d’improvviso ritornano attivi, anche i santi, dopo periodi di letargo, d’un tratto concedono  un miracolo: aperta la via, chissà come, si arrendono alle premure dei fedeli, ed ecco che seguitano a farne, con commovente sollecitudine.

Difficile, adesso, dire quanti miracoli, dall’epoca della pestilenza, san Ciriaco abbia seminato: certamente moltissimi, se qui e tra gli abitanti dei paesi attorno, i suoi fanatici sono cresciuti in una misura imponente, e imponenti sono  le celebrazioni con cui, ogni anno, lo ripagano.

San Lorenzo, intanto, perduto nell’anonimato dal resto dei santi che popolano la nostra chiesa, sopportò a lungo, senza reagire, le meschine onoranze riservate al suo nome, che seguendo di appena sette giorni le onoranze del fratello, apparivano ancora più squallide nel confronto: finché, deluso e amareggiato, lasciò intervenire i preti.

I preti si resero conto dell’ingiustizia, e per colmare  la fastidiosa disuguaglianza o almeno non approfondire quella strana gerarchia nella santità, si allearono al più povero.

E dapprima avanzarono Lorenzo, di nicchia in nicchia, sino a portarlo alla destra di Ciriaco, poi man mano accorciarono da sette a due giorni l’intervallo tra la festa dell’uno e dell’altro, e in fine spiegarono diffusamente che siccome i buoni fratelli usano tenere in comune i beni e scambiarseli con amore, a Ciriaco era gradito  travasare nella festa di Lorenzo il suo superfluo, dargli in prestito i propri paramenti e il proprio tesoro per non vederlo andare come un derelitto nelle strade del paese…(2)

I paesani capirono che, senza tradire il patrono, in quel modo profittavano della riconoscenza di Lorenzo, e prestarono il loro consenso.(3)

Il compromesso si è ormai consolidato e i due fratelli godono insieme del raccolto sempre più abbondante guadagnato da uno solo.

Tuttavia i preti non disperano di cancellare del tutto la disparità e fare di Lorenzo un santo altrettanto ricco di Ciriaco, non più bisognoso di stare in debito  per i vestimenti e i fuochi d’artificio.

( Non occorre una pestilenza, oggi basta molto di meno).

 Tratto da " I Bianchi e i neri" di Dante Troisi e pubblicato per graziosa concessione della signora Maria Lucia Troisi.

 
                 
     
 

 

Dante Toiisi

Nato nel 1920 a Tufo, provincia di Avellino, compie gli studi classici a Parma ("lì ho capito che non mi sarebbe mai stato perdonato di essere uno del sud").

Si è laureato in giurisprudenza all'Università di Bari, subito prima di partire volontario per la guerra. Destinato in Africa, fu in Libia e in Tunisia, dove fu fatto prigioniero nel 1943: trasferito negli Usa, vi restò fino al 1946, rinchiuso nel campo di concentramento di Hereford, in Texas.

Dal 1947 sino al 1974 fu magistrato prima a Cassino e quindi a Roma. Un mestiere e un'esperienza che lo segnarono profondamente e costituirono spesso l'argomento dei suoi libri, a cominciare da quel Diario di un giudice, uscito nel 1955 prima su «Il Mondo» di Mario Pannunzio e poi nei «Gettoni» di Einaudi nel 1962: scritti che suscitarono tanto scandalo e gli valsero, nonostante la difesa appassionata di Alessandro Galante Garrone, una censura disciplinare per offesa alla magistratura. Il suo debutto era comunque avvenuto 4 anni prima con L'ulivo nella sabbia, più legato al mondo contadino delle sue origini.

Troisi è stato due volte selezionato nella cinquina del premio Campiello, con I bianchi e neri (uscito per Laterza nel 1965) e con il suo ultimo romanzo L'inquisitore dell'interno 16 (edito a Pordenone nel 1986). Con L'odore dei cattolici (1963), che fu tra i finalisti del Premio Strega, vinse invece il Premio di Chianciano. Tra gli altri suoi libri si ricordano Voci di Vallea, uscito per Rizzoli nel 1969, La Sopravvivenza edita da Rusconi nel 1981 e alcuni testi teatrali pubblicati nel '72.
Tratto da Wikipedia
 

 
     

 

   
 

Note

Dante Troisi , durante l'estate, faceva delle lunghe passeggiate da Dentecane  a Torre le Nocelle, dove spesso si intratteneva col commissario Sullo, suo parente acquisito.

(1) Sic! Potrebbe essere un refuso di stampa per Diac., ovvero diacono (  san Ciriaco  Diacono e Martire).

(2) In realtà non è proprio così. La subordinazione  tra i due santi è ancora evidente, sia per la disparità delle offerte, sia per  il numero di  presenze, preghiere, considerazione e perfino nelle dimensioni della statua. L'unica concessione fatta  a san Lorenzo è quella di poter  sfilare nella  processione del 10 Agosto innanzi a san Ciriaco.

(3) I torresi sono intimamente convinti che Lorenzo sia...un pò geloso di Ciriaco. Questa opinabile convinzione divenne certezza in occasione dell'incendio  la chiesa,  proprio in un 10 agosto. In quell'occasione (1961),  una popolana, costernata dalla visione dei danni dell'incendio, urlò " E' tutta colpa re quillo miezzocristiano", riferendosi a  san Lorenzo, la cui statua  è meno della metà di quella di san Ciriaco.

 

 
     

 

 

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