IL RESTAURO DELLA STATUA DI SAN CIRIACO DEL 1990/91

Prerogativa di un restauro dovrebbe essere solitamente la volontà di ripristinare un manufatto escludendo la possibilità di renderlo nuovo o moderno, quanto conservare visibilmente ciò che di antico è in esso. Stando alla relazione tecnica, pervenutaci direttamente dal responsabile del restauro, la statua lignea raffigurante S.Ciriaco, protettore della cittadina di Torre Le Nocelle, prima di essere sottoposta a manomissioni, è stata oggetto di attenti studi affinché si procedesse nel rispetto delle originarie caratteristiche dell'opera in questione. La relazione recita: “ Dopo la prima disinfestazione si è proceduto alla spatinatura totale della statua, pervenendo alla superficie dei toni originali. Il primo risultato è stato quello di vedere la statua completamente attaccata dai tarli in tutta la sua interezza, con ampie parti completamente marcite. La parte posteriore e il dorso del braccio sinistro riempite di legno estraneo che ha contribuito al danno della statua. E' seguita la fase di disinfestazione globale, esercitata in profondità, capillarmente, su tutto il corpo ligneo. Le parti ridotte in polvere sono state asportate. Sono state consolidate tutte le parti in disfacimento con prodotti polieteranici. Si è proceduto alla integrazione e ricomposizione dei vuoti con nuovo legno trattato contro il tarlo, scolpito secondo linee e piani da restituire alla figura la interezza originale. Ha fatto seguito la ricomposizione dello stucco e la coloritura dell'insieme, tenendo conto delle campionature originali dei toni, usando colori antichi, adoperati con tecnica settecentesca, tale da consentire, come risultato, la completa restituzione della statua alla immagine concepita e realizzata dalla bottega artistica settecentesca". Stando alla relazione di cui sopra, l' intento precipuo del restauratore sarebbe stato quello di ripulire la scultura da smalti e vernici estranee che, negli ultimi restauri, avevano finito per occultare particolari propri dell'opera originale. Nonostante tutto e riconosciute le capacità “ pittoriche e di artigiano del legno “ del restauratore, restano leggittime le perplessità di un osservatore qualunque che, posto di fronte alla scultura, quasi stenta ad identificarla con il S.Ciriaco che aveva stampato nella memoria. Premesso che è esclusa ogni tipo di polemica a carico del restauratore e della commissione responsabile del restauro stesso, questo scritto ha solo valore critico-didascalico, vista la possibilità di commentare l'operato a distanza di nove anni dall'esecuzione. Stando all'evidenza però, l'attuale intervento conservativo ha avuto come fini ultimi solo ripristinare e preservare la sola anima lignea della scultura, pur importantissima, ponendo in secondo piano particolari da cui trapelava la bravura dell'autore. La resa realistica dell'incarnato, il taglio degli occhi, i piccoli ricami in rilievo ( una volta facenti parte dei faldoni della dalmatica ), nonché sfumature di zigomi, bocca e intercapedini (interno delle orecchie, della bocca, del naso edei capelli ) oltre ai toni dell'incarnato resi, dal maestro del passato, con mirabile maestria. Già lo studio elementare di altre opere, limitabile al solo impatto visivo, evidenzia le differenze stilistico-pittoriche dell'opera, alla luce dell'ultimo restauro, da statue lignee settecentesche di bottega napoletana e non solo ( es. Madonna del Carmelo già sottoposta a restauro e sita nello stesso Santuario di Torre Le Nocelle). In questo caso attenuanti quali il tempo o il fumo prodotto dai ceri e dalle candele votive, responsabili dell'incendio della chiesa del 10 agosto 1961, risulterebbero insufficienti a spiegare il motivo per cui una scultura settecentesca, quale dovrebbe essere S. Ciriaco ha finito per divenire un manufatto del Novecento, perdendo oltre alla patina di sporco dovuta al tempo, il colorito realistico dell'incarnato per dare il posto ad un'irreale ceruleo. C'è da chiarire inoltre, che il grave incendio del 1961di cui sopra, da cui uscì immune il Santo, era stato la causa della rarefazione della vernice superficiale della scultura, soprattutto sulla guancia destra, su cui prima dell'intervento conservativo, erano visibili delle bolle dovute propriamente all'elevata temperatura cui l'opera fu sottoposta durante l'incendio.  

Filargino Frusciante