SOCIETA'
RELIGIONE
 

   

Un manifesto

a cura di Florindo Cirignano

 

 
 

“ Si racconta che dopo quindici anni dalla venuta a Torre dell'essere tenebroso, cominciarono a comparire specie nuove di zanzare che tormentarono i torresi con inaudita ferocia, di giorno come di notte, provocando fastidiosissime pustole di  malsano color viola. Per cinque anni il fenomeno andò sempre aumentando e i torresi furono costretti a ricorrere ad improvvisati repellenti, a  costosi unguenti  e pomate  per lenire gli effetti delle loro punture. Però fu nel ventesimo anno dalla sua venuta che successe qualcosa di veramente eccezionale. In quell’anno non ci fu primavera, ma freddo, vento e pioggia avevano sferzato ininterrottamente  il paese fino alla fine di luglio. Poi, come chiamato da una forza misteriosa, un sole torrido fece capolino proprio nel primo giorno di agosto. E fu allora che in tutte le contrade di Torre cominciarono a comparire un’enormità di rettili. 

Ai Valloni decine di Biacchi insieme a Natrici   Zebrate e Natrici dal Collare si contorcevano nei fossi schiumando bava azzurrognola.

Grappoli di Saettoni intrecciavano matasse nelle loro danze d'amore sui secolari ulivi di Ruomorto, mentre enormi Pastoravacche dopo aver depredato le mammelle delle mucche nelle stalle, si insinuavano furtive nelle case delle puerpere per sottrarre il latte ai neonati, attaccandosi con delicatezza ai seni gonfi della mamme addormentate.

Dal  Calore, su per le  magnifiche vigne di Macchie della Corte, centinaia di   Colubri dagli Occhi Rossi si inerpicavano per la malridotta via, lasciando lungo il tragitto fastelli di pelle di muta.

Perfino  il vecchio e coraggioso Pathanah, che con i serpenti aveva gran dimestichezza, dato che nella sua vita  ne aveva catturati e addomesticati diversi, perplesso e preoccupato, prudentemente,  si teneva alla larga dai fossi dove era solito acchiappare  i rettili.

Dalla Fontana Francia, dove per secoli aveva vegliato un antico cimitero,  scese per i Nucilli un enorme Colubro d’Esculapio, della circonferenza di un tronco di un grosso  faggio   e, lungo la collina della Terra, apparve il mitico custode del tesoro di Santa Maria, un serpente con sei corni sul capo che, sfregando le sue spire, emetteva il suono di una sega.

Si dice, poi, che da una fenditura della terra, in una tana posta sotto due colonne rovinate migliai di anni fa, fosse venuta fuori, accompagnata da  miasmi solforosi, Koma, un lucertolone immenso, il cui uovo era stato  deposto nei giorni in cui  la dea Mefite era ancora bambina. Chi lo vide innalzarsi lungo il tronco di una quercia secolare, ricoperto di giallo zolfo,  giurò, tremando come un fuscello nella bora di gennaio, di aver notato sulla sua testa un diadema d’oro, che portava nel castone centrale un teschio con due zaffiri come orbite  e che la sua lingua bifida sferzava l’aria come uno scudiscio.

Da “ Il libro dei mutamenti torresi” Anonimo  XI sec. 

 
 

 

Il manifesto

Un paio di settimane fa è apparso sui muri di Torre un manifesto  che polemizzava fortemente per come era stato gestito, nella primavera scorsa, un tentativo di far restaurare la statua di San Ciriaco.

Per molti giorni sono stato  incerto se pubblicarlo o meno. Poi  è stata l'improvvisa  scomparsa di un nostro concittadino, che tanto si era battuto perché la statua non subisse un oltraggio peggiore di quello del 1991, (uno sfregio quasi annunciato  - "se non riconoscerete più il vostro santo, non prendetela con me" -era stato detto in chiesa), che mi ha fatto decidere.

Oltretutto il manifesto non è anonimo, anzi è firmato e  gli estensori sono persone certe, che si sono associate liberamente  in un comitato pubblico aperto a tutti.

Molte delle perplessità sollevate nel documento le avevo manifestate immediatamente  anche io. Non intendo mettere in dubbio la buona fede di alcuno, però ritengo ( e nessuno mi convincerà del contrario) che, quando  a tutti i costi si vuole scavalcare la burocrazia, molto spesso si vuole eludere una legge. E così spessissimo si apre una porta dalla quale passa di tutto:  favoritismi, corruzione, nepotismo, evasione fiscale e perfino infiltrazione delinquenziali. Questo è un lusso che il nostro paese ( inteso come villaggio e come nazione) ,ormai, non può più permettersi.

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 a Carmine Cefalo che molto  amava il suo paese