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Mathis
Gothardt Nithard, in arte Matthias Grünewald, nacque a
Wurtzbourg , in Baviera, tra il 1470 ed il 1480 e non si sa
moltissimo sulla sua vita. Contemporaneo di Durer, fu
chiamato dal cardinale Albrecht von Brandenburg, a
Aschaffenburg dove esercitò la sua arte. Le sue manifeste
simpatie per Martin Luthero ( del quale uno dei massimi
detrattori era appunto il cardinal Albrecht von Brandenburg),
potrebbero averlo spinto a lasciare la corte del cardinale.
La sua prima opera certa è la "Derisione di Cristo" (ca.1503)
conservata presso la Alte Pinakothek di Monaco. Nel 1509 fu
pittore di corte presso l'elettore di Magonza, l'arcivescovo
Uriel von Gemmingen.
Nel 1510 ricevette una commissione in Francoforte dal
mercante Jacob Heller affinché aggiungesse due ante fisse
(con figure di santi eseguite in grisaille) al polittico
dell'Assunzione della Vergine eseguito poco prima da
Albrecht Dürer (con il quale Grünewald sembra qui volersi
confrontare).
Tra il 1512 ed il 1516
Grünewald realizza il suo capolavoro, il retablo di
Issheneim destinato ad un convento di questo piccolo
villaggio.
Nessun
dubbio che egli è un virtuoso del colore, specialmente se
pensiamo al cromatismo esplosivo del retablo di Issheneim, ma
ciò che colpisce è la grande maestria della tecnica della
grisaglia. utilizzata per il retablo di Heller. E' in questa
opera che sono rappresentati San Ciriaco e San Lorenzo.
La
grisaglia è una tecnica pittorica che combina diverse tonalità di grigio,
utilizzato dal maestro per ottenere figure monocromatiche le
quali suggeriscono l'illusione di sculture in pietra. In questo modo
le ombre e le gradazioni di colore conferiscono un
aspetto quasi tridimensionale ai santi rappresentati sul retablo di Heller.
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Grünewald rappresenta San Ciriaco nella duplice veste di
medico ed esorcista. Secondo la leggenda Egli avrebbe
guarito una delle figlie dell'imperatore Diocleziano, di nome
Artemia, posseduta da uno spirito. Il Santo indossa una dalmatica
che testimonia la sua qualità di diacono. Grünewald
traspone la principessa nella sua epoca e la raffigura come
una grande dama.
La corona giacente ai suoi piedi è il
simbolo della sua altera discendenza, le sue dita divaricate
e spasmodiche ci fanno sospettare la principessa in preda
ad un attacco di epilessia, che nel Medioevo era spesso associata e
spiegata con la possessione. Il pittore collega il Santo
alle pratiche di esorcismo e, difatti, lo raffigura per un
verso con un libro, dove sono riportate le formule
classiche della Chiesa di esorcismo dei demoni.
Nello
stesso tempo, però, lo rappresenta anche come un medico che sta operando con molta
razionalità.
San Ciriaco, in effetti, tiene con il pollice il mento di
Artemia per evitare che negli spasmi dell'attacco si
tronchi la lingua, cosa assai frequente nelle crisi
epilettiche. L'arbusto, infine, che sta in secondo piano
non è semplicemente una decorazione che fa da sfondo
all'opera. Si tratta, invece, di ramo di fico, utilizzato in
quei tempi a fini curativi in caso di epilessia
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I santi spesso venivano
rappresentati con qualche attributo in modo da essere
facilmente riconoscibili da parte dei fedeli. Così San
Lorenzo, martirizzato nell'anno 258, è sempre
dipinto con
una griglia che fu lo strumento con cui fu torturato ed
ucciso. Il prefetto di Roma gli aveva imposto a di
consegnargli tutti i tesori della Chiesa. San Lorenzo
promise che avrebbe ottemperato al suo ordine e qualche
giorno dopo si portò presso il palazzo del prefetto con uno
stuolo di centinaia di malati, vecchi, vedove ed orfani
che per lui
rappresentavano i veri tesori della Chiesa. Il prefetto fu
tanto sconvolto da questa apparizione che ordinò che San
Lorenzo fosse disposto su dei carboni ardenti e fatto morire
fra atroci sofferenze.
Grünewald ha rappresentato San Lorenzo in maniera quasi
disinvolta, comunque non sofferente. Con una certa
disinvoltura tiene lo strumento della sua tortura con la
mano sinistra, mentre con la destra regge un libro che
tradisce la sua erudizione e saggezza. Anche lui indossa la
dalmatica, ampliamente plissettata, che testimonia il suo
ruolo di diacono e malgrado la modestia dei paramenti,
appare nobile e grande.
Matthias Grünewald non ha quasi mai firmato le sue opere .
Nella tavola di San Lorenzo è uno dei pochissimi casi in
cui questo avviene: Una delle rarissime firme del maestro si
trova nel bordo inferiore del pannello. Due lettere
intrecciate ( una M e una G ) , insieme ad una N indicano il
suo vero nome Mathis Gothardt Nithard, prima che fosse
storpiato in Grünewald
dal suo primo biografo.

Le Opere di Grunewald
:
Derisione di Cristo, Alte Pinakothek, Monaco
Crocifissione, Öffentliche
Kunstsammlung, Basilea;
Crocifissione, National Gallery
of Art, Washington;
Sportelli monocromi dell'Altare
Heller :
Santa Elisabetta e Santa Lucia,
Staatliche Kunsthalle, Karlsruhe,
San Lorenzo e San Ciriaco,
Städelsches Kunstinstitut, Francoforte;
Madonna di Stuppach, Chiesa
parrocchiale di Stuppach (Austria);
Incontro dei Santi Erasmo e
Maurizio, Alte Pinakothek, Monaco;
Compianto su Cristo morto, Chiesa
Abbaziale, Aschaffenburg;
Crocifissione, Staatliche
Kunsthalle, Karlsruhe
Appendice
Le spiegazioni
semplici non sempre sono le più affascinanti. Trovare i
nostri due santi su un’unica opera di un pittore tedesco
del XVI secolo è senz’altro una coincidenza: strana, ma pur
sempre una coincidenza.
La
cosa però avrebbe per me e forse per tanti come
me , lo stesso sapore del pane senza sale che
nutre,sazia, ma non soddisfa ( ne sanno qualcosa gli
ipertesi).
Invece mi piace
pensare che in
un caldissimo giorno di agosto di 500 anni fa Grunewald,
giovane pittore tedesco di belle speranze, sia passato
per Torre ed abbia assistito ad una delle prime feste
patronali del nostro paese, rimanendone profondamente
colpito.
Se qualcuno dovesse obiettare
che Grunewald non si è mai mosso dalla Germania, allora
ci potrebbe essere un'altra spiegazione: A Torre in quel tempo
c’era un prete terribile, una di quelle maledizioni
destinate a replicarsi ogni metà millennio, e Marcuccio, un
contadino torrese che proprio non lo sopportava più, decise
di passare con Martin Lutero e si arruolò in uno dei tanti
eserciti mercenari che in quel tempo scorazzavano in Europa.
Un giorno incontrò un artista
di nome Grunewald e, tra i fumi dell’alcol, gli narrò, in una bettola di Magonza
,dei tre compari e
della stronza , ma anche di quanto
erano grandi e belli i santi del suo paese, di quanto erano amati e
venerati e della storia dei loro tormenti prima della gloria
eterna.
Il torrese aveva un modo
stupendo di narrare, reso ancor più grande dalla forza e la
suggestione evocatrice della sua nostalgia, tanto che
il pittore, visibilmente impressionato, avrebbe utilizzate
queste visioni per realizzare la Derisione di Cristo e San Ciriaco e San Lorenzo sul retablo di Heller.
Bella storia ! Onestamente non
penso che sia andata così... ma chi potrebbe esserne sicuro
al cento per cento?
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