LO SFACELO DEL MONUMENTO

Non si può più tacere

 

In USA  si danno tesi di laurea sullo scultore torrese  Eduardo Ardolino.  Devo dedurre che i nostri amministratori non sappiano neppure chi fosse, nè cosa abbia fatto,dato che  non intervengono a fermare il degrado dell'unica sua opera in Italia. Ma agiscono  per ignoranza o malafede?

 

L’altra sera, sprofondato nella mia poltrona preferita, mi stavo gustando un filmetto  d’avventura americano  della scorsa stagione : “Il tesoro dei  templari “ con Nicolas Gage. Niente di straordinario: avventure iperboliche, azione, amori, omicidi, inseguimenti, porte segrete e l’immancabile lieto fine col ritrovamento di uno straordinario tesoro e cattivi che vanno in prigione.

Tuttavia la mia attenzione fu attratta dal fatto che il regista riprendeva con insistenza  un particolare del National Archives Building, l’Archivio Federale degli Stati Uniti, dove vengono conservati i documenti più significativi e preziosi di quel paese, dalla Dichiarazione d’Indipendenza alla Convezione di Philadelphia del 1787 ( prima versione della Costituzione Americana). Il particolare in questione era il frontone dell’edificio, costruito  sul modello di un  tempio greco, conosciuto come “il Frontone del Destino  ( Destiny’s Pediment)”.

Si può dire tutto il male possibile degli americani, ma bisogna riconoscergli che i  loro monumenti li trattano proprio bene. Sanno  come conservarli   e valorizzarli. Il Frontone del Destino fu scolpito negli anni trenta da un emigrante di Torre le Nocelle: Eduardo (Edward) Ardolino. Nella lunga carriera di scultore aveva eseguito negli Stati Uniti opere straordinarie, alcune delle quali ritenute dei veri capolavori:

 

I Parapetti del Lookerman Street Bridge, gli interni della Trinity English Lutheran Church a Fort Wayne, le colonne del vestibolo del Nebraska State Capitol,  e poi importanti opere  nella Cattedrale di St Jonh the Divine a New York City, nella Church of the Heavenly Rest. a New York City,nella Heinz Memorial Chapel all'Università di Pittsburg, nella Princeton University Chapel nel New Jersey, nella U.S. Courthouse in Foley Square a New York.

 

Unico lavoro eseguito in Italia, apprezzabilissimo, pur risentendo  degli stilemi dell’epoca ( si era in piena epoca fascista)  fu il Monumento ai Caduti, inaugurato a Torre le Nocelle nel novembre del 1930. Rappresenta un’area sacra  “conclusa” da quattro monoliti, collegati tra loro da pesanti catene d’ancora. Due scalini portano ad un’ara presidiata da due leoni accucciati. Dall’ara si diparte un obelisco, alla cui sommità c’è una sfera con lo stemma sabaudo che serve da base ad una statua di bronzo che raffigura una Vittoria alata, che i torresi chiamano impropriamente Angelo. Ad onor del vero  di angelico o  di etereo, però,  ha poco; anzi le sue forme rotonde  hanno sempre ispirato nei ragazzi  pensieri poco celesti. Non per nulla l’ Ardolino usò come modella per la sua statua una ballerina di “Black Bottom” (letteralmente “culo nero”), una danza  originaria di New Orleans e di moda in America  negli anni trenta.

 

 Area “conclusa”, ara (il tempio) l’obelisco, i leoni (a difesa della conoscenza iniziatica ), la sfera ( l’occhio di Dio) sono chiare metafore riferibili all’iconografia massonica.  Tutto il monumento fu intagliato in USA e spedito in Italia per nave.

Quanto è vero  che nessuno è profeta in patria! Un artista che negli Stati Uniti è considerato quasi  un  genio, tanto che il prestigiosissimo New York Times alla sua morte gli dedicò un lungo articolo,  nel suo paese d’origine, Torre le Nocelle, è completamente ignorato e la sua scultura sta letteralmente cadendo a pezzi nell’indifferenza generale.

La statua della Vittoria Alata, attaccata dal cancro del bronzo, si sta liquefacendo in  una brodaglia blue-nerastra, che copre il candore del marmo per tutta la lunghezza dell’obelisco.

I placidi e possenti leoni, muti guardiani della sacra ara,  sono scheggiati in più parti  ed alcune linee di frattura nella pietra fanno presagire una possibile imminente decapitazione. Molte  lastre marmoree sono attraversate da lesioni, nelle quali, subdolamente, si insinua l’acqua piovana. Una desolazione, insomma! Una fine ingloriosa per un ‘opera che dovrebbe essere tramandato nei secoli, così come fanno gli americani, a cui va riconosciuto un senso civico lontani anni luce dal nostro.

Purtroppo il restauro di un monumento a Torre le Nocelle  non è, e non sarà mai, una priorità per gli  amministratori locali, perché di scarsissimo  impatto elettorale.   In un’epoca di materialismo esasperato, culto dei caduti, preservazione e salvaguardia del patrimonio naturalistico e culturale   non hanno spazio perché, a differenza del cemento e dell’asfalto,non portano né soldi, né voti.

Così, mestamente, assistiamo impotenti, giorno dopo giorno, all’agonia ed alla morte del nostro Angelo.

VEDI BIOGRAFIA ED OPERE DI EDUARDO ARDOLINO

http://www.torrelenocelle.com/artisti/eduardoardolino.htm