UNA ZINGARA MI DISSE
a Premi
Chi risolve l'arcano
vince un bellissimo premio!
Prima parte: Primo taglio di mazzo ( Primera esmazzada de XII cartas).
Lo so, lo so che è difficile da credere; e mi rendo pure conto che certe cose
strane succedono solo a me. Un mio amico del bar "La piccola Antillana" spesso si
domanda se sono
io a mettermi in certe situazioni assurde, oppure sono queste che vengono
a farmi visita come allegre comari.
" Tu non ti devi
mettere contro certe persone -mi dice. Non sai mai cosa possono farti, chi
possono mandarti contro, quale fattura ti possono preparare". Allora sono sicuro
che, prima o poi, dovrò vedermela con qualche delinquente o
con qualche barman ubriaco o, peggio ancora, con qualche spirito maligno evocato dalle più
oscure budella dell'inferno. Carabinieri, poliziotti, esercito,avieri, marinai, NOCS, CSI,
artificieri, cavalleggeri, marines... aiutatemi! Troverete le indicazioni che vi porteranno al
mandante, in un moleskine nero, custodito nel mio studio. Tuttavia non
voglio dilungarmi, perciò vi racconto questa strana storia.
Durante l'estate accompagnavo una turista americana, una vecchia amica, nelle
numerose sagre che si concentrano nel periodo estivo nella nostra
provincia. In una di queste, in una notte d'agosto, dopo aver assaggiato diverse
qualità di vino, mi trovai a passare davanti ad una zingara che, seduta innanzi
ad un tavolinetto, leggeva i tarocchi alla gente. In verità non si fermava
nessuno. perché non c'era molta gente disposta a pagare 10 euro per conoscere il
proprio futuro. Per molti
non
si intravede un futuro roseo ed è senza dubbio meglio non conoscere
in anticipo cosa succederà. La zingara era una vera rom slava, bella, con
un sorriso aperto, col naso grande, lunghi capelli stopposi castani appena
nascosti da una calottina di cotone ornata da multicolori ponpons e treccine di
cotone, con una serie impressionante di collane al collo ed una
lunga gonna. Intuì immediatamente che la signora in mia compagnia era una straniera e fece in modo che si fermasse innanzi al suo
deschetto. Insisteva per leggerle il futuro. La mia amica non capiva una
parola di italiano e da scettica
anglosassone non voleva assolutamente, perché la sua religione le vietava ogni
contatto con magia, negromanzia, oroscopi ed affini e lei, pur non essendo una
bigotta, rispettava coscienziosamente i dettami della sua fede. Allo
stesso tempo, però, era anche curiosa come una bambina. Allora per
galanteria mi offrii come cavia. Presi una banconota da 10 euro e la diedi alla
giovane rom. Tuttavia io sono un superstizioso, molto superstizioso
- e giustamente - dato che mi trovo a vivere in un paese che sembra uscito
da una cronaca di Georges Duby o di Jacques Le Gof sul medioevo, non volli che nelle carte si
leggesse il mio futuro, bensì quelle del mio paese.
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Quello che mi disse non ve lo svelo. Rimasi di stucco e per un istante ebbi
quasi
paura. La zingara capì che ero rimasto di sasso e mi disse che se non
dossi stato
convinto, potevo andare l'indomani al suo campo, dove c'era una vecchia assai più
brava di lei nel divinare il futuro. Forse a causa del caldo, forse fu colpa del
vino, ma tutto mi parve confondersi nella mia testa, che vorticava come le macine
del frantoio del mio paese. Pian piano l''immagine della rom prese a
sbiadire, ma prima che mi sentissi del tutto male, ebbi il tempo di fare una foto
alla disposizione delle carte, che ora propongo a voi, perché da soli indoviniate
cosa la zingara mi disse. Giusto per aiutarvi vi dirò che il primo arcano,
ovvero "il Matto" rappresenta me e che l'ultimo arcano, "la
Torre", è capovolto.
Parte seconda: Secondo taglio di carte (secunda esmazzada de IX cartas)
Un vecchio dallo sguardo magnetico
Non chiusi occhio per tutta la notte. Pensavo e ripensavo a quello che mi
aveva detto la donna. Non poteva essere tutta una coincidenza. Il
giorno dopo al bar incontrai un poliziotto che di tanto in tanto fa un tresette
con me. Lo pregai di accompagnarmi in città per cercare la roulotte della
zingara. In vero mi diede
del
matto, ma poi dato che mi doveva un favore, decise di accompagnarmi. Mi fermai
prima dal macellaio per comprare delle costolette di maiale e
poi dal tabacchino dove presi una stecca di sigarette (
o baló te e cigarra).
Con questi due doni mi presentai nel loro campo. Più che un campo si
trattava di uno spiazzo a ridosso dello stadio di Avellino, dove erano
parcheggiate una decina tra campers e roulottes. Pochi panni stesi ad asciugare,
una decina di bambini che giocavano e due cani : era tutto quello che si vedeva.
Una bambina molto bella mi portò davanti ad un vecchio maestoso, con una bellissima barba bianca ed
uno sguardo magnetico. " Cosa vuoi gajò? ", mi chiese rude. Timidamente
gli consegnai i regali e gli raccontai che venivo da parte di una zingara
del campo
che la sera prima aveva letto per me i tarocchi. Il vecchio guardò
distrattamente i doni e disse che non fumava e non mangiava maiale e che
gli avrei dovuto portare argento e grappa ( o rup
te e račíja). "Caspita - pensai -
ecco da dove viene "ò ruppio", la nostra parola dialettale
usata per indicare
una moneta vecchia". Comunque, comprese il mi imbarazzo e, scuotendo la testa,
chiamò la moglie, che si presentò con un mazzo di tarocchi.
"E
bíka" ( la nonna)
mi
fece tagliare il mazzo per tre volte ( e sempre con la mano sinistra) e cominciò
a disporle su di un tavolinetto di plastica verde. Le spiegai che
non doveva leggerle per me, ma per il mio paese. Con grande concentrazione fissò
le carte e mi disse" Riguarda o xoxamnó!". Non sapevo cosa significasse
questo termine, ma quando vidi che le carte si andavano disponendo
come la sera prima, cominciai letteralmente
impallidire. Il vecchio mi guardava fisso negli occhi, tra il preoccupato e
l'incuriosito ed alla fine mi disse " Non capisco di cosa ti preoccupi! Tu
puoi chiamare stronzo chiunque, sia principe, papa o re , se costui chiama stronzi i tuoi parenti o i tuoi
amici o quelli che vivono nel tuo paese". Ma chi era l'indovino? L'uomo o
la donna? Anche stavolta non sto a dirvi cosa la bíka mi rivelò, ma
lascio a voi, alla vostra fantasia ed alla vostra perspicacia
l'interpretazione.
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Il
vecchio mi fissava così intensamente che pensai mi stesse
ipnotizzando, tanto mi girava la testa. " Vai da Rada la
"řomní kaj doračarél", la grande veggente, che vive in un
campo sulla via Salaria a Roma. Lei è la più grande di tutte. Proviene da
una stirpe di indovini che nel passato hanno servito principi ed
imperatori . Solo lei potrà dirti l'ultima verità.
Il vecchio piano piano
sembro svanire......
Parte terza: Terzo taglio di carte (tercera esmazzada de VIII cartas)
"Avrei voluto una colomba... "
Passai una settimana di inferno. Quello che era iniziato
per gioco stava divenendo un'ossessione. Mi chiedevo come fosse possibile
tutto ciò: se ero vittima di una malia, oppure se il "Mungitore Saccente" mi
avesse coinvolto nelle sue "maganze". L'idea di andare a Roma mi
ossessionava sempre di più: dovevo andare a Roma...e ci andai. Mi portai
quattro monete d'argento molto grosse e belle, che avevo comprato
durante un viaggio in Messico e due bottiglie di grappa.
Trovare quel campo fu estremamente difficile e quando ci andai, dopo aver
fatto un bel tratto di strada a piedi dalla fermata del bus, non fui accolto
con molto entusiasmo. Del resto chi poteva dare loro torto,
visto
che erano i giorni in cui si davano alle fiamme i campi rom in mezza Italia.
La diffidenza ed il nervosismo erano palpabili. Mi evitavano tutti come se fossi
un appestato. Temevano che fossi un poliziotto inviato a fare
un sopralluogo, o peggio, un assistente sociale che voleva togliere i
figlia a qualcuno. Solo una bambina volle darmi l'indicazione
che cercavo. Anzi lei stessa mi accompagnò ad un camper enorme e chiamò "
Rada ....ehi Rada!". Mi aspettavo una donna anziana come la bíka
che avevo incontrato ad Avellino, invece me venne fuori una ragazza bellissima, con un
corpo slanciato, capelli neri e due occhi sognanti. Indossava un vestitino
rosso e aveva le braccia
ricoperte da bracciali d'oro che tintinnavano ad ogni movimento. Ero
sorpreso ed intimidito e consegnandole i regali dissi una cosa sicuramente
sconveniente: " Signorina, vorrei parlare con sua madre". Lei sorrise di
gusto e mi rispose " Avrei voluto come regalo una colomba e non
argento e liquori. Per parlare con mia madre dovresti andare in un villaggio
della Transilvania che non esiste più, in un cimitero che è scomparso, su di
una tomba che nessuno è capace di trovare. Dovresti andare con una compagnia
di musicisti lautari che dovrebbero suonare senza sosta
melodie segrete finché un uno stregone non evochi la sua anima.
Solo allora potresti parlare con
mrne
dej
(
mia madre).
Prese un mazzo di tarocchi dalle figurazioni strane e inusuali e ne dispose
8 coperte, quindi, con estrema delicatezza ed eleganza scoprì la prima: il
folle.
La ragazza parlava con dolcezza e ogni arcano che scopriva, diveniva una
finestra aperta su un mondo che doveva ancora esistere. Alla fine, come ultima carta, uscì il menhir, ovvero la torre di pietra
megalitica, che mi confermò, se avessi avuto qualche dubbio, che l'arcano
designava l'oggetto (il mio paese) della divinazione.
" La luce non esiste senza ombre - ad un tratto disse - e non ci sono ombre
senza luce. Ombra e luce sono la stessa cosa. Tutto passa, perfino il male, e non si raccoglie quello che
non si semina".
" Rada - le risposi - senza la speranza io sono meno di niente". La ragazza sorrise,
depose il mazzo di carte e entro nel camper, uscendone poco dopo con
due bicchieri di tè fumante, molto scuro e forte. Ne bevvi alcuni sorsi. Lei
continuava a parlare ed io piano piano cominciai ad avere
allucinazioni.
Non c'era più bisogno di ascoltare, ora potevo vedere. La malìa della
voce mi trasportò su piste lontane, che attraversavano monti e ghiacciai,
foreste e praterie, fiumi e laghi. Mi sentivo un uccello portato lontano
da correnti, alle quali era inutile resistere. Dall'alto vedevo carovane,
città meravigliose, castelli e foreste. Migrazioni di popoli, mandrie di pecore e di cavalli in
movimento sollevavano nubi di polvere. Eserciti si affrontavano in
battaglia tra fumi di incendi. Mi ritrovai su di una
altissima torre a cuspide, che aveva solo due finestre opposte, una
si apriva ad oriente e l'altra ad occidente. Da una si
vedeva il mio paese come era e dall'altra come sarà. Quello era il posto
dove il tempo confluiva e si fermava, cristallizzato,
congelato come i ghiaccioli che si formano a gennaio sotto i tetti delle
case di Torre. Là, l'arkè,
l'inizio, un fiume lento e pacato si scontrava col un altro
fiume,
turbinoso e torbido: quello del divenire.
Là la luce diveniva ombra e l'ombra luce, le costellazioni non erano al
loro posto e i pianeti erano tutti allineati come su di un biliardo. Là si distingueva
inequivocabilmente il bene dal male. " San Ciriaco mio - esclamai -
proteggi il mio paese dal male ...e sopratutto dagli imbecilli".
In palio un magnifico mazzo di tarocchi che mi regalò la bika.
1) Il concorso è riservato a tutti, anche a coloro che hanno meno di 3 lauree.
2) Si tratta di indovinare cosa i tarocchi hanno profetizzato nelle tre sedute.
3) Per facilitarvi le cose vi diremo che la prima e la seconda seduta sono assai simili.
4) Colui il quale avrà si sarà avvicinato di più alla soluzione riceverà il premio.
5) Il premio si ritira a Torre, per cui se a vincere sarà uno straniero, lo ritirerà quando passerà da queste parti.
6) E' vietato barare: perciò si invitano i veggenti, i segretari dei veggenti e gli sciacquini dei veggenti di astenersi dal partecipare.
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Che cosa mi aveva messo nel tè ? Acido lisergico? Cosa erano queste visioni che sembravano fugare a tutte le ombre dei dubbi, per farmi ricadere nell'oceano stesso del dubbio? Mi allontanai dal camper stordito e confuso e, distrattamente, imboccai un sentiero che terminava in una macchia di rovi spinosi. Tornai sui miei passi. Rada la veggente era seduta su di una sedia di tela e, con occhi trasognati, stringeva teneramente una colomba bianca.

A Gypsy Told Me
Part One: The First Cut of the Cards
I know, I know that is hard to believe, and I also realize that some strange things happen only to me. A friend of mine from the "La Piccola Antillana" bar often questions if I put myself in these absurd situations, or if they come to find me ... as cheerful companions. "You should not confront certain people," he tells me. "You never know what things you might cause to happen, who might be sent against you, what you may evoke."
Now I am sure that, sooner or later, you will see me with some delinquent, or some drunken barman, or worse, with some evil spirit evoked from the most obscure bowels of hell, sent to do harm. Carabinieri, policemen, army, airmen, sailors, NOCS, CSI, calvarymen, marines ..... come to my assistance. You will find evidence that will lead you to the instigator, in a black moleskine tucked safely away in my studio. However I do not want to dwell, therefore I will tell you the tale of this strange story.
During the summer I accompanied a tourist, an old friend, to numerous festivals that were concentrated over the period of the summer in our province. In one of these, on a night in August, after havng tasted various qualities of wine, I found myself passing in front of a gypsy who, sitting behind a little table, read the tarot cards for people. In truth, not many stopped, because there are not many people disposed to pay 10 euros to know their futures. For many the future is not rosy and it is certainly better not to know in advance what will happen.
The gypsy was a true Roman Slav, beautiful, with an open smile and wide nose, long brown stringy hair scarcely hidden under a cotton skullcap of ornate, multi-colored pom poms and braids of cotton, with a series of impressive necklaces hanging around her neck, and a long skirt. She immediately realized that the woman in my company was a stranger and for this reason stopped her in front of her bench. She insisted on reading her future. My friend did not understand a word of Italian and, being a skeptical anglosaxon and absolutely did not want to be read because her religion forbade any contact with magic, witchcraft, horoscopes and the like and she, although not a bigot, consciously respected the dictates of her faith. But at the same time she also had the curiosity of a child. Out of gallantry, I offered myself up as a guinea pig. I took a 10 euro bank note and offered it to the young gypsy. All of my life I have been superstitious, very superstitious - and rightly so - since I live in a country that seems to have been left over from the chronicle of Le Gof in the Middle Ages. I did not want the cards to read my future, but instead that of my paese.
What she said to me I will not repeat. I remained of stone and for an instant, almost in fear. The gypsy understood that I was dumbfounded and told me that if I did not believe, I could go the next day to their camp where there was an older woman, much wiser than she who would divine the future. Perhaps because it was hot, perhaps the wine was to blame, but all seemed confusion in my head, a swirling vortex like the enormous grinding stone that yields to Torre the oil from the olives. Slowly the image given to me by the gypsy began to fade, but before it did so I had time to take a photo of the card arrangement, which I now show you, without explanation, so that you may guess what the gypsy told me. To assist you I will tell you only that the first card, "The Fool" represents me and the last card represents "The Tower", which was positioned upside down.



















