Mamozi,Moppici e Mocci re Rassegale

(Indagine accuratissima sulle mostruosità torresi)

 

 

Per definire una persona brutta, a seconda  che si trattasse di uomo di aspetto sgradevole,  di un mostro o di  un essere da incubo, i nostri nonni usavano  tre lemmi differenti: mamozio, moppice e moccio re rassegale.

 Le possibilità espressive della nostro dialetto sono assai  estese; ad una grammatica molto scarna ( nel nostro dialetto, per esempio,  non esiste né la forma verbale del  futuro né del condizionale) si contrappone, invece,  un repertorio lessicale abbastanza vasto.

Analizziamo le differenze tra questi tre parole.

mam

 Mamozio
 

Credo che  Mamozio sia entrato nella nostra parlata  in epoca relativamente recente.   A Pozzuoli, molti anni or sono,  fu trovata la statua acefala del console romano Lolliano Mavorzio, a cui fu applicata una testa molto  sproporzionata rispetto  al corpo. Il popolino prima lo battezzò col nome di Mamozio, poi iniziò ad adorarlo come  un santo. Nel tempo Mamozio divenne   sinonimo di sciocco. 

I popolani  spesso intavolavano discorsi con lui, e che nella stagione ricca gli lanciavano fichi e pomodori! 

Un mamozio, quindi, sarebbe una persona  brutta e sgraziata, ma anche sciocca, sproporzionata, ma con  un alone di santità.  Potremmo  definirlo come il santo degli sciocchi.

Al mamozio si lancia o si porta frutta e verdura.

mopp

Moccio di rassegale

 

Con questo termine si indica una persona molto brutta, ancora più sgradevole del “tozzalaturo re portone” ( il batacchio delle porte scolpito a guisa di testa umana barbuta).

Moccio,  deriva probabilmente da mammoccio o bamboccio, ovvero  pupazzo,  bambolotto, mentre il rassegale è il semenzaio. Quindi il moccio di rassegale sarebbe lo spaventapasseri, una figura molto  inquietante, fonte d’ispirazione per tanti scrittori di  racconti horror.

 

 

 
Moppice

L'origine di questo termine è veramente oscuro. A prima vista sembrerebbe una contrazione delle parole napoletane   moppo e pappice, ma è solo una suggestione. Credo che derivi, invece, dal verso “mooho”, attribuito, nelle fiabe torresi, a  orchi e mostri. Un moppice è, dunque,  riconducibile ad ogni categoria di mostri, compresi zombi, fantasmi ed altri esseri fantastici che, emettono  il suono “mooho mohoo”, anelando  tenera carne di bambini.

Essere polimorfo, tentacolare,  si insidia profondamente nell’immaginario infantile, contribuendo ad alimentare paure e superstizioni.

 

Dottissima analisi

Nella “Grande enciclopedia dei mostri” del Palazzuolo e   nel "Catalogo Generale   dei mostri  torresi" del   Ciacone - Savino, c’è una ricchissima iconografia su queste tre figure.
Spiccano: Il  "Gran Mamozio Saccente del Varocacano "  (
Egocentricus Mamotius Saccentis   Varocacani ), il "  Prostatico Moccio di Rassegale  del Nantri" ( Nantricus Rattosissimus Moccius Rassegali ) e la  "Crestosa Moppice  della Parula” (  Fetosa Moppicis Crestosa Parulensi) .

     - S. Mamozio  fu ritenuto un santo miracoloso. Sono attestati  alcuni casi di persone, affette da un  male incurabile alla testa ( la forfora), che avevano sperimentato  ogni rimedio possibile, senza riceverne  alcun giovamenti. Sicché  si rivolsero a lui  con grande devozione  e dovizia di primizie e, in breve, guarirono completamente dalla terribile cuticola che assillava il loro cuoio capelluto.

 Si racconta che una vecchia avesse una pecora malata e non sapendo più cosa fare si rivolse a San Mamozio, che immediatamente fece morire la bestiola, liberandola, in tal modo, dalle ambasce della malattia e facendola godere del paradiso ovino.

Si narra, tuttavia, che  fosse  di carattere sospettoso. E’ tramandato, ad esempio, di quando  un villano  fu avvicinato da tre viandanti tedeschi, che gli chiedevano indicazioni su strade e locande.  S. Mamozio, sospettando  che  il villano  parlasse male di lui,  non solo lo  maledisse, ma  per di più lo minacciò di citarlo presso il censore del tempo. Era, inoltre,  molto pettegolo; troppo pettegolo per un buon santo e possedeva un ego smisurato, mostruoso.  Per questo è ritenuto il patrono delle capere, dei ngiusissi, delle cofecchie. Con grande difficoltà ( ma sempre con  con qualche riserva), ammetteva tra sé che Dio potesse essere più grande di lui.

E poi... si incazzava  per un niente. Madonna come si incazzava! Si calmava solo quando poteva banchettare.

E' emblematico che questo suo  aspetto  sia ripreso in una cantica marsico-ciociara  :

Santu Mamoziu meu quantu si bello
quanno ntesshta tiene lu cappello.
S. Mamoziu nun te ncazzare
si latino non sapemo  parlare
,
ma
si tu ce dai la  perdonanza
nui te famo abbottà la panza.

 
Contro il culto di San Mamozio si scagliò  con veemenza Pietro  Metastasio che scrisse questi bellissimi versi: 

Se Iddio veder tu vuoi,
Guardalo in ogni oggetto,
Cercalo nel tuo petto
Lo troverai in te.
E se dov’Ei dimora
Non intendessi ancora,
Confondimi se puoi,
Dimmi dov’Ei non è

 

Anche alcuni iman islamici  emanarono terribili fatwe contro di lui, la peggiore delle quali recita così:

Accirit  al-Mamoz
quann arriv co al- Marozz,
struppiatel  sane-sane
quann scenn ra metrupulitane,
veness cu tren o al-carrozz
accirit al-Mamoz.

    -Il moccio di rassegale è una persona brutta, sgraziata e molto rattosa. Tuttavia non  si nasce così. Tante persone, pur essendo orrendi ed inguardabili, non sono  mocci di rassegale. Moccio lo si diventa e quasi sempre verso la mezza età; e la causa scatenante è sempre la  frustrazione. Politici o auto-referenziati presidenti mai eletti, aspiranti magistrati o generali, letterati falliti, persone che hanno forti problemi relazionali e difetti di  autostima sono tra i candidati più a rischio.

 

E’ proprio il difetto di autostima che, di solito, li fa legare  con elementi pericolosissimi, che invece si sovrastimano (gli antichi romani dicevano “Fervet olla, vivit amicizia: Finché bolle la pentola, vive l'amicizia): E’ una legge fisica di compensazione.

Nel momento stesso che da innocui brutti passano a pericolosi mocci di rassegale, nel proprio ego avviene un’evoluzione  ( ma forse è un' involuzione, in quanto si perde del tutto  il senso critico). Come in una farsa teatrale, cominciano ad interpretare i ruoli a cui hanno sempre teso, ma che non hanno mai potuto raggiungere ( il politico, il generale,  il magistrato, il letterato, lo storico, il manager, il poeta ecc.) e non sentono più il ridicolo che aleggia intorno a loro (Vedi Markus Reuben:  Der mokkien von rassekalen  pag.134    e anche  Psycopatologie quotidienne  de un moppiche  di Alphonse de Peppeducapitain). Forse lo percepiscono inconsciamente, ma si fanno forza,  auto-convincendosi che  tanto la gente è invidiosa e che i soldi  a cui possono attingere sono molti. Del resto per soldi si uccide. Altro difetto che li accumuna è il fatto che sono molto "rattosi" e, nonostante portino già il pannolone sotto il pantalone,  ci provano con vecchie, giovani e verginelle.

 

Si dice che il moppice sia solo di sesso femminile. Perché allora non si dice “la moppice” è veramente un mistero.  Per i francesi  il nome assume tutt' altra valenza ( elle portait une moppiche postiche attacheè par le mastiche  per indicare una donna con una parrucca bruttissima attaccata con la colla).

Una descrizione completa la troviamo nell’opera Kikazoes  to moppich ?  di Evandro di Cheronea : Si racconta che già prima di Teseo, un moppice proveniente dall’Epiro,  vagasse per l’Attica e la Tessaglia, terrorizzando i contadini.

Famoso è il Moppice di  Rio Mapuche in Cile, avvistato nel secolo scorso da don Julio Frashon, un farmacista di El Torreon de  los Nogales, che lo osservò mentre sbranava un agnello (un cordero abbakkiòn). Nel 1919, la scienziata russa   Irina Pepellaskaja  raccolse prove circa  l'esistenza del  "Moppice degli Urali" ( il Siberiansky Moppiciov di cui si parla  nel Principe Igor). Nell'anno successivo  fu avvistato il Moppichao Birimbao  nello stato del Belem in Brasile (  citato nella  famosa canzone “ A triste cancao”: ….O moppichao sin coracao, se strafocao  meu porcellao”.

Il moppice  è ben rappresentato in alcuni famosissimi quadri del pittore fiammingo     Hieronymus Bosch. 

La Crestosa Moppice  della Parula” (  Fetosa Moppicis Crestosa Parulensi) è uno dei peggiori mostri che sia circolato da queste parti. La sua presenza ammorba e contamina  ogni cosa. Il suo passaggio è letale, il suo sguardo è peggio di quello di Medusa, il suo alito è una zaffata dello Stige, una sua puzzetta  peggiore dell'alito di Tifone o di Mefite. Al suo passaggio i frutti, ancorché acerbi, cadono dagli alberi. La si placa solo con doni in natura o in danaro.