Anche
questo brano (per alcuni
versi profetico ed anticipatore di un gran malessere) risale al 1994,
quando, oramai mi stavo convincendo che molti torresi
erano divenuti così stupidi, da illudersi di esser capaci di gestire il male. Tutti erano certi che
lo si potesse
utilizzare, come la lampada di Aladino, per far dispetto
alla parte (partito) avversa. Purtroppo il male si è ritorto
contro tutti. Per ora si sono salvate due o tre persone
( ca pozzano priesto murì alluccanno!), le quali con esso hanno condiviso ricchezze e responsabilità.
I nomi sono noti, tutti li conoscono e li odiano e sono certo che prima o
poi la loro malvagità ricadrà sui loro figli. Se riflettete
bene, vi renderete conto che hanno provocato più danni loro a Torre che il terremoto del 1980.
Occorre dire che per contro essi sono divenuti ricchi e, di tanto in tanto,
possono
anche tranquillamente tastare il culo o le zinne di qualche figliola
in difficoltà . Tutto legale però, sotto il benevolo e paterno sguardo del male e sotto gli occhi
indifferenti di tutti! Possono far quel che vogliono, non hanno remore né
limiti, perché non credono che esista una giustizia divina ( e nemmeno quella
umana).
"Esso" se la ride e, come nel Faust, se li porterà appresso a
spalare carbone .
Queste righe potranno provocare il riso....purtroppo c'è poco da ridere oramai!
Una grande epopea: i torresi alle crociate
![]() |
Il Cappellone Liberato |
Ma
lo sapevate che nel 1099, assieme a Raimondo
di Tolosa,
Goffredo di
Buglione. Roberto Corteheuse, Baldovino di Boulogne ed i Conti di Lorena,
Boemondo e Tangredi Hauteville, partì anche un valoroso manipolo di nostri
paesani ?
Ho
avuto modo di consultare alcuni manoscritti del XII o XIII secolo (e del cui
avventuroso ritrovamento parleremo nei prossimi numeri), dove il fatto viene
narrato con scrupolosa meticolosità.

I
nostri baldi guerrieri si imbarcarono in una mattina di maggio a Bari e, dopo
una sosta a Limassol, sbarcarono a Tiro.
Essendo male armati e peggio riforniti
,
furono destinati ad un compito secondario: prendere possesso e difendere il
villaggio di Alexandretta,che si trovava tra S. Giovanni d' Acri e Tiro, dove
c'era una cappella con una sacra reliquia ("una
pretiosissima penna dell'Arcagnolo Rabiele"). Per amor
d'avventura, s'era imbarcato con gli armati pure il grande poeta Guiscardo del
Piescoinfiore detto il "Cigno delle Costarelle" autore del celebre
"Lamento di Nunziata". Immortali i suoi versi:
"
La povera Nunziata
porta nó 'uaio 'nguollo,
la jatta scostumata
s'é mangiato ó capicuollo"
A lui si devono
molte delle notizie che andrete ora a leggere.
Altra
fonte é uno scrittore persiano coevo, un certo Ahzipré
Chetapers. II
gruppo torrese era guidato da Ciacco Rascapossente e prese possesso del
tranquillo villaggio libanese. Alcuni anni dopo, un altro gruppo di paesani, partì
alla volta dei Luoghi Santi,seguendo
l'invito di papa Urbano II. Costoro percossero la pista nord, passando per Antiochia, e per un caso
incredibile, finirono inviati nello stesso villaggio di Alexandretta.
Errore
fatale ! II Conte Gunther di Aquisgrana,
che comandava la piazzaforte di
Antiochia, non aveva considerato i che il primo
gruppo apparteneva ai crociati ( che portavano per contrassegno una Croce
bianca in campo bleu) ,il secondo, invece, apparteneva ai cavalieri Templari (
Croce nera in campo bianco,ma solo per i torresi. perché tutti gli altri
templari usavano una Croce rossa in campo bianco).
Alla guida dei cavalieri del Tempio
c'erano due capitani Dudone Voccaroce e Capellunto dalle Negrebande ed
accompagnati da frá Dolcino L’Abbrancavolecene dalli Bellipanni
e da frá Pappina Bonolovino. Dall'insegnamento di
frá Dolcino
L’ Abbrancavolecene
sarebbe nato, due secoli dopo,
il movimento degli Spirituali, che
culminó con la grande sommossa religioso-contadina del 1296 capeggiata da Fra
Dolcino da
Novara (confronta lo scrittore Giovanni Sconzacaorare : Le eresie Torresi dal VIII
al XXI Secolo ; Apocrifi torresi; Gnostica Nocellara etc.). Al seguito dei due capitani erano accorsi diversi nobili
cavalieri del paese e perfino delle nobildame , che non avevano voluto
abbandonare i prodi eroi. Spiccavano nel gruppo Don Caino di Vallone, Conte di
Padula con l'intera famiglia, Dama Isaotta di Inzognarancida
dell'Ordine della Ciarliera, con la sua dama di compagnia
Donna Chiavica di Cocelomazzo Sentimiofì, Donna Juriziosa di
Acidapanza, sua zia madamigella Lionella della Percocanfosa
dell'Ordine della
Braghessina ed il nobile spagnolo Rodrigo Jaradecuorno,
marqués de Ramìn y de Escalaquarenta.
Arrivati al
villaggio del Regno di Gerusalemme non furono accolti bene da Ciacco il
Rascapossente
e la sua gente e così iniziò una
guerra fratricida. La battaglia che ne seguì venne cosi descritta dal poeta Guiscardo del Piescoinfiore
“Per balze boscose et pendii scoscesi,
venian a tommole li prodi
torresi.
Da anni se combattevano multo cum ardore
at causa de Jakillo et de
Formichello sonatore
Cum
lanza, elmi, scudi et mazze
se tiravan prete, cauci et
sputazze,
et scordanduse de la terra assai
luntana
se chiamavan " curnuti et figli de
pottana ".
Etiam se verean
viecchi assai accuorti
che tra ei s'astomavano li meglio muorti,
et anzicché re accire li feroci saracini
se scannavano zii, niputi et fraticucini
Che dulore! che strazio ! che turmento!
veré li bravi turrísi in cumbattimento.
Spaventati dalla
ferocia dei combattenti gli
indigeni ebrei,saraceni,turcopoli ed ottomani, se ne fuggirono tutti
sulle montagne,
gridando "Balis
buyúd , balis buyúd” (cioé
"diavoli bianchi"). Quel giorno ferale fu gettato il seme della
guerra civile libanese.
Dopo
tre anni di duri combattimenti, alcuni guerrieri ( con a capo Arnulfo del
Ponteducale e Cazzillo Sconzachiazza di Biancacóteca), fíutato il mutar del
vento, si staccarono da Ciacco Rascapossente ed andarono nel campo avversario a
trattare. Fu firmato un accordo nella
tenda di fra Dolcino L’Abbrancavolecene dalli Bellipanni, con il quale
concordavano una pace giusta ed equa.
Mentre,però, stavano per
firmare il trattato,
improvvisamente nella tenda entrò
Adone Misurapili
( fervido sostenitore di Ciacco Rascapossente e col grande dono
dell’ubiquità , in quanto reggeva un servizio qui ed un altro in montagna),
il quale dopo avere rampognato duramente i traditori, fuggì prima di essere
acciuffato da Tristano Lo Scontento, conte di Von Futtemberg, detto anche il
“Verro delle Casaline” . Così
ci narra l'episodio il poeta Ahzipré Chetapers:
“Fosca era la notte ed al sonno
volgean le menti,
spenti i fuochi, tra neve ed ulular di
venti
pel
campo, furtivo, s'aggirava il
tetro Adone,
guardandosi indietro come accorto
volpone.
Il millenario oriente dormiva placido e
silente
quand'ei, come lion, nella tenda saettó furente
e col core oppresso da angoscioso
tormento,
grida a tutti " perfidia, ignominia
e tradimento!"
Ciacco, sentendosi abbandonato, cercò di
compattare le proprie fila, ma invano. Per di più, in quello stesso anno, morì
un Monsignore, suo grande protettore, il che fece aumentare le defezioni .
Commovente é il resoconto che ne fa il Piescoinfiore, il quale descrive lo
stanco condottiero che lungo la riva del mare si rammarica con il fantasma del suo
predecessore, Ubaldo del Mariofino,
per l'ingratitudine umana:
“Ncoppa la rena re lo mare stava stiso
co la faccia re uno morto-appiso
et cum lu spirito del Mariufino
arraggiunava
ma se faceva russo 'nfaccia et s'encazzava.
- " 'Ngrati songo li homini, ma
et quisto io nun l 'avisse
Ce rietti na chiazza pe fa
ma vasche pé li pisci et cangiole ce chiantavano.
Ce aggio rato palazzi, sordi, posti et onori
et loro me pajano cum
et ahora, si nun facio la
me lo pongono 'nculo, sine niuna
N'un me chianate chiú Rascupussente !
Chianateme " o sfortunato
"
Sed l'animo re Mariufino
-"Lassáli ì !
Si viecchio. Quisti te mettono 'ncroce ".
-"Ma che vuó lassá ! "- arrisponneva isso
'ncazzato -
" quisti le lasso liberi, sulo
Come va a finire? Un giorno,se ne
avrò voglia, ve lo racconterò.