Prigioniero in Sud Africa

1940: Inizia l'odissea di un prigioniero di guerra torrese. 

by Ireneo  Gerolomino

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Papà si iscrisse alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale Camicie Nere, nel 1939 (aveva trent’anni) perché, si diceva che, avrebbe avuto più vantaggi a trovare lavoro, ma era un inganno.

In realtà, per fare bella figura col regime, i  Podestà fecero passare per volontari di guerra tutti gli iscritti alla Milizia, di conseguenza fu arruolato nella 144^ Legione Avellino, 14° Battaglione Camicie Nere “Dessiè” e nell’Aprile, sempre del 1939, partì con destinazione Africa Orientale.

Probabilmente prese il treno alla stazione di Montemiletto, arrivò ad Avellino  e si presentò al comando del  14° Btg. Camicie nere. Insieme al suo battaglione raggiunse Napoli, si imbarcò (forse sulla nave ”Piemonte”) e sbarcò al porto di Massaua. Da Massaua raggiunse in treno Asmara e proseguì su un autocarro per Agordat dove per la prima volta vide i Tucul, le tipiche capanne indigene e infine giunse a Gondar.

Il suo XIV Battaglione Camicie Nere  che faceva parte della  XVII Brigata Coloniale (colonnello Focanti) era sotto il Comando Truppe dell’Harar (Gen. Carlo De Simone) che a sua volta faceva parte dello SCACCHIERE EST (Harar – Scioa – Dancalia – Ogoden – Nogal ) comandato dal Generale Guglielmo Nasi che era l’ufficiale più esperto in materia coloniale e aveva il compito di fronteggiare la costa Somala Inglese e quella Francese. la Guerra non era ancora scoppiata e quando il 1° Settembre scoppiò, Mussolini dichiarò, in un primo momento, la non belligeranza dell’Italia.

 

Dopo i vari trionfi dell’alleato tedesco, però, il Duce si convinse che la Germania avrebbe vinto dappertutto nel giro di pochi mesi e così, per opportunismo, decise di entrare in guerra il 10 Giugno 1940, in modo che dopo la vittoria avrebbe potuto sedersi insieme alla Germania al tavolo della spartizione dei territori conquistati.

Diede subito l’ordine di attaccare i possedimenti inglesi in Africa e così papà si trovò nel bel mezzo di una guerra che probabilmente non aveva neppure immaginato. Le sorti dell’esercito italiano ben presto volsero al peggio e oltre ad abbandonare i territori inglesi conquistati, dovette subire l’invasione degli inglesi nei territori italiani, cosa poi non secondaria era la scarsa qualità  degli armamenti che in confronto a quella degli inglesi, per cui  a forza di ritirarsi, quello che restava delle truppe italiane, si concentrò a Gondar sotto  il comando del Generale Nasi.

 

La disperata resistenza di circa 40.000 soldati italiani, durò sette mesi  sotto un assediocon continui bombardamenti di aerei inglesi denominati “Fortezze volanti”.La cruentissima battaglia di Culqualber/Ferkaberil 21/11/1941 fu l’ultima ad essere combattuta prima della caduta di Gondar (27/11/1941) e fu proprio nella  battaglia di Culqualber/Ferkaber dove si immolarono valorosamente i Battaglioni 240° e 14° delle camicie nere ed il 1° Gruppo Carabinieri reali del 21/11/1941 che papà fu catturato. Le autorità sud africane offrirono la loro disponibilità ad accogliere e sistemare i prigionieri italiani e cominciarono a valutare in quale zona avrebbero potuto concentrare il maggior numero di prigionieri.


 

Il luogo scelto fu Zonderwater  vicino Pretoria che era un terreno spoglio e arido, inoltre era collegato tramite ferrovia al porto di Durban. I prigionieri (tra cui papà) furono portati in uncampo di concentramento provvisorio nel castello Fesilideo di Gondar dove furono perquisiti e privati di tutti gli oggetti personali soldi compresi. Da tener presente che le camicie nere guadagnavano 25 lire al giorno e papà che era addirittura Camicia Nera Scelta (caporale) guadagnava anche qualcosa in più, rispetto alle 10 lire dei soldati e se nel frattempo non era riuscito a mandare i suoi risparmi a mamma, dovette consegnarli agli inglesi oppure, come fecero tanti prigionieri, pur di non consegnare  soldi al nemico, fecero a pezzettini tutte le banconote in loro possesso.

Il 2 Dicembre del 1941i prigionieri raggiunsero con una marcia apiedi di 5 Km il campo di aviazione di Azezò e dopo due giorni ripartirono con una colonna di camion per il porto di Massaua dove era stato allestito un campo con 10.000 prigionieri.

Da Massaua cominciò, a scaglioni, l’imbarco sulle navi che li portarono al porto di Durban e da Durban raggiunsero in treno Zonderwater agli inizi del 1942.

Furono condotti subito in un campo di disinfezione, in gruppi di 50 alla volta venivano  fatti spogliare e passare sotto le docce dove un militare inglese con una stecca di legno prendeva del sapone semidenso da una latta e lo sbatteva sulla schiena del prigioniero, contemporaneamente i vestiti venivano sterilizzati con vapore ad altissima temperatura, infine ad ognuno venne dato un numero di matricola, papà era il POW (Prisoner Of War)  N. 81180.

I primi 10.000 prigionieri erano già arrivati a Zonderwater dall’ Aprile dell’anno precedente, rinchiusi in un recinto di filo spinato  dovettero subito cominciare a lavorare sodo per creare delle tende con cucine, docce, bagni e infermerie quindi papà almeno si era risparmiato il grosso del lavoro iniziale.

Il 15/06/1942 fu ricoverato all’O spedale di Premier Minecon la diagnosi “Malaria” e fu dimesso il 14/08/1942.  Collaborò  alla trasformazione di Zonderwater da tendopoli a “Città del prigioniero”. Essa fu resa possibile grazie alla volontà del nuovo comandante del campo, il colonnello  Prinsloo, a partire dal 14 dicembre 1942.Sotto la sua direzione e con la collaborazione degli stessi prigionieri  furono costruiti 14 quartieri, 50 rioni, 30 km di strade, 3000 posti letto di ospedale, 17 teatri, 16 campi da calcio (dove si svolgeva un vero campionato, vinto sempre dalla squadra “I Diavoli rossi” che era nettamente la più forte), 6 campi da tennis, 80 campi di bocce, campi da pallavolo, da basket ecc.

Grande soddisfazione manifestò il colonnello per i risultati raggiunti nel campo dell’istruzione, solo gli analfabeti che impararono a leggere e scrivere furono 11.000, inoltre c’erano insegnanti di matematica, fisica, disegno, musica lingue ecc..

Papà che rispetto agli analfabeti era più acculturato, avendo fatto la quinta elementare, ricevette una buona preparazione nel campo della matematica prova ne è il quaderno che alcuni di noi hanno visto, pieno di esercizi di Algebra, Geometria  piana, solida e analitica con relativi disegni fatti alla perfezione.

Il 25 Luglio del 1943, quando il numero di prigionieri aveva raggiunto la cifra di 108.000, la caduta di Mussolini gettò tutti nella profonda incertezza e confusione, con la firma dell’armistizio del 8 Settembre 1943, arrivò la convinzione di un imminente rimpatrio ma non fu così. Nel frattempo si crearono nel campo due schieramenti come le Camicie Nere fedelissime al fascismo che rifiutarono ogni cooperazione con gli alleati e gli Antifascisti che invece cooperarono ricavandone dei vantaggi come quello di andare a lavorare fuori dal campo.

Papà si iscrisse al gruppo N.C. (Non Cooperatori), innanzitutto per spirito di corpo(era una camicia nera) e poi perché è stato per tutta la vita nostalgico non tanto del fascismo ma del Duce che esercitava su di lui e su tutte le persone ingenue, lo stesso fascino che esercita oggi Berlusconi.Il 15/11/1945 fu di nuovo ricoverato all’Ospedale Premier Mine con diagnosi “Fistola” e dimesso il 5/12/1945. Finalmente nel primo trimestre del 1946, cominciarono i rimpatri seguendo l’ordine di cattura, quindi papà che oltre ad essere stato catturato per ultimo, aveva l’aggravante di essere rimasto fedele al fascismo, fu inevitabilmente rimpatriato per ultimo.

Intanto, Il 2 e 3 Giugno del 1946 ci furono in Italia le prime storiche elezioni sulla scelta tra Repubblica e Monarchia a cui papà non poté partecipare. I rimpatri procedevano molto lentamente, nonostante le manifestazioni di protesta in Italia dei familiari dei prigionieri, fu solo grazie al comandante Prinsloo che i tempi non si dilatarono ulteriormente.A Gennaio del 1947, in vista dell’imminente rimpatrio, papà fu trasferito al campo di Pietermaritzburg (di transito). Il 31/1/1947 fu trasferito a Durban per essere imbarcato sulla motonave  “Georgic “ insieme a tutto il gruppo N.C. (Non Cooperatori), evidentemente separati  per motivi di ordine pubblico dagli altri prigionieri che invece furono imbarcati sulla “Chitral”.

Dopo uno scalo a Mombasa e 18 giorni di navigazione giunse nel porto di Napoli il 18 Febbraio 1947. Appena sbarcato, papà fu portato ad Afragola dove era stato allestito un campo di raccolta per i prigionieri provenienti dall’Africa e dopo qualche giorno occorso per sbrigare le pratiche di rimpatrio, finalmente arrivò a casa.