Per tanto tempo ho pensato di essere rimasto solo; Per lunghissimo tempo ho creduto di camminare,  bendato  e con le mani legate dietro la schiena, in un bosco ( la selva oscura ?), nel quale non esistevano sentieri tracciati, ma solo ortiche ed  arbusti spinosi di pruno selvatico e precipizi franosi. Poi, d’improvviso, ho udito  flebili  note di un flauto intagliato nella  scorza di castagno ed ho capito che c’era un altro essere umano.  Lo incontro, gli parlo e mi accorgo con stupore  che cerca  le stesse cose che io vado inseguendo.  Mi dice, inoltre, che forse ci sono altre persone che si aggirano bendate nel bosco, che si cercano tra di loro, ma che per adesso non si trovano. Anch’esse vorrebbero parlare, dire la loro. Mi  consegna un messaggio. Cos’è? Un proclama?.   " Fa in modo che altri lo leggano", mi dice. Do uno sguardo allo scritto   e resto   esterrefatto : "Caspita" – penso- "questo è  proprio un folle!".
" Possibile che costui, qui, proprio qui  a Torre,  non chieda né salsicce né pallone? Possibile che sia tanto blasfemo da reclamare la realizzazione di  qualcosa di  tanto peccaminoso come  una biblioteca ? Non sarebbe meglio un bordello? E poi chi sarà mai  costui  da pretendere  che  non bisogna assolutamente  snaturare il nostro  paese, ma piuttosto conservarlo nella sua innocente e povera bellezza.  E’  un pazzo, un criminale, un  puorco fuori morra, che non si integra in questa meravigliosa società anzi la rifugge, perciò vaga  solitario nel bosco con  un flauto di castagno.

Sindaci, amministratori, santoni e loro delegati, politici da operetta,burocrati da quattro soldi,   da dietro una cortina rami c’è qualcuno che osserva  le vostre mosse e vi giudica.  Si è messo al di sopra delle  piccole meschinità legate agli intrecci  politici, sta al di fuori dal tourbillon dei soldi, si è portato al di qua del fiume che segna il confine col sottobosco dei vostri gretti interessi. E’ nato  un cives, è germogliata una coscienza, che pretende di dire la sua, senza paura né complessi …e adesso per voi  sono  cazzi amari!

 


Regressus in infinitum
 
(regresso all’infinito) 

      Negli scorsi decenni, soprattutto a seguito dell’ultimo evento sismico, le nostre amministrazioni hanno sostenuto un doveroso, quanto discutibile, processo di “modernizzazione” che ha generato molteplici cambiamenti: il paesaggio aveva acquistato nuova forma sotto la mano zelante dell’uomo - protagonista di una realtà sempre più fredda e inerte che, come un regista consumato, scrive la scena madre della vita: emporio di stress, mercato di consumatori, sagra di omini rampanti - . È bene considerare però che spesso la modernità consiste nel rispetto e nella conservazione, piuttosto che nella deturpazione e nell’incuria.

      A questo proposito é ben noto che, negli anni, una certa filosofia locale ha privilegiato, rispetto a una crescita culturale, una politica di urbanizzazione che ha prodotto mutamenti di ordine strutturale. Tale pratica pare essere così radicata nello spirito delle amministrazioni che voci di corridoio riferiscono della volontà di apportare ulteriori significative trasformazioni (auguriamoci almeno che non serva a compiacere qualcuno!), tali da compromettere l’aspetto del nostro “bel paesello”.

      Alla luce di quanto detto, permetteteci di esprimere il nostro dissenso (si sollevi in coro l’opinione di tutti) perché non sia l’oscurantismo a regnare su speranze e sogni, bensì un progresso collettivo e disinteressato.

      Ciò che qui urge manifestare è la necessità di un’evoluzione culturale e di un ponderato adeguamento delle infrastrutture, tali da promuovere un accrescimento sostanziale della collettività torrese poiché, allo stato attuale delle cose, mancano piuttosto il sostegno alle attività culturali, l’impegno da parte delle competenze locali a promuoverle e la propensione ad affidare tali incarichi a chi, con desiderio di innovazione e sviluppo, metterebbe a disposizione il proprio tempo a favore della comunità.

      Proviamo a considerare qualche aspetto: disponiamo di una biblioteca scoordinata e del tutto inutilizzata, la cui rivalutazione indubbiamente porterebbe beneficio alle nuove generazioni; vantiamo un gran numero di “visitatori” (sebbene il richiamo non sia di natura paesaggistica, storica o culturale) ma in quanto ad ospitalità risultiamo manchevoli di strutture adeguate e servizi di prima necessità e, cosa ancor più grave, si pretenderebbe di rimediare in tal senso “allestendo” passaggi alternativi o predisponendo luoghi inadatti a tali scopi. 

      Da questo breve ma eloquente ritratto emerge un’unica sconfortante certezza, ovvero l’incapacità di attuare miglioramenti concreti e duraturi, che portino benessere alla comunità tutta. Domandiamoci allora se vogliamo realmente la crescita del nostro paese oppure se, per scarsa attitudine, preferiamo delegare tale compito a chi non si è mai curato delle nostre esigenze ignorando le nostre aspettative.

      Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 “Gli Apollinei”