Pubblichiamo con entusiasmo questo articolo che ci ha inviato la Dott.ssa Michela De Minico. Sembra un paradosso che a Torre ci si possa interessare anche di qualcosa che non sia il prete, che si possa scrivere un articolo  possedendo solamente una   laurea e, ancora più stravagante, che lo si faccia senza chiedere soldi, prebende  o favori vari. Si può volare in alto anche solo con la forza delle proprie ali, senza farsi portare dal vento. Michela,   ha tradotto la sua “opinion” anche in inglese, in modo che  quanti ci seguono dall’estero possano ascoltare la sua voce e , se la pensano differentemente, anche dissentire.  Anche se viviamo ai margini dell'impero  ed in un periodo che potremmo definire medio-evo, non è detto cheo che qui ci siano solo servi e che non possa arrivare un "rinascimento".

 

DIO BENEDICA L’AMERICA… E GLI AMERICANI!!!

        Quando, qualche giorno fa, si è appreso della riconferma di George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti d’America, un nodo mi ha stretto la gola. Da tempo i mass-media ci avevano abituati all’idea di una possibile, quanto auspicabile vittoria del candidato democratico John F. Kerry, mite avversario del repubblicano Bush. Ma, come spesso accade, i pronostici lasciano il tempo che trovano. Infatti, nonostante i primi, confortanti risultati dessero in vantaggio il senatore di Boston, la débacle del medesimo è pressoché avvenuta in seguito all’energica rimonta dell’ardimentoso Bush, laddove i voti prodotti dalle sedi elettorali dell’Ohio hanno avuto un ruolo determinante. E proprio in Ohio sembrava essersi ripresentato il fantasma della Florida (tutti ricorderanno – e qui non necessita alcuna dovizia di particolari –, l’inghippo occorso quattro anni or sono quando la vittoria di Al Gore fu oscenamente invalidata e aggiudicata al solito George W. Bush).

      In realtà qualcosa si presagiva: dall’estenuante campagna elettorale la percentuale di preferenze espresse dallo zelante popolo americano in favore di Bush è talora risultata in misura lievemente maggiore rispetto a quella del buon Kerry (per dovere di cronaca è d’uopo riportare che, molto più spesso, lo scontro si concludeva con un ex aequo). A questo punto però faccio un salto all’indietro.

      La sera del 2 Novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, in cui tutti ma proprio tutti si recano al cimitero a far visita ai propri cari (come se il resto dell’anno non fosse adatto a tale scopo), continuavo a rigirarmi nel letto: un infausto presentimento mi assaliva impedendomi il legittimo riposo.  Qualche ora dopo si era verificato il peggio: l’esito dello scrutinio aveva conferito la vittoria all’inoppugnabile Bush; il senatore Kerry, giunto alla resa, ammetteva mestamente la sconfitta, augurandosi (come d'altronde credo abbia fatto il resto del mondo) che “Mr. President” potesse risolvere i problemi che tanto affliggono la nazione americana e perché no, qualora avesse avuto un po’ di tempo, potesse altresì dedicarsi all’annosa questione irachena. E intanto giungevano a frotte le congratulazioni da tutto il mondo; il nostro presidente del Consiglio, in visita a Mosca per siglare con l’amico Putin nuovi confortanti accordi, traboccante di letizia, aveva presto inviato le dovute felicitazioni al rieletto presidente mentre, alla Casa Bianca e in gran parte degli Stati Uniti, dilagavano i festeggiamenti.

      Ora qualcuno si domanderà quale fine abbia questo tracimare di parole, questo oramai consueto ripercorrere la storia attuale… è presto detto… J’ACCUSE!!!

      Accuso quella parte di America che ha dato credito alle panzane di un assolutista guerrafondaio; la accuso di non aver considerato l’eventualità di ritorsioni ancor più gravi da parte delle organizzazioni terroristiche; la accuso di aver manifestato la più vile indolenza nei riguardi di un popolo martoriato da una guerra pretestuosa che Bush ha fortemente voluto; la accuso per non aver preso in seria considerazione la possibilità di porre fine a questo eccidio; la accuso per non aver tenuto conto degli errori perpetrati dal presidente Bush, peraltro pubblicamente ammessi dai suoi preziosissimi collaboratori; la accuso per aver rivelato carattere approssimativo e inusitata imbecillità. E ancor più accuso gli sgherri che costituiscono questa alleanza di morte e intolleranza di laido funambolismo, bieca viltà e DISONORE.

      Chi ha qualcosa da obiettare lo faccia pure, ma questi tenga bene a mente che la libertà, lo sviluppo, la pace non si edificano con le armi e che siamo tutti partecipi della dignità altrui. Tuttavia, fino a che le diversità saranno considerate discriminanti, fino a che si pretenderà di estinguerle imponendo i nostri costumi e soprattutto fino a che gli interessi di Bush e dei suoi aguzzini muoveranno la politica internazionale, francamente non credo potranno crearsi le premesse necessarie a una convivenza pacifica tra culture. 

 Michela De Minico

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GOD BLESS AMERICA… AND AMERICANS!!!   

      When a few days ago we heard about re-election of George W. Bush to the Presidency of the United States of America, I had a lump in my throat. For some time mass media had accustomed us to the idea of a possible, as much as desirable victory of the democratic candidate John F. Kerry, meek opponent of the republican Bush. But, as it often happens, the prognostics are feeble. In fact, despite the first, encouraging results gave in advantage the senator of Boston, his débacle has nearly happened following the powerful recovery of the daring Bush, whereas the votes produced by the polling stations of Ohio had a conclusive role. And just in Ohio the ghost of Florida seemed to arise again (everyone will remember – and here it doesn't require any wealth of detail –, the hitch occurred four years ago, when the victory of Al Gore was obscenely invalidated and awarded to George W. Bush).

      Really something had already foreseen: from the exhausting electoral campaign the percentage of preferences expressed from the zealous American people for Bush has sometimes resulted slightly higher in comparison with that of the kind Kerry (for the record it is necessary to report that, very often, the challenge concluded with an ex aequo). But at this point I take a backward step.

      The night of November 2nd, day of the commemoration of the dead in which everybody goes to the cemetery to pay visit to their own kinsmen (as if the rest of the year weren’t appropriate for such a purpose), I kept on turning in my bed: I was seized by an inauspicious presentiment that prevented me from proper rest. Later the worst had already verified: the result of the poll conferred victory to the incontestable Bush; the senator Kerry, went to the surrender, sadly admitted the defeat, wishing (as I suppose the rest of the world did) that “Mr. President” could solve the problems that so much distress the American nation and why not, if he had a little time, he would also devote himself to the hoary Iraqi question. In the meanwhile congratulations reached in flocks from the whole world; our Premier, on a visit to Moscow in order to subscribe with his friend Putin new reassuring accords, overflowing with joy, quickly sent the due congratulations to the re-elected president while, the White House and a large portion of the United States spread their celebrations.

      Now someone will wonder about the reason of these overflowing words, about the reason of this running through the actual history… and I soon reply… J'ACCUSE!!!

      I accuse that portion of America that gave credit to the fibs of an absolutist warmonger; I accuse it to for not considering the eventuality of more serious retaliations from the terrorist organizations; I accuse it for manifesting a scurvy indolence with regard to a people tortured by an unreasonable war that Bush has strongly wanted; I accuse it for not  seriously contemplating the possibility to put an end to this slaughter; I accuse it to for not regarding the mistakes perpetrated by president Bush, also publicly admitted by his precious collaborators; I accuse it for revealing an approximate personality and an unusual stupidity. And still I accuse the bravos that constitute this alliance of death and intolerance of filthy funambulism, wicked cowardice and DISHONOUR.

      Who has anything to object can do it, but he must keep well in mind that freedom, development, peace can’t be built with weapons and that we all participate in other people's dignity. Nevertheless, as long as differences will be considered discriminating, as long as we will expect to extinguish them imposing our customs and above all as long as the affairs of Bush and his tyrants will move foreign politics, honestly I don't think it’ll be created the premises indispensable to a pacific cohabitation among cultures.

 Michela De Minico