IL MALE DELLA CULTURA: L’ITALIA CHE NON SENTE, NON VEDE E NON PARLA.

 

 

    La tutela del patrimonio culturale e la promozione di nuove iniziative ricreative sono argomenti poco dibattuti nel nostro Paese, da una parte a causa dello scarso interesse della nostra classe politica, che non favorisce iniziative e investimenti; dall’altra dalla mancanza di coinvolgimento da parte degli stessi cittadini.

Nel Maggio del 2003, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della consegna delle medaglie d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, intervenne con un discorso significativo circa l’importanza della preservazione del nostro patrimonio culturale, ribadendo con forza che questo rappresenta l’identità della nostra Nazione.

    In sostanza asserì che la cultura umanistica, l’arte, la musica, l’architettura e la letteratura italiane sono l’espressione più profonda dell’identità del nostro Paese, ed esortò a proteggere e promuovere il nostro patrimonio artistico e culturale,  in quanto compito inalienabile per dettato della nostra Repubblica, legittimamente sancito dalla Costituzione. E’ lampante il richiamo all’art. 9 della nostra Costituzione, che recita:”La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nostra Nazione”.

     E sebbene i principi espressi in questo articolo siano evidentemente diversi per oggetto e finalità, - il primo sollecita alla promozione delle attività culturali, il secondo è finalizzato alla conservazione del patrimonio culturale “pregresso”-, entrambi esprimono ed incorporano il valore morale e sociale della  cultura.

Le indicazioni dell’articolo 9, in particolare quelle che fanno riferimento alla conservazione del nostro patrimonio culturale, sono state meglio recepite nel codice dei beni culturali e paesaggistici introdotto nel 2004 con un decreto legislativo approvato dal Mibac.

     La realtà però appare ben distante da quanto è indicato nella nostra legislatura. Numerose indagini di settore hanno dimostrato che l’Italia, al contrario di altri Paesi europei, non investe adeguatamente nelle attività culturali risultando così fanalino di coda nella UE. Negli anni scorsi il Ministero per i Beni e le attività culturali, le soprintendenze e le Regioni, piuttosto che promuovere la cultura nel nostro Paese, hanno contribuito ad ampliare numerosi sprechi e a diffondere la percezione della cultura come valore secondario e non come elemento di sviluppo.

Poco “praticata”, la cultura apporterebbe benefici all’Italia, migliorandone l’immagine commerciale, l’equilibrio sociale e favorendo le innovazioni e la crescita dell’intera Nazione.

A tale scopo nel febbraio del 2004 si è costituita una società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo denominata Arcas, sorta con la finalità di sostenere progetti e iniziative concernenti i beni e le attività culturali, individuando proposte interessanti e lanciando idee innovative nel panorama culturale italiano.

Attualmente l’organizzazione si propone anche di predisporre progetti per il restauro ed il recupero dei beni culturali, di sostenere la tutela paesaggistica intervenendo nel settore edilizio per mitigare l’impatto delle infrastrutture.

Ma, prima di promuovere iniziative e vagliare nuove proposte bisognerebbe anzitutto intervenire in alcuni ambiti.

Un primo intervento andrebbe messo in atto nel sistema scolastico. La scolarizzazione è un elemento decisivo poiché l’istruzione veicola la cognizione esatta delle cose, requisito importante affinché si possa sviluppare una propensione solida verso la salvaguardia del nostro retaggio culturale. Un’adeguata formazione intellettuale contribuirebbe ad accrescere la sensibilità verso l’ arte, la creatività e tutte le attività culturali in genere.

Il grado di istruzione potrebbe, in sintesi, incentivare la rivalutazione della cultura nella scala dei valori comuni e potrebbe inoltre essere un elemento trainante nella riqualificazione della vita dei cittadini che, attraverso lo studio, acquisirebbero maggiore coscienza delle proprie radici.

La rivalutazione del patrimonio artistico e culturale italiano potrebbe avere luogo anche attraverso l’attuazione di linee politiche ben precise. Una classe politica responsabile dovrebbe creare un percorso virtuoso di investimenti sul territorio che potrebbe dare frutti preziosi. Nel 2011 le risorse cha ha investito il nostro Paese nelle attività ricreative  risultavano inferiori del 65% rispetto agli investimenti di Francia e Germania.

     E ancora si potrebbero potenziare, su scala nazionale, edifici e luoghi dedicati alla cultura; riconvertire strutture in disuso adibendole ad hoc, perché i progetti delle innumerevoli associazioni culturali disseminate sul nostro territorio possano concretamente, e in maniera dinamica, realizzare iniziative e arricchire il quadro dei beni e delle attività culturali, contribuendo a migliorarne la conservazione, la fruizione e la valorizzazione.

  

Michela De Minico