
CONSUETUDINI E TRADIZIONI
Il Mayo
Il
mayo è il Maggiociondolo (Laburnum Vossii), un bellissimo albero che a
maggio si copre di grappoli di fiori gialli. A Torre le Nocelle, alla vigilia
del primo di maggio, c’era una volta questa simpatica usanza: Davanti alle
porte delle case delle ragazze da marito, durante la notte, si lasciava un
ramo di mayo o di rosmarino oppure di pioppo. Il
mayo significava che la ragazza
si sarebbe sposata entro l’anno, il rosmarino (a rosamarina) che
la ragazza era carina e che interessava un ragazzo, il pioppo, infine, voleva
dire che la ragazza sarebbe rimasta zitella.
Inutile
dire che i padri, durante quella notte, vigilavano attentamente e si svegliavano
all’alba per rimuovere eventuali rami di pioppo.
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O
puorco re S. Antonio.
Questa
simpatica tradizione è rimasta in vita fino agli anni cinquanta. Per finanziare
la festa di S. Antonio, spesso una fedele acquistava un porcellino
che veniva nutrito dall’intera comunità. Il maialetto
veniva lasciato libero durante tutto il giorno e si abituava ad
andare di porta in porta , dove da tutti riceveva un poco di cibo .
Poi, al momento opportuno, lo si vendeva ed il ricavato andava per la
festa del Santo.
La
cena per i morti
A Torre era consuetudine ( prima dell'invasione della bruttissima festa americana di Halloween) preparare, la notte di Ognissanti, una cena per i morti più cari. Si pensava, difatti, che quella notte i defunti sarebbero tornati a visitare i vivi. Si lasciava la tavola imbandita con tanti coperti quanti erano gli spiriti che si pensava avrebbero visitato la casa. Si apparecchiava con vino ed una bacinella d'acqua, in modo che si lavassero le mani. Si pensava di onorarne la memoria; era la pietà delle persone che credevano nell' Aldilà e che la morte recideva la vita ma non i legami affettivi. Non si aveva paura di loro né li si derideva con stupidi travestimenti.
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Il marzullo
Questa credenza,
tramandata fino agli anni cinquanta è quasi sicuramente risalente ad epoche
molto remote, addirittura pre-cristiane, quando si celebravano riti
legati al ciclo delle stagioni, a miti solari
o culti propiziatori dei raccolti.
A Torre, agli inizi di marzo, le nonne ( oppure
anziane vicine)
fabbricavano il “marzullo”, una collanina o un braccialetto di
perline colorate, che doveva essere portato dai bambini
per tutto il mese di marzo “ a protezione dal sole di marzo”, che era
ritenuto molto nefasto.
Abbiamo la certezza che occorreva molta
perizia nel fabbricare il marzullo e non ci
si limitava solamente ad
infilare perline colorate. Pare, invece, che
si dovesse usare una certa disposizione cromatica delle pietruzze: Solo una
perlina nera, poche rosse, molte azzurre e bianche.
Nessuno, credo, si sia messo mai a studiare un marzullo (né
antropologicamente nè matematicamente parlando), ma sono sicuro
che dietro la successione cromatica
delle
perline si
nascondesse “una visione
oppure una formula augurale” e non una
sequenza casuale.
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Nello stesso giorno che si dava il marzullo si "pinkiariavano i capilli", cioè si tagliavano 4 ciocche in 4 regioni diverse del capo,quasi a voler segnare una ideale croce. Una sintesi perfetta tra paganesimo e cristianesimo.
La stroccola

Alla
vigilia di S. Giovanni ( 23 giugno), nella notte di mezza estate, era
consuetudine sciogliere un pezzo di piombo e versarlo in una bacinella
d'acqua recitando questa formula:
"San Giovanni San Giovanni
rimme la ciorta ca me manni".
Dalla forma che prendeva il piombo si traevano auspici per il futuro.