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In memoria di Umberto Capone e Riccio Vozzella
Un luglio infuocato, che fa calcinare le pietre e cagliare il sudore sotto i vestiti, ha portato quest’anno, assieme al suo soffio arroventato, anche il nero e fetido soffio della morte. In un paese dove sono nati tre bambini in un anno, non è naturale che ne muoiano quattro in una settimana. Io, personalmente, non ce la faccio più di sentire campane che suonano a morto e stringere le mani a persone in lacrime; non sopporto più il profumo dolciastro, di cocomero che marcisce al sole, della cera che si scioglie o dei fiori che si decompongono nel calore nella nostra Chiesa. Sono frastornato. Mi sembra di camminare da solo in un immensa cripta, umida, dai soffitti alti, dove sento solo l’eco dei miei passi che rimbomba. Mi rendo conto allora che sto dando corpo all’assenza, al senso di vuoto determinato da irrimediabili perdite che genera solo marrimento. Ho perso…abbiamo perso dei cari amici,persone che quando è stato in loro potere hanno fatto solo del bene ed ora per molto tempo sentiremo i morsi della solitudine. Umberto Capone era un signore. Era nato signore e come tale ha sempre vissuto. Il blasone non l’aveva ereditato da un avo, ma lo aveva usucapito in 75 anni di vita da signore. Lo vedo in una foto del 1950 - bellissima foto- che sembra tratta da un film di Pupi Avati.
Ho una seconda sua foto, presa mezzo secolo più tardi, quando già aveva avuto ormai gravi problemi di salute, ma sempre con lo stesso identico sorriso.
Era come un ragazzo, sempre pronto a stupirsi per i progressi tecnologici, internet sopratutto, e entusiasmarsi per i suo stentati pomodori e per le asfittiche zucchine che riusciva a coltivare in quella pietraia che chiamava orto. Faceva quasi tenerezza quando si travestiva da contadino. Si interessava con passione del suo paese, della sua chiesa, della sua gente e si indignava molto quando intravedeva qualche porcheria. Umberto, il commissario, come lo chiamavo io rispettosamente, aveva ancora il senso civico e la capacità di indignarsi e lo faceva pubblicamente, senza mezzi termini e senza civettare col potente di turno.
C Al suo funerale, Ciriachino di P. , il più irridente tra i torresi, si è commosso e mi ha raccontato che che non c'era stata mai una volta che Umberto, passando per il piazzale della Chiesa, non gli avesse rivolto una battuta o un sorriso amichevole. Addio Commissario!
Insieme a Riccio Vozzella, a Torre, è morta anche madonna coerenza. Durante la sua esistenza aveva sofferto tantissimo e aveva dovuto sopportare tantissime angherie ed ingiustizie. Per la sua fede politica aveva dovuto subire enormi discriminazioni. Oggi che ci vantiamo di essere “political correct” nei riguardi di coloro che professano una fede od un credo diverso dal nostro, dovremmo ricordarci di quando un prete lo privò del suo piccolo e precario lavoro di suonatore di campane ( inviandogli, tra l'altro, due carabinieri a togliergli le chiavi del campanile) solo perché osava professarsi comunista.
Sapete lo vedo Lassù e, credetemi, mi viene da sorridere. Immagino quanto casino farà quanto non vi troverà Peppo Stalin. Mi viene da sorridere ancor di più nel pensare che, tra le miliardi di anime che vestono la tunica bianca, ci sarà lui, Vozzella Riccio con la sua camicia rossa che né San Pietro nè il Padre Eterno hanno convinto a lasciare. No! Aspettate... ce ne sono due di camicie rosse nelle mie visioni. Sarà Lenin? Marx? No! No! Riccio sta seduto sotto il monumento e sta avendo un’animata discussione con Ciriaco (…quel Ciriaco….quello Buono…quello che sta sulla peragna, insomma). Si sono sfidati ma sempre rispettati e poi...vestono con lo stesso colore.
Ho piantato due alberi nel mio podere in ricordo di Umberto e di Riccio. Sono andato al migliore vivaio di San Giorgio ed ho scelto due ciliegi per ricordarmi sempre di lor, come avrebbe fatto un rabbino a Gerusalemme per ricordare due giusti. Quando giungeranno a maturità le chiome tonde e si riempiranno di fiori bianchi, sospirando penserò che sia una bomba piena, di quelle fantastiche che Umberto riusciva a far arrivare per la festa di San Ciriaco. Quando i rami saranno colmi di ciliegie, i frutti più rossi che nascono in questo emisfero, penserò con affetto a Riccio. Grazie amici, grazie per l’amicizia con cui mi avete onorato. Perdonatemi se non ho saputo distillare dal mio cuore, né intrecciare come ghirlande, le parole con cui avrei voluto onorarvi.
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