Eduardo
( Edward) Ardolino: L'uomo che voleva scolpire un tempio greco.
di Cirignano Florindo
“…Quando ero un ragazzo e facevo l’apprendista scalpellino presso mio fratello Celestino avevo un sogno. Un sogno è come la cometa del presepe: se lo segui, prima o poi, ti porterà da qualche parte. Un mio amico, che studiava al ginnasio, una volta mi mostrò il suo libro di storia dell’arte con i disegni dei templi greci di Atene e Pesto. Restai fulminato da quelle colonne eleganti, dai fregi sui frontoni che parevano sospesi tra terra e cielo. Io avevo un sogno ! : scolpire un tempio o una cattedrale..... “
Ruardo re Moschecchia partì
dal porto di Napoli il
21 ottobre 1898 su un bastimento
tedesco: il Kaiser Wilhelm II.
Aveva 15 anni, praticamente un bambino, tuttavia affrontava un’ attraversata
di 15 giorni per raggiungere suo fratello Celestino, che lo
aveva “chiamato” da Boston, dove era emigrato un paio di anni prima.
In un giorno d’autunno, mentre a Torre ancora si sentiva il tepore
di un’aria profumata
di mosto, traghettò, assieme alla sua valigia ed ai suoi
stracci, i suoi sogni infantili nel mondo degli adulti.
Su quella nave, tra tanti italiani, non c’era nessun altro di Torre.
Partì con 100 lire (un valore di 350 euro attuali)

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“Mamma dammi 100 lire che in America devo andar...” si cantava in quel tempo. I denari non solo dovevano bastare per l'intera traversata ( un emigrante doveva possedere come minimo 30 $ ), ma dovevano servire anche per i primi giorni di permanenza negli Stati Uniti, per cui gli addetti all’emigrazione annotavano scrupolosamente prima che sbarcassero quanti soldi fossero rimasti nelle loro tasche .
Il
3 novembre 1898 attraccò a New York, dopo 15
giorni di traversata in terza classe. I ricchi passeggeri
di prima e seconda classe vennero comodamente ispezionati nelle loro
cabine
e fatti sbarcare dopo superficiali controlli. Alcune centinaia di poveracci,
tra cui Eduardo, furono stipati su di un traghetto, esposti alle
intemperie, lasciati per ore senza acqua né cibo e, infine,
portati
a Ellis Island.
| (Clikka per allargare l'imagine) |
A gruppi furono condotti nella “Sala di Registrazione”dove e fatti sedere su panche di legno in attesa delle visite mediche e del colloquio. Più tardi, se ritenuti idonei e quindi non respinti, sarebbe ripassati per le “Scale della Separazione”, dove amici e parenti spesso venivano separati per essere inoltrati nelle differenti destinazioni di lavoro. Gli consegnarono una “Ispection Card”, un pezzo di carta con un numero stampigliato. Dopo alcune ore un medico lo esaminò brevemente e lo lasciò passare.
" ..... Non dimenticherò mai le urla strazianti di donne e bambini, quando un medico segnava con una "X", con una "PG" o una "K" la schiena di qualche loro parente. Significava la separazione o,nel caso del capofamiglia, il rimpatrio. I segnati erano i malati, gli indesiderati , che talvolta si lanciavano in mare , preferendo morire piuttosto che ritornare dal posto dove erano venuti. Anche io mi sarei buttato a mare se mi avessero detto che non potevo passare......"
Infine furono condotti, a gruppi di trenta, seguendo l’ordine del foglio d’imbarco, davanti ad un funzionario dell’immigrazione, un uomo vestito con una divisa blue, grasso, col viso paonazzo dai grossi baffi. Parlava un poco di italiano, per fortuna.
-
Quanti anni tieni ? - disse, masticando un sigaro.
-
15 – rispose Eduardo
-
Che jobbe fai?
-
Cosa?
-
Che sai fa, che mestiere ?- ribadì seccato il
funzionario.
-
Scultore – rispose orgogliosamente il ragazzo.
Il funzionario lo scrutò con attenzione, pensando tra se che doveva essere un apprendista stone-cutter, un tagliapietre con una bella faccia tosta, tuttavia sul registro scrisse “sculptor”. E per sempre in futuro, Edoardo avrebbe firmato le sue opere aggiungendo al suo nome il titolo di scultore.
Annotarono
tutto ( età, stato di salute, chi aveva garantito
per lui e dove andava ad abitare, se sapeva leggere e scrivere, se fosse mai stato in
prigione o se avesse vissuto di pubblica carità. Gli chiesero perfino se fosse
monogamo o poligamo. Dopo molte ore
gli fu dato il permesso di sbarcare e poté salire
su un traghetto che lo portava su di un molo di New York, dove lo
attendeva suo fratello.
Questa
storia potrebbe finire qui, come tante storie di tanti torresi,
che passarono nell’altra
parte del globo solo per trovare l’indispensabile per sopravvivere, se non
fosse che Eduardo, in società con Celestino, divenne tanto bravo
nella sua arte che disseminò gli Stati Uniti di opere grandiose .
Nel 1928 con due disegni partecipò con successo al concorso per la realizzazione del Monumento ai Caduti a Torre le Nocelle. Eduardo teneva particolarmente a quest'opera, perché era la prima che faceva a Torre, ma soprattutto perché tra i caduti della prima guerra mondiale c’era anche suo nipote Giovanni Maria, figlio di Celestino, anch'egli marmista, morto a Monfalcone il 5 settembre del 1917 a tre giorni dal suo 22 compleanno. Fu scelto un obelisco con una Vittoria Alata. Nel 1929 per nave arrivarono 9 casse contenenti le gigantesche catene e la statua in bronzo della Vittoria. A Torre ci fu un mezzo scandalo, perché qualche emigrante riconobbe nella Vittoria Alata, che nuda dominava dall’obelisco la piazza, le fattezze di un’amante di Eduardo. Egli, difatti, aveva scelto come modella una aspirante ballerina di Black Bottom, un ballo che impazzava dopo il 1927 in USA e che aveva sostituito il Charleston .
Negli anni trenta ai fratelli Ardolino vengono commissionate una serie di opere pubbliche e private di grande importanza:
- I Dossali e l'altare
maggiore nella Saint Thomas Episcopal Church a New York;
- I Parapetti del Lookerman Street Bridge nello stato del
Deleware;
-
Un gruppo equestre
( di cui non abbiamo
immagini);
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Gli interni della Trinity English Lutheran Church a Fort Wayne nello
Stato
dell' Indiana;
-
Le colonne del vestibolo del Nebraska State Capitol ;
-
Opere nella Cattedrale di St Jonh the Divine a New York City:
-
Opere nella Church of the Heavenly Rest. a New York City;
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Opere nella Heinz Memorial Chapel all'Università di Pittsburg:
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Opere nella Princeton University Chapel nel New Jersey;
-
Opere nella U.S. Courthouse in Foley Square a New York.
L'opera più significativa, tuttavia, fu il frontone dell'Archivio di Stato di Washington, ovvero il "Frontone del Destino" , con la cui realizzazione si avverò il suo sogno di scolpire un tempio greco.
"....Cara sorella Seppuccia, mi manca tanto il mio paese, ma se fossi rimasto a Torre le Nocelle il massimo che avrei potuto fare sarebbe stato realizzare qualche pietra tombale o qualche camino... Per sfuggire alla miseria, però, ho pagato un caro prezzo...."
Morì il 13 Aprile 1943, lasciando 3 figli ( Edward, Emmanuel e John) e la moglie Nicolina. Il New York Times gli dedicò un lungo articolo e un necrologio :( Architectural sculptor dies ...Worked on notable bulldings...). Per lungo tempo aveva vissuto a Metuchen nel New Jersey, ma aveva i suoi uffici al n. 261 di Brodway.
Galleria delle opere di Eduardo Ardolino
(clikka sulle immagini per ingrandire)
![]() Saint Thomas Church |
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![]() Heinz Memorial Chapel |
![]() St. John Divine New York |
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![]() |
![]() Monumento ai Caduti in guerra a Torre le Nocelle |
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