AUTUNNO
Rapite dal vento le foglie ingiallite
volano, cadono, e rotolano al loro destino.
L'albero spoglio, infreddolito, con i rami scapigliati, infonde tristezza.
Il cielo è bigio, una tenue luce placa le pene autunnali che evidenziano il lugubre evento.
Un uccellino arruffato su un ramo, pigola il cibo mancato, vedendo precipitare d'improvviso la notte.
La scena riflette nell'animo mestizia,
mentre volge al fine un ciclo del tempo infinito.
La natura scende nella notte, nel sonno invernale per sognare l'alba della primavera.
Tutto il vissuto alla terra ritorna:
rinascerà col seme e il fiore, con
l'amore dei cuori, la gioia e il dolore.
L'ADOLESCENTE
Vorrei tornare per un istante,
in petto al monte a quel torrente,
ove l'acqua dai rupi scende,
a valle corre e mormorare si sente.
Avanza come la mia vita,
implacabilmente veloce,
e le dolcezze al ricordo invita:
nel verde prato, in primavera giunse,
Enza, come in un sogno.
Vengo a lavare panni, soggiunse,
mamma non cera.
Il cuore mi batte, manca la parola...
tutto d'un tratto mi cinge il collo
e s'avvinghia a me.
Come mai, le sue labbra forte baciai...
Cosa accadde non lo saprò mai...
Estasiato nel cielo volai…
Raggiunsi le stelle nel firmamento,
addormentato per un momento...
Quando mi risvegliai,
in un altro mondo mi trovai...
Violette, margherite, profumo di vita
piante inverdite:
s'era abbellito tutto il creato
un paradiso era diventato.
Nei rovi il merlo e l'usignolo
erravano al mondo il nostro amore.
LA MARGHERITA
Mi ama, non mi ama.
Mi ama: non mi ama- MI AMA
E' primavera. Raccolgo una margherita.
Quanta beltà nel piccolo fiore, porta il ricordo d'un tempo lontano, quando strappavo le sue foglie.
Era primavera, l'alba recava la luce del nuovo giorno.
Avveniva il risveglio della vita: la vegetazione si elevava per baciare il sole, gli uccellini si rincorrevano a festa, le fanciulle accorrevano a l'opera nei campi e sventolavano la vita con canti campagnoli. Una musica che penetrava il cuore a chi predisposto a captare tanto amore.
Fra quelle grazie anche Fiammetta, colei che penetrava il cuore con gli sguardi fuggitivi.
Quanti pensieri e affanni per incontrare la luce penetrante dei suoi occhi.
Ogni suo gesto promuoveva nell'animo mio sensazioni piacevoli al punto che anche l'aria nel suo intorno recava il profumo dei fiori. Seguivo i suoi passi, annusando il soave profumo.
L'impeto dell'amore, quanto travolge, lascio
immaginare la trasformazione della mia persona.
Nulla può fermare l'onda del mare in tempesta: la nave diventa un fuscello nel turbine della suprema forza.
Io ero la barca, però non affondavo, innalzato alla sommità del piacere.
Il vento ha spazzato i tesori della vita e vagano dissolti nell'aria. L'anima é nelle nuvole, nel vento, nella luce dei corpi celesti e naviga verso le sconosciute galassie.
Forse nelle stelle la gioia della vita trascorsa, la cui luce ci giunge nella notte perché continui nei sogni ad anelare le grazie dell'amore che sono il nostro esistere.
IL SEME
Se in uno stagno cadere si lascia un sasso
cerchi concentrici arrivano alla sponda,
in lungo e largo tutta l'acqua è mossa.
Così l'amore come l'onda giunge
per innalzare al sommo la vita,
felicemente sin quando disgiunge.
Feconda il seme, l'infiora per il frutto,
avvia un ciclo ben determinato
da chi l'anima volle nel costrutto.
Al dipartire s'innalza leggera
va nel cielo all'eterna fonte...
e la materia ritorna dove era!
I venti in eterno sono a lottare,
non ci sono vinti, ne un vincitore
ma è il voler tutto agitare...
finché germoglia il seme con l'amore.
IL CAMPANARO
Il campanile del mio paese
Piano, piano, sta crescendo,
Con storie, vecchie e nuove
è un grande avvenimento.
A gli emigrati un messaggio:
Siamo Torresi di coraggio,
Uniti, pronti a dimostrare,
Ci possiamo comparare
In arte, scuola e civiltà.
Navigando per il mondo
Rileviamo, annoverando
Nozionismo, emozioni e novità.
Or possiamo dialogare:
Col fratello americano,
Col cugino australiano
E l'amico, dove abiterà.
Comunità tanto lontane,
Udite il suono delle campane?
Sono del nostro paesello,
Un concerto tanto bello
Già udito in verde età.
LA PIPERITA
Pipì e Pipe' si conobbero al mare,
dove fecero alleanza:
decisero la danza e incominciarono a ballare.
Le note musicali produssero emozioni,
anche esclamazioni: Do Re Mi Fa…
Essere abbracciati, come unificati,
anche disorientati in quel: Do Re Mi Fa...
Come in un deserto ancora inesplorato
piacere dolcificato col: Do Re Mi Fa…
Pipì resta contratto, felice ed estasiato,
anche un po' provato per la musicalità…
Pipe' racconterà la sua bella avventura…
Nella foresta vergine, un portento di natura,
chi vuole trovare l'uscita, una vita ci vorrà,
sbandiera ai quattro venti la sua felicità.
FILASTROCCA: IL SEME NEL CERCHIO
- Adoro i fiori: - sono la gioia degli occhi;
- Amo i bambini:- sono il fiore della vita;
- Amo i giovani:- sono la vita in germoglio;
- Amo gli anziani:- sono la saggezza dell'uomo;
- Amo la terra:- in essa il seme risorge dalla morte;
- Amo le stelle:- la loro luce è anche nei miei occhi;
- Amo il cielo:- é infinito come la vita;
- Amo il mare:- é la fonte dell'acqua per la vita;
- Amo le nuvole:- in esse c'è la vita dissolta;
- Amo gli uccelli:- volano nel cielo e camminano sulla terra;
- Prego per i morti:- sperando risorgono in una vita più avanzata;
- Amo il mondo: creatore dell'uomo, più grande del mondo;
- Amo la fantasia: è la madre che crea lo sconosciuto;
- Amo la vita: è l'esistenza, animata dal mistero dell'amore;
- Sono avvinto dal cerchio: nella sua area orbita il ciclo della vita che
perisce e si riproduce all'infinito;
- Amo il sole: i suoi fotoni lievitano lo sviluppo della vita e partorisce
il bene e il male, due potenze in lotta, per tenere in equilibrio
l'amore incarnato, il paradiso di tutti.
LA MASCHERA
CARNEVALE, gaio vero e bugiardo,
per le strade semina armonia,
coriandoli, maschere e fantasia,
creano la bandiera della giocondità.
Anche io vendo sensazioni,
narro la verità velata d'ironia,
perché l'uomo sulla retta via,
giammai ha voluto camminare.
Come esempio cito la politica,
solo artificio, castelli camuffati,
su i carri allegorici " tanti pirati"
ruberie e inganni con l'onorabilità.
Il cittadino! un pollo spennato:
prima l'amico, poi un burattino,
paga le tasse stupido cretino,
questa è la legge della tua volontà.
Nell'astuzia del prestigiatore,
soltanto farsa non l'alto ingegno
il fulcro, un velo sul congegno,
si crea la pedina per chi la giocherà...
Io piango e rido, e non mi ribello,
osservo attento i carri mascherati,
la satira figura l'oggi bordello,
stelle filanti domani non si sa.
Carnevale 2002. Adamo
OLTRE I COLLI IRPINI
.............
Quando varcai le colline che delimitavano il mio sguardo, capii che ero stato in un embrione. Oltre c'era tanto da vedere, e molto di più da imparare.
Vivevo in campagna, conoscevo la gente del circondario e il bestiame che s'allevava. In teoria quanto mi era stato insegnato a scuola: il mare, i vulcani, le grandi città e tante altre cose mai viste, nella mia mente avevano una configurazione immaginaria, irreali.
Allora non c'era la televisione, come oggi, che riprende immagini in tutto il mondo e le fa vedere sullo schermo. Esisteva la radio, era nei circoli in paese e la possedevano soltanto le persone agiate: il dottore, il farmacista, l'avvocato e qualche feudatario.
A scuola il maestro, una sola volta, ci fece vedere il cinema muto. Trattava il corpo umano. Ricordo benissimo i fotogrammi. Fui così attratto da l'ingegno che volevo scoprire come quelle immagini si muovevano similmente alle persone. L'avvenimento mi spinse il giorno seguente andare dietro la lavagna a vedere se vi fosse ancora qualche immagine nascosta.
Le vie che percorrevamo erano in terra battuta o selciate, quelle rotabili invece, con pietre pressate e frantumate dalle ruote dei carretti.
I cantonieri, manutentori delle strade, provvedevano a far tritare le pietre e cospargerle ove si formavano le buche.
I spacca pietre provvedevano a tritare con un martello il materiale roccioso, un lavoro durissimo; bastava osservare i calli delle loro mani per rendersi conto della faticosa opera. I trasporti avvenivano con carri trainati da cavalli. Invece nei campi, lo facevano i buoi. Il trasporto di persone avveniva con le carrozze e qualche corriera che transitava due volte al giorno. Gli spostamenti delle persone, da un paese all'altro, avveniva a piedi. Insomma come oggi, tante auto in marcia, allora erano le persone, isolate o in gruppo marcianti lungo le strade.
Mio padre, uomo esperto, in quanto vantava essere stato in Africa a fare il militare e in America per lavoro, mi promise, in compenso ad un buon comportamento, di portarmi a vedere il mare. Il più vicino era Napoli, quindi significava visitare anche la gran metropoli!..
Passò molto tempo perché avvenisse...
Nel mese di febbraio di quell'anno(1944) Io e il fratello Angelo, il primo dei fratelli, al canto del gallo, ore 4, levati dal letti, ci mettemmo in cammino per aggiungere lo scalo ferroviario di Montemiletto.
La luna schiariva la via sbiancata di brina e il freddo imponeva avanzare il passo. Raggiungemmo lo scalo ferroviario dopo otto chilometri di marcia e il sole sorgeva imperlando le nuvole d'oro e argento.
Dopo una breve attesa, potemmo eccedere in una saletta per acquistare i biglietti: due per Napoli, andata e ritorno in terza classe.
Il tintinnio d'un campanello avvertiva l'arrivo della vaporiera che vidi arrivare sbuffando fumo nero e come affaticata trainava una ventina di carri.
All'invito di un conduttore…signori in carrozza!.. prendemmo posto in uno scomparto con sedili di legno, già anneriti dal fumo.
Le persone che gremivano il carro, parlavano con un accento diverso dal nostro e non venivano da lontano. Il mio pensiero corse su quanto m'aveva spiegato la maestra a scuola: gli uomini sulla terra sono divisi in tribù, parlano un linguaggio diverso secondo il costume storico, spesso non si capiscono e guerreggiano per il potere uni sugli altri.
Con sbuffate di fumo nero e sferragli il treno riparti. Nei pressi di Montefalcione, nella prima galleria non illuminata il fumo della vaporiera affannava il respiro. Appena usciti vidi il viso del fratello affumicato, indi, una bronzatura per tutti.
Giunti a Napoli e uscendo dalla stazione udimmo tuonare il cannone.
Io diventai più piccolo di quel che ero! Qualcuno avverti la mia paura e disse: ragazzo non spaventarti, il tuono annuncia il mezzogiorno e a Napoli non suonano le campane, ma sparano un colpo di cannone.
Avevamo nella borsa un panino farcito con salsiccia. Lo mangiammo in fretta e dall'acquafrescaio acquistammo un bicchiere d'acqua per dissetarci. Subito c'incamminammo verso i quartieri spagnoli per fare qualche acquisto e curiosare come avveniva il mercato per le strade d'una città. Tante viuzze piene di bancarelle. Vendevano anche merce non consentita dalla legge (gli agenti in questo luogo chiudevano un occhio) Bambini per le strade, scalzi, lerci e cenciosi, apparivano come figli del disordine, in alcune di quelle vie. Un uomo anziano, trainava un organino, dall'aspetto brutto, ma intonava la bellissima musica napoletana. Cantori, sceneggiate, battimani echeggiavano tra quelle mura. Donne avvenenti, ilare, saltellavano mostravano le gambe, insomma un fare che armonizzava la festa, e sembravano felicissimi vivere in quel modo. L'armonioso fece vibrare dentro di me un qualcosa che spronava il pensiero verso le favole: mi consideravo essere Pinocchio nel paese dei balocchi. Avanzando per i vicoli, si susseguirono emozioni che scacciarono il peso della stanchezza. Una sorpresa dopo l'altra mi convinceva che la loro felicità non derivava da un'eventuale ricchezza, ma dal costume burlesco proiettato alla satira nel saper stare insieme. Scese la notte s'accesero le luci: una luminaria che dava un chiarore come il giorno. Dove mancava l'energia elettrica vi provvedevano i gassometri, indi tutto era visibile.
Dovendo osservare il golfo di sera, salimmo tanti scalini, infine raggiungemmo la sommità denominata "Vomero". Da quella altura vidi il paradiso: l'ameno promuoveva l'estasi. Ritengo che mai un pittore potrà dipingere un quadro similmente. Fui affascinato dallo spettacolo inaspettato. Tanto percuoteva la mia sensibilità come non mai. La luna splendeva nel cielo e il pallido raggio rendeva l'acqua del mare argentata sin dove si scorgeva l'albero di qualche nave che arriva nel porto. Altre navi partivano per perdersi nella vastità del mare. Le stelle riflettevano nelle acque tranquille. Tante scie, tante luci, nel cielo e nel mare. Le barche con lampare, sospinte a largo dai pescatori tendevano la lenza per la pesca. Altre invece, ritornavano nel porto con pesci d'ogni tipo. L'occhio avanzava nel circolo del golfo, richiamato della maestà del Vesuvio che brontolando, eruttava lingue di fuoco sino a raggiungere le nuvole. La scena era bella e anche brutta quando i cupidi tuoni facevano paura. Il susseguirsi delle fiamme facevano pensare ad un mostro che respirava fuoco, un demonio che usciva dalla terra.- Ai sussulti eruttivi le acque cambiavano colore: l'argenteo diventava rosso corallo.
Da una emozione all'altra, quel giorno ero diventato più grande almeno di dieci anni. Quanto avevo da raccontare ai miei amici al ritorno e la serata non era ancora finita! Dovevo visitare la galleria Umberto Primo, il "salotto" del Napoli bene- ove confluivano gli aristocratici. Già quando giunsi nei pressi del ritrovo s'annusava il profumo usato dalle dame che il vento diffondeva nei dintorni. Per un solo istante il pensiero corse al viaggio in treno, in quanto avvertivo l'odore del carbone, ancora nel mio vestito. Il via vai, l'eleganza di tanti che si recavano al teatro S.Carlo spronavano la mia fantasia ad osservare, meditare attentamente come non mai. Cera gente veramente privilegiata, che vinceva la noia osservando i personaggi che si recavano al Teatro. Altri seduti intorno ai tavoli del gran caffè, centellinavano l'aromatica vivanda mentre posavano lo sguardo sulle carrozze che giungevano con gli attori e le donne di prima classe. Quelle dame in abito da sera accompagnate dai rispettivi cavalieri: reverenze, scappellate, baciamano e altri convenevoli aristocratici. In tanta lussuria avvertivo anche il miasma delle bestie che nella breve sosta facevano atti corporali. Pezzenti ai lati della strada chiedevano elemosina: alcuni mutilati degli arti, altri ciechi. Insomma erano stati vittime di infortuni e diversamente non potevano guadagnarsi la vita, ma anche vittime della povertà.
La scena evidenziava tante cose, la differenza di classe dovuta allo stato economico della società: La noia faceva soffrire la categoria dell'agiato parassita e i poveri con due soldi di 'elemosina trovavano la felicità.
Credo che le ricchezze di questa grande città sono la miseria che accomuna la gente per dividersi quel panino, indispensabile alla vita di tutti. Forse la sorgente della bella musica, il bel canto e tutta l'armonia che sprona il poeta a comporre i versi di tante canzoni che deliziano chiunque l'ascolta.
Adamo Barone
L'ASINELLO IMPAZZISCE
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Nelle acque argentate di Capri e Sorrento,
il canto io sento di sirene nel mare.
Ritornate esse sono per l'azzurro risorto,
nel magico porto dove la nave salpò.
Fu abilmente guarnita da un nocchiero potente,
tante avverse correnti egli seppe domare.
Il maestro ha issato il vessillo dei forti
che giammai nei torti l'onor conquistò.
S'infiammano i cuori dei partenopei possenti,
quanto mai contenti sono pronti a lottare.
Sono afflitti i nordisti per lo scudetto perduto,
da l'or sempre tenuto, costretti a mollare.
La notizia lampante gira tutta la terra,
ai perdenti rinserra avviliti a soffrire.
L'eco rombante d'una novella importante
tutto il mondo girò.
Caroselli e folclore fanno impazzire la gente,
sono uniti e contenti anche in terra straniera.
Milano, li 13.5.1987.
CERCO UNA STELLA
- Era una sera d'estate ammiravo le stelle, a me stesso dicevo: come vorrei essere fra quelle fiammelle per cercare quella che m'appartiene.
La mamma m'aveva raccontato che quando nasce un bambino, nel cielo s'accende una stella. Credetti al racconto, tanto che ancora, quando il cielo è stellato, l'osservo cercando con la fantasia la mia stella.
Pensavo, forse quando sarò grande quanto papà, studiando, avrò la possibilità di avvicinarmi alle stelle, e toccarle anche con le mani.
Il desiderio spinse la fantasia a sognare ad occhi aperti: dal terracqueo spiccai un volo azionando soltanto le braccia e abbandonai la sfera terreste per raggiungere i cieli della Luna, Mercurio, venere, Marte, Giove, Saturno e la costellazione solare. Tutti gli astri venivano sospinti nel senso rotatorio e tenuti in equilibrio dalla musica celeste sino alle stelle fisse. Presi la stella più bella e con il suo aiuto continuai ad avanzare. La luce m'apriva la via sempre più in alto, sino al nono cielo, ( il Cristallino), quando un'altra luce coprì la mia. Tale luminaria non permise poter avanzare oltre. Potetti osservare quel tanto che i miei occhi vedevano: un castello grandissimo le cui mura e alte torri luccicavano come oro e argento, e dalle merlature si propagavano bagliori di zaffiri. Determinai che quel castello era magico. Poteva essere anche la dimora degli Angeli di Dio.
Infatti, Essi come colombi, da quelle torri, partivano e arrivavano, probabilmente portavano messaggi agli emisferi stellari e sulla terra. La maggioranza sarebbero andati a custodire i bambini e anche i grandi, secondo il volere dell'amore Celeste.
Al centro un foro di arcobaleni, la cui via portava all'ingresso del castello. Per quella via transitavano carri trainati da cavalli alati, trapunti di zaffiri che fiammeggiavano luce, uno non come l'altro, una giogaia di splendori. Dedussi che probabilmente, trasportavano, le anime raccolte nello sconfinato spazio, recandole al Castello, avanti all'assemblea celeste per essere giudicate. Alla base della facciata opposta esistevano tre porte carraie. I carri che uscivano s'immettevano in vie diverse: una ascensionale, la seconda su strada discendente, la terza portava verso un precipizio. Da i carri che precipitavano s'udivano grida di anime disperate, da quelli che s'avviano per la via discendente, implorazioni e pianti, invece da quelli che salivano verso l'alto, una polifonia di voci che allietava anche le stelle.
Il conduttore di un carro che saliva, era lo spirito di una bambina, che nel battesimo fu chiamata Angelica. Come ognuno di noi anch'essa aveva avuto i suoi genitori. Fu tanto buana sulla terra sin a meritarsi il sommo premio. Il suo Angelo Custode vedendola circuita dal male, la salvò portandola nel gran castello. Colà fu incoronata con i fiori di quel giardino per volere di tutti gli Angeli.
Iddio gli aveva dato alti poteri spirituali affinché fosse nel cerchio a lui vicino per recare messaggi spirituali in tutto il mondo. " Una grandezza in quel Castello"
Lei spaziava per il cielo alla velocità superiore della luce, indi in brevissimo tempo poteva essere vicino a chiunque chiedeva il suo aiuto: andava nel sogno dei neonati per farli sorridere, portava l'amore alle mamme, per nutrire i figlioli e non farli piangere, nutriva le mammine di forza e coraggio per respingere il male avverso ai pargoletti.
Lo spirito di Angelica, raggiunse la sommità del cielo. I genitori piansero per il dolore quando morì. Lei, consapevole del destino, appena insignita degli alti poteri, accorse al capezzale dei genitori e nel sogno gli raccontò che era una luce nel cielo. Disse ancora: sono nelle grazie del sommo padre, egli mi ha mandato per essere con voi nei sogni e quando desiderate vedermi, basta alzate gli occhi al cielo, vedrete una stella, la più grande delle altre, sono io nella luce. Qualvolta desiderate il mio affetto io verrò nel vostro pensiero e vi riempirò il cuore con l'amore che vi manca: E' la volontà di Dio - padre di tutti.
Questo racconto se vi è piaciuto, può esservi anche d'aiuto, altrimenti ponetelo nel cassetto e cercate di sognare anche voi come meglio conviene.
Il Santo Protettore
Festeggiando il Santo Patrono, i torresi
affondano nel sacro a cuore aperto.
Diventano più buoni e caritatevoli. Offrono
denaro e oggetti di valore che rappresentano moralmente l'intimità.
Il Santo è il vero amico al quale si fa la
confidenza, è l'illustrissimo per eccellenza da rispettare e chiedere aiuti,
insomma l'angolo estremo, la roccia che sostiene il peso quando diventa
insostenibile. E' la fonte dove attingere il conforto estremo, anche nelle
turbolenti passioni. Si cerca nel mistico il soccorso, altrimenti impossibile.
Il nulla non è nulla, soltanto quanto si
ignora.
Il vuoto che avvolge l'uomo si trova
nell'estremo angolo buio, laddove necessita una luce e S. Ciriaco rappresenta
proprio questo nella mente di chi lo adora; non solo come santo, anche come
muscolo per superare avversità che s'incontrano lungo il cammino.
Chi fraternizza con il Santo è sincero, se lo trova vicino e
soprattutto nel suo cuore. Chi altro potrebbe fornire i valori morali
indispensabili?
Le festività paesane, recano piaceri alla
vita pratica. La festa coinvolge all'euforia e gli uomini si trasformano. Escano
da isolamenti, rendendosi utili nel branco sociale: vanno alle adunanze
religiose, eleganti nel vestire, fan gara comparativa nello stile, ascoltano la
musica da intenditori, insomma si mettono in mostra con discussioni su gli
avvenimenti e socializzando rivelano le proprie esperienze: , l'artigiano, il
professionista e l'agricoltore.
Il miracolo il Santo lo fa ogni anno, sono
pochi i sensitivi che
notano nella peculiarità e nel Mistero.
Il giorno 16 marzo e otto
agosto, la sveglia al cittadino la fa il tuono dei fuochi artificiali e
gli apre il cuore a festa.
Gli uomini non sono più indolenti,
arrabbiati, predisposti a imprecare, ma cambiati, non solo d'abito, anche nello
spirito. Di nuovo hanno quel pizzico d'amore che l'innalza verso il cielo, nel
Mistero che accolse un martire cristiano nei Santi.
Devoti da paesi vicini e lontani, giungo a
piedi nudi, pensando di ricevere o aver già ricevuto dal Santo una grazia.
Insomma la festa richiama la gente del paese
alla raccolta. Giungono da luoghi anche molto lontani dove sono andati a cercare
lavoro e saranno insieme sotto il foro di luci colorate, nelle tavolate e nella
processione del Santo miracoloso, colui che li ha chiamati con il tuono della
grazia e li unisce ancora una volta.
Io abitavo nella contrada Bosco Piesco dove
trascorsi gli anni più belli della mia vita e colà dovetti lottare con le
malattie che attentavano la vita. All'età di quattordici anni fui affetto da
una malattia diagnosticata rara e insuperabile dal Dr. Pasquale Rotondi,
affermando: io non posso assicurati la guarigione, però abbiamo un gran Santo
miracoloso e potrebbe farti vivere ancora.
Essendo un ragazzo ignoravo il malefico che
tormenta la vita e a cuore aperto credetti nei Santi: presi l'immagine di S.
Ciriaco la posi sul comodino, la illuminai con un cero, mi prostrai in ginocchio
e gli chiesi la grazia per una guarigione.
Feci voto di portare un carro di grano,
preceduto da dodici vergini e in ginocchio avrei percorso la chiesa sino al
cospetto della Santità.
Ritento che non era giunta l'ora delle
tenebre che ogni vivente aspetta, ma non posso escludere l'intercessione del
Santo a Dio per la mia vita. Sicuro della grazia ricevuta, ottemperai alla
promessa, seguito da dodici vergini, scalzo, mi prostrai al Santo con il viso
intriso di lacrime. In quel particolare momento, l'anima mia era nel regno dei
sogni celesti, laddove orbita l'amore che Iddio vuole sia spirito che da la
vita.
Ritengo che il vero miracolo sia
l'emozione, un premio in godimento di quelle persone che riacciuffano lo spirito
della vita che stava abbandonando il corpo.
Questa è una testimonianza diretta di come
si vivono momenti spirituali, quando il potere dell'uomo è una nullità,
comparato al mistero della vita che
anima il mondo.
IL VECCHIO BORGO.
C'era un tesoro nel vecchio borgo,
zampillava la vita e l'armonia trionfava,
intenta all'opera la gioventù cantava,
tanto lavoro, recava la felicità.
Cori di fanciulle, dall'alba al tramonto:
" Eva, Marfisa, Aurora e Gaetanina",
altre di Fontana D'Agli, contrada vicina,
invogliavano a sognare la musicalità.
A maggio, quando diserbavano il grano,
A giugno, mentre arrocchiavano il fieno,
A luglio, il chicco d'oro era pieno,
l'insieme era un paradiso, di sogni e realtà.
La musica che il vento portava,
era un sincero messaggio d'amore,
scolpito è rimasto nel cuore,
lo tramandiamo a chi dopo di noi giungerà.
Milano, 31,05.2004. Adamo.
( Le campagnole, oltre ai nomi citati,furono: le Fanciulle, Russo
Aniello,Russo Saverio, Carlecchia, Pepe e tante altre, meno note, che tracciarono
la storia del bel canto nei campi, negli anni 1930/950, nelle contrade-Bosco
Piesco, Fontana Dagli e zone limitrofe
IL PARADISO TERRESTRE.
Immaginario è il paradiso dei sogni,
tanto predicato, figlio della speranza,
Re delle tenebre, luce nell'Eternità.
Il Paradiso vero, tangibile, produce la vita,
e con l'armonia del sommo piacere,
si scopre nel corpo delle donne.
Madre natura ha donato loro, il tesoro creativo,
nel quale, se pur nella semplicità,
il mistero del mondo che va'oltre il mondo:
un laboratorio che incarna lo spirito.
Gran valore ha verginità, non una nullità,
come ignobilmente, alcuni pensano:
il creatore, nella complessa realtà della genesi,
pose il sigillo della purità all'ingresso dell'Eden
per lievitare la felicità.
Accantonando il valore morale,
il profumo dell'amore svanisce nel nulla
e il castello dei sogni si oscura nella realtà.
Misano Brasile 10/07/2004. Adamo.
Un ramoscello d’olivo vorrei donare per diffondere
con insistenza la pace, quando la civiltà raggiunta
viene distrutta dalla guerra:
in Afghanistan, in Uganda, Iraq, Cecenia e
in altre località della terra.
Centinaia di miglia di uomini vengono massacrati!
la pace in questa ricorrenza che revoca la resurrezione
del Cristo e c’invita a risorgere: E’ IL MIO AUGURIO.
PERCORRENDO LA VIA DEGLI ORTI.
Il mattino in compagnia dell’alba, recano il nuovo giorno.
Io vengo assorbito dallo spettacolo che offre la natura nel silenzio.
Mentre tutto tace, non vedo ad oriente la nuvoletta dorata velarsi d’argento.
Il cielo è bigio, tanta umidità nell’aria, forse cadrà la pioggia.
Ovunque lo sguardo si posa vedo i tesori, i prodigi compiuti dalla natura:
quanto era perito nell’inverno, lo rinnova.
Gli alberi spogli rivestiti di fiori e tenere foglie; gli uccellini che erano
affamati, tristi e infreddoliti, si rincorrono e festeggiano l’amore. Lo
spettacolo trascina il mio pensiero al mistero della vita e quanto orbita
intorno ad essa: al suo servizio, il cielo, il sole, il mare, le stelle e tanti
altri sostegni, visibili e invisibili che danno sapore alla vita.
Tanto trascina il mio pensiero nell’universo infinito.
Secondo le teorie prevalenti, l’Universo ha avuto origine 10- 15 miliardi di
anni fa con il Big- Bang, un’immane esplosione che segnò l’inizio dello spazio,
del tempo e della materia. Dal punto incominciarono ad esistere, questi tre
elementi, che iniziarono immediatamente a espandersi fino a dare origine a ogni
cosa nell’Universo, compresi il sistema solare, le centinaia di miliardi di
stelle che popolano la nostra galassia e miliardi di altri sistemi galattici.
Dopo il Big Bang. In quel momento occupava uno spazio minore di un miliardesimo
di miliardesimo di un nucleo atomico, ma si stava espandendo così
rapidamente, che impiegò (un milionesimo di un milionesimo di secondo per
dilatarsi fino alle dimensioni del nostro sistema solare.
E mentre si espandeva si raffreddava.
In questi primi istanti, gran parte dell’Universo era costituito, piuttosto che
da materia da un mare di radiazioni ad alta energia, dove coppie appaiate di
quark ( i “mattoni” fondamentali del nucleo atomico) e di anti quark venivano
creati e distrutti, via via che la temperatura diminuiva e l’Universo continuava
ad espandersi. Il rapporto tra materia e radiazioni continuava ad espandersi, e
il rapporta tra materia e radiazioni aumentava a vantaggio della prima che dopo
circa 10.000 anni diventò dominante.
La singola forza esistente immediatamente dopo la creazione si divise
rapidamente nelle quattro forze fondamentali che oggi governano il cosmo: la
forza nucleare forte che tiene uniti i continenti delle particelle del nucleo;
la gravità; la forza nucleare debole (responsabile dei fenomini di radio
attività) e la forza elettromagnetica) la base dell’attrazione e della
repulsione elettrica e magnetica)
NE DERIVA IL SISTEMA SOLARE.
Circa 4,6 miliardi di anni fa il Sole si condensò a partire da una vasta nube
rotante
di materia gassosa che conteneva in gran parte idrogeno ed elio, oltre a
elementi più pesanti provenienti dai detriti della stelle estinte. L’uno per
cento di questa nube non si addensò nella stella appena formata, ma si diffuse
in sottile disco, la nebulosa solare, le particelle che la componevano si
scontrarono tra loro, alcune si fusero insieme a formare corpi sempre più vasti
che attirarono sempre di più la materia circostante con la loro forza di
gravità, in questo modo gran parte del materiale presente, ma primordi del
sistema solare si raccolse in pochi corpi di grandi dimensioni: il sistema
planetario che conosciamo oggi. La stella solare è composta da circa il 70% da
idrogeno e per il 30% da elio, mentre gli elementi più pesanti non superano l’1%
della massa complessiva.
L’altissima temperatura all’interno del nucleo (15 milioni di °C) è dovuto al
calore liberato dalle reazioni nucleari che trasformano l’idrogeno in elio
mantenendo in vita la stella, in condizioni di temperatura e pressione tanto
elevate.
La sua brillantezza non dovrebbe subire cambiamenti significativi per almeno un
miliardo e mezzo di anni. Quindi esaurito il combustibile, il sole si dilaterà
per diventare una stella gigante rossa inghiottendo completamente la terra.
Infine si disperderà in gran parte nell’atmosfera trasformandosi in una nana
bianca delle dimensioni del nostro pianeta.
Ho portato i lettori nell’inferno e anche io sono spaventato pensando che il
mondo è nato con il fuoco e finirà distruggendo ogni esistenza materializzata.
Tanto mi desta dal torpore e trovo conforto osservando il via vai degli
automezzi, accodati, provenienti da Novate diretti a Milano per lavoro. Donne
che portano i bambini al nido curato dalle suore, nonché la vegetazione del mio
orto, ora il mio grande amore.
Milano 11.06.2005. Adamo Barone

L'ACQUA DELLA FONTANELLA
ZAMPILLA PURA ALLA FONTANELLA
ACQUA FRESCA PER DISSETARSI,
SE L'ATTINGEVA UNA FANCIULLA
INVITO ROMANTICO PER CONVERSARE.
IL GRACIDARE DI RAGANELLE
FRA I GIUNGHI D'UN PANTANO,
RICORDANO LE COSE BELLE,
D'UN TEMPO MOLTO LONTANO.
CORI
DI BIMBE SIN DAL MATTINO
OPERAVANO A RACCOGLIERE IL GRANO,
TANTA MUSICA, PORTAVA AL DIVINO,
AL VENTO ONDEGGIAVAN LE SPIGHE LONTANO.
IN TANTA FATICA PRIMEGGIAVA L''AMORE
CELESTE MUSICA ADOLESCENTE,
SOGNI FANTASTICI, IL BATTICUORE,
OCCHI NEGLI OCCHI, UN BACIO INNOCENTE.
TANTA CALURA SI DOVEVA PLACARE
A QUELLA FONTE S'ANDAVA A SORSARE
LA CRISTALLINA CHE ATTINGEVA L'ANGELLA
RESTA UN SOGNO " LA FONTANELLA"
0tt0bre 1983.
Il primo ponte sul fiume calore fu costruito da Appio Claudio, detto il cieco, Censore Romano nell’anno 212 a.C. Egli sconfisse gli eserciti collegati dei Sanniti e degli Etruschi, parlò al Senato contro le proposte di pace di Pirro ottenendo che fossero respinte.
Il tempo impiegato per costruirlo fu molto breve (otto giorni) con la partecipazione di diecimila schiavi.
L’avvenimento sorprese i Sanniti, ritenuta una creazione impossibile.
L’impresa storica diventerà, poi, leggenda per i cittadini di Benevento e zone limitrofe:
lo chiameranno il ponte del diavolo.
Dopo tanti secoli, e precisamente quando, la piena del fiume riuscì a romperlo, cambiò nome in “ Ponte rutto”.
La popolazione del circondario asseriva che tutti i ricchi, avevano ricevuto denaro dal padrone del ponte,” Lo Cifero”e per incassarlo avevano venduto la propria anima allo spirito infernale, oppure avevano portato sul ponte un innocente e dopo averlo buttato giù dal ponte e affogato in quelle acque, riscuotevano il compenso, alla parte opposta,
in monete d’oro.
Ancora oggi gli anziani di quel circondario la raccontano. “ Vai a Ponte rutto a vendere l’anima per denaro”.
Il tracciato della Via Appia segui il percorso dei pastori nella transumanza annuale, e per il commercio con gli ellenici, e per la sopravvivenza del bestiame. Essi dovevano abbandonare, monti e colline, nella stagione invernale, per raggiungere le pianure pugliesi.
Costruirono il primo tratto della nota via: Roma Capua, avendo in quella città un centro logistico con le Armate Romane e successivamente continuarono il tracciato. attraversando il fiume calore, sino a Canosa di Puglia.
La via permetteva comunicare verso l’oriente e si rese utilissima al condottiero per rinforzare le truppe che si battevano lungo il fiume calore tra le due sponde: Torre le nocelle Taurasi, ove caddero nell’aspra lotta, diecimila uomini e fu la sconfitta definitiva di Pirro e Sanniti. Vi transitò in seguito, l’esercito che conquistò la Grecia, la Turchia e infine la creazione dell’Impero Romano d’oriente a Costantinopoli.
Gnaivod patre prognatus
Quoius forma virtutei
Consol censor aedilis
Taurasia Cisauna
Subigit omne Loucanam
fortis vir sapiensque,
parisuma fuit,
quei fuit apud vos,
Samnio cepit
opsidesque abdoucit.
“Tanto era motivo di nenia per i lamenti femminili che ricordavano la bellezza del corpo estinto e le sue eroiche imprese”.
“Lucio Cornelio, figlio di Gneo, cittadino forte e saggio, la cui bellezza fu in tutto pari al valore: il quale vostro console, censore, edile, conquistò Taurasia e Cisauna, nel Sannio: sottomette la Lucania tutta traendone seco gli ostaggi.”
(Conosciamo alcune iscrizioni tardive, del quarto e del terzo secolo a.C., tra cui una speciale rinomanza i quattro eleggi degli Scipioni scoperti lungo la via Appia, dei quali uno inciso su un sarcofago di Licio Cornelio Scipione Barbato, console nel 298 a.C. Censore nel 290, si conserva ora nel museo Vaticano, in quanto trovata fu nell’era cui quel territorio, era sotto lo Stato Pontificio.)
La via Appia, resta famosa per i monumenti sepolcrali, ancora esistenti nei campi che la costeggiano.
Alcune osservazioni su i resti del ponte sul calore si possono osservare in luogo su i materiali usati: argilla, tuoro, ciottoli e grosse pietre angolari.
Nel letto del fiume ancora alla base dei pilastri asportati delle piene, esiste una ciottolata compatta e saldata da un composto d’argilla e tuoro. Tanto motivava le popolazioni del tempo andato, definire quell’opera, compiuta dalle orde del male. Nomea, comunque inventata dalle religioni: Pagana e cristiana, considerando che soltanto una potenza diabolica poteva creare una imponente opera in brevissimo tempo.
Si disse anche: i Romani, in battaglia, chiedevano aiuto allo spirito maligno per vincerle . Era un motivo convincente a inculcare la credenza religiosa che i Romani avevano dalla loro parte il diavolo.
Ponte rutto ci mostra oggi, l’alta tecnologia degli ingegneri Etruschi conquistati dai romani.
Il fiume calore, portava a valle tant’acqua e ingrossava presso Benevento il fiume Volturno. Soltanto d’estate in alcuni punti, poteva essere attraversato da cavalli con carri e da coloro che conoscevano le correnti del fiume.
Io ricordo una centrale elettrica nella frazione Calore, costruita dalla ditta Cucciniello. Produceva corrente per la città di Avellino e paesi limitrofi.
Attualmente, d’estate tant’acqua non c'è più, viene assorbita per irrigare i campi con le moderne attrezzature.
Nei pressi di Castello del Lago, lungo quel corso d’acqua, ci sono i ruderi dello storico ponte.
Da ricerche fatte, nella letteratura latina, risulta un viaggio fatto dal filosofo Orazio insieme a Mecenate e altri dieci letterati diretti a Brindisi, nell’anno 35 a.C. La durata fu di quindici giorni e dopo aver superato il ponte sul Calore, giunsero nei pressi di Taurasi, trovarono un’osteria e si rifocillarono bevendo il buon vino che li rese euforici. Parlarono delle imprese eroiche dei Romani. Fra le tanti tesi, Orazio narra una satira da epicureo e dice: i Greci vinti con le armi da i Romani, ma vincitori dei Romani con la cultura e ingentilirono quel popolo rozzo. Egli avendo studiato in Grecia era orgoglioso dimostrare una cultura filosofica profonda più avanzata.
Invece io mi permetto di dire: gli Etruschi eruditi nell’arte, arricchirono i Romani con la loro avanzata tecnologia nella costruzioni di ponti e Monumenti.
Milano, 20 agosto 2005 . Adamo Barone-
LO SPIRITO E IL FIORE
Vagando nel deserto della vita,
vidi una stella verso oriente,
mi fece luce nell’aspra salita.
Raggiunsi l’Eden le verdeggianti piante
poste a filare ai bordi del giardino,
ove lo spirito e il fiore, l’olezzo spande.
Fra la beltà del creato e il fiore,
cerano boccioli, uno non come l’altro:
qual per beltà, altro per odore,
tutto era amore nel vistoso parco.
Sarà la scelta verso questo o quello,
ad ognuno il suo valore:
chi per fattezza é bello,
altro ha il profumato odore...
Sorprendenti sono le violette,
seguendo il profumo le troviamo celate,
nei cespugli o fra erbette.
Bambini che vedo e non vedo,
vi chiedo scusa se vi ho chiamati fiore,
siete molto di più, nulla vi nego:
SIETE L’AMORE.
Adamo
Una donna mi disse che la sua bambina era
brutta e gli risposi che nel suo cuore c’era il paradiso,
lo spirito della sua vita.
Tanto mi spinse a comporre questi versi,
e gli consegnai una copia.
.
Oggi dodici febbraio 2006, i bambini della terza e quarta classe, guidati dal parroco Don Edy, hanno lanciato nel cielo i palloncini che recavano i loro nomi a Gesù.
Erano bianchi, azzurri, rossi, gialli, viola, verdi e celeste. Formavano l’effusione di una meteora che apparisce dopo la pioggia allorché il sole si mostra all’orizzonte con i colori dello spettro solare. ( l’arcobaleno)
Uno spettacolo che ha destato le attenzioni di tanti fedeli che socializzavano sul sacrato.
Trovare una forma espressiva per raccontare lo spettacolo che i miei occhi hanno visto non è facile:
splendeva il sole, il cielo era azzurro e un alito di vento contribuiva a ricamare, con i palloncini, quel blu che portava la pupilla verso mistero del creato.
Il volto dei bambini raggiava la luce del sole, come gli occhi, mentre il cuore gli batteva forte, come mai, in quello apporto innocente:
Vola, vola, palloncino reca il mio pensierino,
in alto, in alto, sin lassù, alla dimora di Gesù.
Gli prometto solo amore: l’energia del mio cuore,
e sempre onorare, lo spirito che anima, ringraziare…
Manda i doni tuoi Signore: a gli Zii, i Nonni, Mamma Papà.
La manifestazione resta nella storia, non scritta, solo scolpita nella mente dei ragazzi… “Essi hanno visto il Paradiso”.
Grazie Don Edy… Adamo Barone
E’ bel parlare con te natura nel silenzio…
Rispondi fiera, sicura e senza indugi al mio volere.
I sogni miei, diventano realtà, quanto il pensiero
Contempla le opere tue il cui mistero “vita” supera
Ogni grandezza: contribuisci ad innalzarmi sin dove
L’uomo mai giunse, senza la forza dell’amore…
Rapito dall’immaginario, estasiato per la gioia
Degli occhi, osservo una farfalla
che danza in un campo di fiori: annusa,
si posa su i più belli e n’esce vestita del loro colore.
Il silenzio contemplativo sprona il pensiero a cercare
Nell’ignoto, il gene del male e modificarlo in bene:
soltanto così, l’uomo deviato, godrebbe il paradiso
terrestre.
Basterebbe venisse nel bosco alla festa degli uccelli,
vedrebbe con quanto amore ornano il nido e guizzano
nel cielo con le piume più belle…
I potenti che uccidono e fanno uccidere, vivono nelle
Tenebre: insensibili al pianto di mamme private del
Dono che incarnò lo spirito di una vita, voluta da Dio.
Sono accecati dall’aberrazione del potere, non vedono
La luce negli occhi dei bambini e il sole del domani…
Un giorno sapranno che la loro vita è durata un secondo
e nella terra che li sotterra trasformati in polvere.
Nel mesto silenzio, vegliano i cipressi e s’inerpicano
verso quella luce che le orde del male, oscurarono
a tante creature, contro la volontà di chi creò il mondo.
22 ottobre 2006. Adamo Barone
SUPER CAMPIONI DEL MONDO
Grazie super campioni:
Oggi tutto è più bello,
il pallone ha donato al nostro
essere lo spirito nuovo,
inoltre, il potenziale vostro
ingegno, ha issato il tricolore
sul pennone più alto del mondo.
Siamo orgogliosi gridare:
1 -BUFFON Gianluigi –3 GROSSO Fabio –5 CANNAVARO Fabio
8- GATTUSO Gennaro- TONI Luca- 10- TOTTI Francesco- 16- CAMORANESI
Mauro-
19- ZAMBROTTA Gianluca- 20- PERROTTA Simone- 21-PIRLO
Andrea- 23- MATERAZZI Marco.
Panchina.
12- PERUZZO Angelo- 14- AMELIA Marco- 2- ZACCARDO Cristian-
4- DE ROSSI Daniele- 6- BARZAGHI Andrea- 7- DEL PIERO Alessandro-
11- GILARDINO Alberto- 13- NESTA Alessandro- 15- IAQUINTA Vincenzo-
17- BARONE Simone- 18- INZACHI Filippo- 22- ODDO Massimo-
Allenatore LIPPI Marcello.
Arbitro ELIZZONDO Horacio (ARG) Guarda linee 1.GARGIA Dario
Quarto uomo MEDINA Canalejo Luis (ESP) 2.OTERO Rodolfo
Quinto uomo GIRALDEZ Carrasco Victoriano(ESP)
Rigori: Pirlo- Materazzi- De Rossi Compositore Adamo Barone
Il Natale è la festa della famiglia e dell’amore
che anima ogni vivente. Essere insieme genitori e
figli, nel pranzo natalizio, è meraviglioso perché
rinsalda l’armonia fratelli e sorelle, nonché genitori figli.
La festività ci fa ricordare la fanciullezza, quando
sogni e realtà andavano a braccetto, indi
promuovevano emozioni che non si possono
dimenticare, sono scolpite dentro di noi. Bastava
un giocattolo per creare con la nostra fantasia
avvenimenti che appartengono al regno dei sogni,
come dire volare come uccello, andare a
raccogliere le stelle, insomma, quanto ambito e
impossibile nella realtà.
I sogni non sempre, si possono realizzare, ma
portano anche un piacere impossibile.
Non vi sto invitando a sognare, solo di ricordare
gli avvenimenti che vi hanno fatto gioire.
Di seguito il mio pensiero alle feste di fine anno:
Ho visto negli occhi di un bombo
La luce che il Natale ci porta,
reca nel cuore la festa e il conforto
il dono più bello che l’amore ci da.
BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO.
SONO LA STORIA D’UNA VITA.
Noi fummo quelli che più non siamo,
un tesoro svalutato dal tempo,
solo un ricordo: le orme lasciate,
sono la nostra storia.
Oggi, il pensiero, con le ali del vento,
raggiunge il vecchio borgo e il paesello
per annusare il profumo dei ricordi,
il vero che modellò il nostro essere.
Da quel cielo giunse l’energia amore
e il trionfo reca la gioia agli occhi,
quando si posano ad osservare
il posto in essere, e la perfezione
del mondo.
Io credo nella maestà divina e,
nell’immortalità dello spirito che
anima la nostra vita.
di coloro che animarono, borghi e paesi:
furono il paradiso del nostro affetto e,
la loro energia, l’amore che zampillava
come l’acqua alle sorgenti:
e nel cuore di chi li ricorda
un vuoto da colmare con la prece:
Aurora, Eva, Federico, Fiorentino,
Enrico, Michele, Ciriaco, Carmine
Milano 31.07.2007 - Adamo Barone
Le sorgenti d’acqua per la comunità Torrese sono una favolosa risorsa. La più importante fu venduta ai paesi confinanti: Pietradefusi e Venticano, mentre le altre utilizzate dalla popolazione, sia per i bisogni domestici quanto per la produzione degli ortaggi.
L’ottanta percento degli abitanti possiede terreno e nei pressi delle sorgenti
Coltivano l’orticello. Producono gli ortaggi anche per ricavare qualche spicciolo al mercato settimanale.
Io vedevo, lungo le strade che dai campi, recano ai paesi, frotte di ragazze andare al mercato a vendere il prodotto degli orti.
Ceste colme di verdura fresca, quanto il sole imponeva bere, un sorso d’acqua fresca per dissetarsi. La merce che recavano faceva gola a tanta gente, ma
c’era altro che stimolava i sensi a chi attentamente sogguardava le giovinette: belle nelle fattezze e ancora di più nel viso abbronzato dal sole, indi orbitava loro intorno, il profumo delle grazie, come un bocciolo nel rosaio che dona gioia a gli occhi e tutti lo vorrebbero nel giardino.
Andava al mercato anche chi non doveva acquistare ortaggi, solo per avere il piacere nell’osservare lo spettacolo della natura. Tante fanciulle a passo elevato animavano le strade e vociavano la cronaca, non letta sul giornale, ma quella delle pettegole, anziane , per aver visto, sbirciato dagli angoli delle finestre, aver sentito dalla tizia...la comare, insomma la critica con i parametri del costume.
Invece la realtà era un’altra. Il sentimentalismo, occhi negli occhi, predominava. La purità del cuore inviava messaggi d’amore e il contrariato
Turbava il piacere desiderato.
Di massima gli argomenti della cronaca chiacchierata erano: improntitudine di questa o quella donna che era andata oltre la morale corrente, però, aveva dato al suo cuore quanto desiderava.
Le sorgenti che zampillano acqua per la vita, ci portano i ricordi del passato e sono ancora rappresentative nel presente. L’oasi rimane sempre un ricordo quando il caldo spinge a cercare acqua fresca per affrontare la calura.
Le sorgive nel territorio di Torre le Nocelle dissetarono gli elefanti di Pirro, le cavallerie Romane, Spagnole e Francesi durante le guerre. L'acqua oltre ad essere la vita per tutti, era necessaria per il bestiame impegnato nelle battaglie.
Il fiume calore, se potesse parlare direbbe come venivano impegnati i schiavi, nostri antenati, nelle battaglie avvenute lungo il corso d’acqua.-
Migliaia di morti trascinati dalla corrente dell’acqua, negli anfratti e rimasti ignoti, ci direbbe tante cose ancora, mai scritte.
Io ricordo la cavalleria dell’esercito Italiano nell’anno 1930, che faceva manovre di guerra nel circondario ed era accampata a Fontana d’Agli e presso le altre sorgenti importanti.
Alcune sorgive furono proibite quando la peste decimo la popolazione e durante la guerra 1915/18, a causa della Spagnola.
Impossibile risalire alla data di nascita delle sorgenti in quanto non ci sono riscontri che permettono ricercare nel passato remoto e quale evento sismico l'abbia spillate.
La sorgente la “Terra”, é la più vicina alla popolazione del paese. La fontana nasceva con due grotte affondate nella rupe. Nel 1911, il Sindaco C. Rotondi, fece costruire una vasca contenente maggior quantità d’acqua. Posero due rubinetti per dare la possibilità ai cittadini di attingere acqua a volontà. Rese con un selciato, meglio percorribile la strada che vi porta.
Antistante alla fonte, posero una panca, dando il piacere a chi attendeva la turnazione, di riposarsi e socializzare.
Colà l’oasi offriva alla gioventù, incontri leciti e furtivi.
Quel cielo inviò l’energia che fu amore per la vita.
Andare attingere acqua alle sorgenti, non voleva dire soltanto dissetarsi, anche luogo consacrato all’amore.
Acqua alla sorgente vuol dire anche fragranza, purità come la natura comanda.
Prima che l’acqua giungesse nelle nostre case con tubature, tutti dovevano andare alla fonte a prenderla. Io andavo alla fontanella a dissetarmi nel torrido luglio e attingevo sensazioni che mi facevano sognare a occhi aperti: colà rapito dal vento dell’amore e sospinto sin dove l’irreale si concretizzava sentivo il cuore battere come non mai.
Fontane e fontanelle recavano a gli uomini un fiore all’occhiello.
Ad attingere l’acqua, prevalentemente andavano le ragazze. La donna è stata ed é il simbolo della bellezza, il richiamo degli uomini.
Il fiore si cercava alla sorgente. Colà i primi accostamenti, uomo donna, la rivelazione delle grazie, nei furtivi sguardi; avvolte più incisivi di un atto compiuto perché dovevano celare l’incantesimo per motivi di natura diversa.
Ritengo siano stati tanti, in obbedienza alle regole del costume, sognare
l’amore sbocciato.
Era proibito ad una ragazza scegliersi il compagno per la vita, doveva accettare quello imposto da i genitori.
Ancora oggi, sussistono comparazioni discriminanti che impediscono l'accoppiamento comandato dal sentimento istintivo.
Ho detto una donna, non per maschilismo, perché esse erano e forse sono
Ancora, più manovrabili. Certe famiglie ignoravano che il matrimonio indesiderato potesse promuovere l’infedeltà, o altrimenti quella donna, l’amore l’aveva potuto solo sognare con un bacio dato, un assillante ricordo per tutta la vita.
Se parlassero le sorgenti quante verità sapremmo?
Il poema di tanti giovani iniziava quando, occhi negli occhi, riflettevano la stessa luce, ma anche la sofferenza? quanto tempo doveva aspettare perché la magia si ripetesse?
Quella magia li aveva spinti oltre l’adolescenza. Avevano scoperto un mondo nuovo, il paradiso della creatività.
Alle sorgenti, i nostri antenati, conobbero la poesia che le stelle sussurrano agli innamorati, pregustando il miele di quella luna lontano.
Quanti, ricordi nella mente di desideri sospesi e piaceri distrutti?
Forse nelle galassie le sensazioni che il vento portò lontano.
L’amore che felici li rese, nelle etere il vento dissipò!
Un cuore che pulsa d’amore, ubbidisce al supremo comando, luce di vita la natura gli manda, chi l’oscura il piacere perderà.
Gli amori innocenti fuggiti, sono fulgore nel cielo lontano, non la placida mano raccoglierà, il ricordo d'un sogno resterà.