Il monumento di Torre le Nocelle: un'opera massonica.

Ai nostri artigiani di grande valore, qui ignominiosamente sfruttati, che trovarono in America dignità, oppurtunità e ricchezza.

 

( - La finalità primaria di questo articolo è quella di  fornire   all'equipe di restauratori, che si accinge a intervenire sul nostro monumento,  foto d'epoca, documenti  e dettagliate ricerche  effettuate  da me e da altri  collaboratori d'oltre oceano, quali strumenti critici necessari per realizzare un ottimo restauro.  Per favore fate un buon lavoro! Florindo Cirignano) .

Abitare in un piccolissimo paese,  come il mio, talvolta  ha i suoi vantaggi (ma, purtroppo,  anche le sue iatture), come quello, ad esempio, che  alla lunga, nessun dettaglio di quanto ti circonda passa inosservato.

Passeggiando quasi ogni giorno per le stesse poche vie, alla fine  si comincia a  notare  il cambiamento delle foglie degli alberi, i palpiti dei venti, i colori della luce nelle diverse stagioni e,  qualche volta, ho avuto  perfino l'impressione di percepire  il pulsare immobile dell'intero paese. Registro, in tal modo,  piccoli particolari, che normalmente sfuggono  ai più.

Per anni, per esempio,  mi sono interrogato sui segni e sulle figure presenti  sul nostro Monumento ai Caduti in guerra,  e mi sono sempre domandato  se questi fossero stati posti  così a caso, oppure se, invece,  il tutto non fosse  una  specie di "sceneggiatura iconografata".

Non sapevo sciogliere il dubbio se  fossero simboli posti a casaccio da ignoranti scalpellini, i quali si erano limitati a copiare   disegni  elaborati da altri, oppure se  fosse stata  loro intenzione, attraverso una propria  grammatica e sintassi figurativa, comunicare qualcosa  per mezzo di un metalinguaggio.

Già! Bella domanda!  Ma come dare una risposta in assenza di documenti?  Nel mio  degradato paese, fino al 2001,  tanto si sapeva del realizzatore  del monumento solo perché il suo nome era stato scolpito alla base di esso.

Fu, comunque, durante la visione di  un film  che ebbi una specie di illuminazione. La pellicola in questione, di discreto successo, tutta azione e colpi di scena, era  "Il tesoro dei templari" e  trattava sette segrete  -  templari, rosacroce, massoni - molto di moda negli ultimi anni, specialmente dopo la pubblicazione del fortunatissimo libro " Il codice da Vinci". 

C'era una scena in cui Nicolas Cage  tentava di impadronirsi della pergamena originale della Dichiarazione d'Indipendenza redatta da Benjamin Franklin e  firmata il 4 luglio 1776.
Il regista fa un campo lungo  sul
National Archives Building, l'Archivio Federale di Washington e  si sofferma lungamente sul suo "Frontone del Destino", scolpito da Eduardo  Ermalindo Ardolino, il realizzatore del nostro monumento.

Cominciai a prendere in seria considerazione il sospetto che Eduardo Ardolino avesse potuto avere frequentazioni massoniche e che  potesse aver  concepito il monumento ai caduti   proprio  all'interno di  tale  cultura .

Ma quali prove avrei potuto portare a questa tesi? Cominciai, allora, a provare una certa curiosità ed interesse per la faccenda.

Il monumento  e la sua costruzione.

Tra il 1885 e il 1930  i legami tra emigrati  torresi  in USA e il loro paese di origine furono intensissimi e  si concretizzarono in alcune  lodevoli iniziative, tra le quali spiccano la costituzione del Circolo Operaio Torrese e la realizzazione del servizio idrico nel 1915, che rese il nostro paese tra i primi  in Irpinia ad avere fontane pubbliche  in  tutto il centro abitato. (  vedi New York Tribune  1915.)

 

Gli  emigranti americani ( che purtroppo, oggi, con tanta stupidità e poca gratitudine qui vengono snobbati),  si diedero un gran da fare per sostenere l'economia delle famiglie e del paese, ma anche per innalzarne il livello  culturale e sociale.  Perfino  la possibilità di festeggiare il Patrono del paese,  allora, dipendeva dalle loro collette.

Mentre questa parte d'Italia era ancora ferma al medioevo,  al di là  dell'oceano, invece,  i torresi avevano fatto una sensazionale scoperta: La dignità derivante dal lavoro , questo aveva provocato il desiderio di affrancamento dai potentati borghesi che  a Torre detenevano la quasi totalità delle terre coltivabili e della ricchezza.

I nostri emigrati avevano cominciato ad assaporare  in America alcuni elementari  diritti, tra cui quello di associarsi liberamente e volevano esportarli  qui, nella loro patria.  Qualcuno era stato iniziato ai riti massonici, come si può dedurre  dalle molte schede di iscrizione  che abbiamo ritrovato.  La maggior parte  di loro aderirono alla Most Worshipful Grand Lodge of Ancient Free and Accepted Masons of the Commonwealth of Massachusetts.

 

Questo nuovo flusso di idee tra in nuovo mondo e il nostro paese si concretizzò  in una presa di coscienza dei lavoratori, che cominciarono ad abbandonare  un'atavica   soggezione, se non addirittura una sottomissione reverenziale,  per sfociare in una "quasi "lotta di classe. Che ci fossero forti contrasti con  la borghesia,  che li aveva da sempre affamati e maltrattati,   lo si intuisce  leggendo alcuni passaggi della "Costituzione del Circolo Operaio Torrese ,  stilata sicuramente a Boston tra il 1898 ed il 1903:

"

 L'iniziativa di costituire il Circolo Operaio Torrese è stata presa da un nucleo  di lavoratori , e si é resa fatto compiuto  con l'adesione di tutti coloro che hanno a cuore non solo le sorti dei loro concittadini, ma anche i destini del paese nativo" ( Proemio).

-" fine precipuo  è l'associazione di tutti i salariati....per meglio resistere all'oppressione capitalistica ed eliminarla con lottare compatti per il riscatto del lavoro" (art. 3).

Pare incredibile, ma vengono  proprio usate parole come "oppressione capitalistica e " riscatto del lavoro". Ricordiamo che mancano 13 anni per la rivoluzione russa e che ci troviamo a Torre le Nocelle, dove mai prima si erano sentite critiche tanto  accorate e dure  ( e mai lo saranno più, credo)  contro un sistema di potere.

*********

E' importante chiarire,  a questo punto,  che la massoneria di cui ci occupiamo  è il ramo nobilissimo che discende  dai padri fondatori  degli Stati Uniti,  che non ha nulla da spartire con complotti  e servizi deviati. 


A metà degli anni venti il Comune di Torre le Nocelle, obbedendo ad una ordinanza fascista, decise di innalzare un mausoleo ai  Caduti della prima guerra mondiale. Che io sappia fu fatto un  regolare  bando di concorso pubblico.


Tra i vari  progetti fu scelto  quello di uno scalpellino, Eduardo Ardolino, nato  nel 1883  a Torre le Nocelle ed emigrato giovanissimo, nel 1898, negli Stati Uniti, dove aveva costituito una società  di intaglio della pietra veramente importante e realizzato opere inimmaginabili nel nostro piccolo paese.

 

Boston Globe 1928La scelta fu  sicuramente agevolata  dal fatto che si mobilitò la comunità torrese del Massachusetts che raccolse  molti fondi.  Le prove stanno in una serie di lettere e in un articolo del Daily Boston  Globe del 1928,  dove si legge chiaramente che Giuseppe Bevilacqua, capo del comitato per la costruzione del monumento,  si imbarcò  alla volta dell'Italia, accompagnato dallo stesso Ardolino,  per portare i soldi di una colletta per la realizzazione del "Memorial".

 

 

Per innalzare il monumento, nel 1929,  fu abbattuto, tra l'angoscia e la rabbia di molti,  un tiglio centenario, probabilmente piantato all'epoca di Gioacchino Murat ed una fontana posta sotto la sua chioma. 

All'ombra di questa enorme pianta si sedevano i torresi dopo il lavoro o nei giorni di festa.

A Torre c'era la pietosa usanza,  che la bara  di ogni torrese, doveva fare un giro intorno al tiglio, prima di  essere condotta   al cimitero.

Questa tradizione si conservò fino a metà del secolo scorso, quando  se ne  perse il senso, mentre resiste ancora nei giorni nostri l'abitudine di sedersi sui gradini del monumento, come era uso un tempo.

 

 

 

 

 

 

La simbologia massonica del monumento 

 

Ad una prima occhiata  lo si potrebbe definire come un obelisco sul quale è posata un vittoria alata, la quale regge in una  mano  alzata la palma della vittoria.  L'altro braccio è sollevato come rendere grazie ad un dio.Alla sua  base due leoni sdraiati vigilano un altare, in un'area delimitata da  enormi catene di ferro.

 

A ben vedere sono tutti simboli esoterici cari alla cultura massonica.

 Il monumento è composto  da quattro  cantoni  cilindrici di pietra ( " i quattro punti  cardinali" ),  con cippi che sorreggono enormi catene di ferro, le quali delimitano un'area sacra.   Fino agli anni cinquanta le catene, a metà della loro lunghezze,   erano  sollevate da terra di circa 30 /40cm. Oggi invece , forse a causa della dilatazione delle maglie,poggiano  sulla base di pietra.
Tramite due scalini su  accede ad un'ara.

Per i massoni questa   rappresenta sia  l'Arca dell'Alleanza, che  il Tempio di Salomone che la conteneva.

Due leoni distesi ai lati dell'ara, nella stessa postura della sfinge di Giza,  fanno sospettare che non si tratti di felini, ma appunto di sfingi.

L'occhio di Dio

L'ara  è sormontata da un obelisco, onnipresente nel simbolismo massonico,  che allude ad una piramide egizia, ovvero  "alla ricongiunzione dell'Uno partendo dal quadrato".

Al di sopra dell'obelisco c'è una sfera, con la firma di Ardolino. E'  "l'occhio di Dio che tutto vede", presente  perfino sulla banconota di un dollaro.

Infine alla sommità  svetta una Nike, una Vittoria Alata, ma quasi sicuramente si tratta   d' una raffigurazione di Iside, divinità egizia,  figura prediletta nell'iconologia   massonica.

 

Gli  indizi

Il primo  indizio l'ho trovato, nemmeno a farla apposta, su un'opera del fratello maggiore di Eduardo: Clamanzio Celestino  ( Charles) Ardolino.

 In uno stemma scolpito nel 1895 su una chiave di volta della casa di Sullo Achille,  egli raffigura una mano che regge un martello, un compasso, una torre ed un leone ( che regge  un libro, come il leone di San Marco).  Celestino emigrò in USA nel 1891 e ritornò a Torre nel 1893 per poi trasferirsi definitivamente  negli Stati Uniti nel 1896, mentre suo fratello Eduardo, emigrò proprio nel 1898.  

E', tuttavia, l'opera di Armando Garofano, che intriga maggiormente. Sembra, difatti, volerci consegnare nel suo enigmatico bassorilievo, una  chiave di lettura , per decriptare   o chiarire la simbologia del monumento.
Non è chiaro però, se Armando Garofano abbia eseguito le direttive di altri  ( probabilmente lo stesso Ardolino) o se, invece, avesse agito in maniera autonoma, facendo però capire , in questo modo, di essere a conoscenza del progetto ( e allora essere un iniziato lui stesso).

L'opera, un sedile in pietra, è sormontato da un'aquila, da fasci  e da una pergamena, dove  era scolpito uno dei tanti proclami fascisti.  L'opera appare disomogenea, composta da due parti distinte. Il riquadro con l'aquila sembra essere stato scolpito qualche anno prima ed è evidente un tentativo di cancellare la firma dello scultore ( che si nota appena), la quale,  però,  riappare in bellavista alla base del sedile.
Il proclama fascista impresso sulla pergamena è stato abraso con molta cura, la firma no. Non se ne comprende il senso: lo scultore non poteva sentirsi responsabile per un'epigrafe inneggiante al duce, che era stata però commissionata da altri.

Tuttavia è il fregio inferiore che è davvero interessante. 
 Tra due enigmatiche sfingi contrapposte
, c'è   uno stemma con una torre, sormontato da una corona con altre tre  torri nel castone.  La torre nello scudetto  rappresenta  una rocca di difesa, fortificata  da una palizzata. Proprio intorno ad una fortificazione simile,  presumibilmente nel IX secolo, si formò  il nostro paese. Il fregio, però,  potrebbe far riferimento allo  stesso monumento.   Quasi gli stessi identici simboli, tre torri tra due sfingi,  sono presenti in un antico stemma massonico. 

 

 

 

 

 

Ma c'è di più: tre torri tra due figure animali ( castori)  stanno nello stemma del Most Worshipful Grand Lodge of Ancient Free and Accepted Masons of the Commonwealth of Massachusetts, la loggia alla quale erano iscritti la maggior parte dei massoni torresi. 

 

 

Considerando i vari elementi è credibile che i due artigiani, Ardolino e Garofano, abbiano voluto intenzionalmente affidare a dei simboli un messaggio che poteva essere compreso da iniziati alla setta.

Le sfingi sono simboli essenziali per la massoneria, quasi come il compasso e lo squadro. Rappresentano le guardiane, inquietanti e sagge creature,  poste a difesa di un grande segreto. Le possiamo osservare  davanti a diversi templi massonici. All'entrata del tempio massonico di rito scozzese di Washington DC ce ne sono due enormi, in marmo scolpite dal nostro  Eduardo Ardolino. Hanno una particolarità: la sfinge di sinistra  ha gli occhi aperti e rappresenta il "potere", mentre quella di destra ha gli occhi chiusi e rappresenta la "saggezza". Sono due statue bellissime.

 

Un'ulteriore suggestione ci viene  da un'altra pellicola. Si tratta dell'ultimo Sherlock Holmes  di Guy Ritchie (2009), dove il leggendario investigatore  si trova alla prese proprio con membro deviato  di una loggia massonica.

C'è un'inquadratura del seggio-trono, sul quale sedeva il gran maestro poco prima di essere assassinato, ornato, manco a dirlo, con due sfingi contrapposte..

 

 

 

Le  prove

 

Per trovare risposte ai miei dubbi mi sono rivolto al mio magnifico team di ricerca: le amiche e gli amici che vivono negli Stati Uniti. Persone che si sono dimostrate  abilissime nel rintracciare discendenti degli Ardolino e, in diversi archivi, articoli che li riguardavano.

Alcune foto, le più belle, scattate immediatamente dopo al completamento del monumento ci sono state fornite dai discendenti degli Ardolino, sparsi, ormai, su tutto il continente nordamericano.

La prima  vaga notizia l'abbiamo da questo trafiletto del 1891. Emiddio Ardolino, cerca un lavoro per la sua società che conta 15 scalpellini per il salario di 3$ al giorno

 

E'  nel 1910 che  si trovano le prime consistenti tracce dei nostri artigiani.

In questo anno Eduardo Ardolino riceve due prestigiosissime commesse: la realizzazione della City Hall ( la casa comunale)  di Portland  e Il Tempio Massonico di Milford.

 Le commesse sono di tale portata che Ardolino mette un annuncio su un giornale  per ricercare 20 scalpellini  di prima classe all'astronomica paga, per quei tempi, di 55 cent. all'ora.

 

 

Immagine del 1910 della costruzione della City Hall di Portland. Potrebbe raffigurare uno degli Ardolino a lavoro.

 

 Nel 1911 Celestino Clamanzio   ( Charles) Ardolino  riceve l'appalto  per il Massonic Temple of Washington, per uno dei più importanti  templi massonici di tutti gli Stati Uniti. L'edificio opera del grande architetto Jonn Russel Pope ricalca fedelmente  il celeberrimo  Mausoleo di Alicarnasso, uno delle sette meraviglie del mondo antico.

 

Da questo momento in poi  Ed. Ardolino diviene molto popolare e collabora con i massimi architetti americani ad opere grandiose e straordinarie. Quando partecipa al concorso per il monumento di Torre le Nocelle è uno scultore già molto affermato, tanto che   nel  prestigioso  Modern Architectural Sculpture  di W. Aumonier sono presenti  una ventina di foto di sue opere ( argomento che tratteremo con un ulteriore articolo).

In quegli anni (1929-1930)  la sua azienda è tra le prime tre società di intaglio degli Stati Uniti (  This last fact is from a book written by George Gurney, Sculpture and the Federal Triangle, Smithsonian Institution Press, 1985. This book documents the many federal buildings Edward’s company carved such as the National Archives. Other sources document that Edward’s company was involved in carving a long list of landmark buildings throughout the United States) e di là a qualche anno (1935)avrebbe scolpito l'opera che gli avrebbe procurato maggior fama: il Pedimemt of Destiny.

Perché allora si decise di fare il monumento? Forse per riguardo  a suo nipote, il figlio di Celestino, caduto in guerra, il primo  nella lista scolpita sul candido marmo. Forse volle soltanto lasciare un'a sua opera nel suo paese natale, quale affermazione di un artista e uomo d'affari realizzato.

Secondo una tradizione orale raccolta  nella cerchia dei discendenti dei fratelli Ardolino in USA,  Eduardo si interessò alla scultura della  statua della vittoria,  mentre suo cugino Ralf (Raffaele ) Ardolino scolpì i leoni e l'obelisco.

Eduardo  prese come modella una bellissima ragazza, Thyra "Mae" Linstone, una ballerina  di "black bottom" di origini danese. Dopo molti anni credo di aver compreso anche il come avvenne la scelta della modella:  Lo zio di Mae , Theodore, era uno scalpellino e probabilmente lavorò alle dipendenze  di Eduardo.
Sempre secondo la summenzionata tradizione  sarebbe stato il nipote Domenico (Dominick), titolare e responsabile ( per conto di Eduardo) per la direzione di interni ed esterni sulle decorazioni della National Academy of Sciences di Washington,  colui che avrebbe scolpito le mani della famosa  statua di  Abramo Lincoln, lavorando in sub-appalto con Furio e Attilio Piccirillo  ( vedi nota  in inglese a lato).

Raffaele era stato, invece,  il primo a venire in USA spianando la strada agli altri cugini. Forse era il più dotato di tutti perchè aveva seguito  l'accademia delle belle arti a Firenze ("Rafael Ardolino was born between 1869-88 and 1870-89 and emigrated to the United States in 1888.His father was a stone carver before him and Rafael apprenticed under him in Torre le Nocelle, Campania, Italy.He later studied at a fine arts academy in Florence.90 Rafael was a multitalented man who by the time he was 18 years old had mastered the art of sculpting and was adept at every phase of working in stone, including learning the blacksmith’s trade, as many carvers did, to be able to forge, repair and sharpen their own tools").

 

 

Aveva anche preso lezioni da un fabbro per tenere sempre efficienti i suoi attrezzi e inventarne altri.

Nel 1916, infine, c'è l'adesione ufficiale di Eduardo Ardolino alla loggia massonica di Wellesley., il cui stemma, guarda caso, porta due sfingi.

E questa, credo, sia  veramente la prova sovrana.

 

 

 

Conclusioni

Non so se fu un architetto, amico dell'Ardolino,  a disegnare il monumento. Potrebbe essere, dato egli nella sua carriera aveva lavorato con i migliori,  ma non abbiamo alcun documento che  lo attesti.

Però, nel 1924, su un giornale,The Stonecutter Journal, al quale il nostro artigiano  era sicuramente abbonato, dato che alcuni ritagli summenzionati provengono proprio da lì,   appare in copertina questo disegno.

 Difficile pensare che non sia stato una fonte d'ispirazione per lui.

Ma anche lo stesso  Grand Lodge of Masons of Massachusett  con il suo pinnacolo, il suo scalone vegliato dalle due sfingi potrebbe essere stato un suo ideale modello .

Ritengo, quindi,  non sia affatto azzardato affermare che il Monumento ai Caduti di Torre le Nocelle, sia stato  concepito dal nostro scultore, ormai imbevuto di esoterismo,   all'interno di una cultura massonica e che  potrebbe essere  una sintesi di diversi lavori precedenti.

Il monumento non è una celebrazione delle conquiste   del duce, perché l'unica concessione  fatta al regime fascista, giusto quel poco per buttare fumo negli occhi, furono quattro fasci littori sul basamento dove poggiavano i piedi della statua,  che furono  in seguito eliminati con la caduta del regime, nel 1945.

Cosa  l'artista abbia voluto comunicare con la sua metafora iconografica, però, non lo sapremo mai.

Altra cosa che non conosceremo mai è se qualcuno dei torresi di quel tempo ( e allora c'erano più persone colte di oggi) avesse mai sospettato che quel monumento non celebrava  affatto i fasti  dell'impero, ma quelli di una società segreta.

 

 

 

Foto coeve alla realizzazione del monumento.

 


 
1931:Inaugurazione de monumento

 

 


di Florindo Cirignano

 

Nel corso di questi  ultimi anni mi sono convinto  sempre di più che Torre le Nocelle è un paese di negazionisti.

La mia non è una provocazione.  E', purtroppo, la triste constatazione d'una amara verità .

Una gruppetto di piccoli  uomini, che nell'arco della loro banale esistenza non avevano mai letto  un solo libro e il cui unico interesse consisteva nello spremere denaro e accumulare  potere, è stato determinante a farci regredire di cento anni.

Questi sarebbero dovuti  essere  custodi e garanti di quanto  le generazioni passate ci  avevano lasciato in eredità.    Invece è'  stato come affidare le perle ai porci.

Qui si è insinuata da molti anni  la granitica certezza che questa sia l'età dell'oro  e che niente di quanto prodotto o costruito prima  valga la pena di essere salvato o restaurato.

Niente! Nel nostro  passato ci sarebbe  soltanto il niente.

La bellezza  è venuta solo in questi ultimi anni,  col cemento ( benedetto sia il terremoto).

Il "sublime" si è realizzato solo con l'arrivo di  quel flusso ininterrotto di danaro che pareva mai esaurirsi   e che è servito a piccoli uomini  ignoranti e supponenti    a stravolgere il volto di un paese.

C'è stato e c'è tuttora il negazionismo delle intelligenze, il confinare nell'oblio genialità e capacità.

E nessuno, purtroppo,  riesce   a provare un sussulto emotivo per il nostro paese, perché ci siamo impantanati  nella palude del menefreghismo e del  qualunquismo.

Mi irrita chi   obietta che i nostri monumenti sono ben poca cosa rispetto ad altre città.

Ci mancherebbe altro?

E' evidente che vanno sempre tenute in considerazione le debite proporzioni .

Accertato, però,  che non è possibile  paragonare i nostri  portali   con le statue di Michelangelo, o il nostro Oratorio con la Basilica  San Pietro, tuttavia è pensabile  che qui  non ci sia nulla che valga la pena di essere salvaguardato?

In mio potere, purtroppo, c'è solo la possibilità di salvare delle storie ed è questo che intendo fare oggi: narrarvi  la fantastica storia di un  nostro monumento, anzi quella ... del Monumento.

 

La Massoneria

Qualche  ragionevole indizio farebbe  risalire la presenza della Massoneria a Torre agli inizi del XVII secolo.

E’ assai probabile che Pasquale Rotondi, prima di aderire alle logge carbonare del “Filadelfi” e de  “I Tulli del  foro” sia stato iscritto ad una loggia massonica. 

E’ di quegli stessi anni ( 1815) un documento assai raro, che attesta  l’iniziazione di Giovanni Sarro di Montaperto  (all’epoca studente  in medicina), alla loggia massonica “ Marte  Fulminante”.  

A quel tempo, le famiglie dell’ alta borghesia erano molto coese tra loro,  per nulla  permeabili dall’esterno, specialmente in ambito provinciale.

In una specie  di circolo riservato,   i borghesi si frequentavano, facevano le loro feste,  si sposavano. Tutti avevano come priorità  aumentare il proprio peso politico   per innalzarsi ancora di più nella scala economico-sociale. Ma, stranamente, fu proprio in quel circolo ristretto che  iniziarono anche a circolare, anche se con estrema cautela,  idee liberali e rivoluzionarie.

Un’altra prova indiretta  starebbe nel fatto che a perorare il perdono del re per Pasquale Rotondi  si fosse mossa, con  estrema decisione,  la diplomazia inglese, dove le logge massoniche  erano    potentissime e dove non era raro trovare tra  gli iscritti, lords, ministri e perfino membri della casa reale.  Difatti  quale interesse poteva avere il re d’Inghilterra per un medico di un paesino che, a quel tempo,  forse   neppure figurava  sulle loro  mappe?   

 

 

 

 

 

Massachusetts: Grand Lodge of Masons


The Grand Lodge is the main governing body of Freemasonry within Massachusetts, and once maintained Lodges in other jurisdictions overseas, namely Panama, Chile, the People's Republic of China (meeting in Tokyo, Japan), and Guantanamo Bay Naval Base, Cuba.
Founded in 1733, the Grand Lodge of Massachusetts is the oldest Masonic lodge in the United States and the third oldest Masonic Grand Lodge in the world (the United Grand Lodge of England, 1717; the Grand Lodge of Ireland, 1725).

 The Ardolinos  

Two families of stone carvers that settled in New York City were the Piccirillis and the Ardolinos. Both members of families sculpted major works in the City and in other parts of the country. The Piccirillis and the Ardolinos achieved a great deal of success, receiving many lucrative commissions, both private and public. They came to own homes and studios and garnered the respect of the art community in the United States in their first generation in this country. This section will focus on the socioeconomic impact on these two Italian immigrant families and how they coped withthe transition to the United States and their affect on New York and the world of sculpture. The dealings of the Piccirilli brothers and the Ardolino brothers and cousins were with the upper echelon of society, families like the Rockefellers72, Enrico Caruso and, Fiorello LaGuardia in the city including the famous American sculptors of the time such as John Angel, Daniel Chester French, and Augustus Saint-Gaudens73 who called upon the Italians to carve into stone what they had modeled from clay or had another artist cast in plaster. (SOCIOECONOMIC STUDY EXPLORING THE IMMIGRATION OF ARTISAN STONE CARVERS FROM ITALY TO THE UNITED STATES OF AMERICA CIRCA 1830-1920 . Tesi di laurea by RUSS JOSEPH MORISI M.A., Liberal Studies, The College of Staten Island).

 

 

Elenco di altri  scalpellini torresi del XVIII e XIX sec.

 - Ardolino -

Alessio, 1776

Angelo Antonio, 1839

Carmine, 1813

Carmine, 1853

Clamanzio, 1810

Clamanzio Celestino, 1870

Domenico, 1846

Emanuele Ciriaco, 1803

Emidio, 1851

Eugenio, 1786

Eugenio, 1851

Faustino Giovanni, 1839

Francesco, 1868

Francesco Saverio, 1797

Gennaro Angelo Vincenzo Maria, 1811

Giovanni Antonio, 1836

Giuseppe, 1830

Iggino (Virgilio), 1794

Libero Antonio, 1782

Marcello Carmine, 1825

Pasquale, 1768

Pasquale, 1856

Pietro Marino, 1819

Pietro Paolo, 1824

Raffaele Pasquale, 1826

 

 - Capone -

Beniamino, 1869

Domenico, 1805

Ermalindo Domenico, 1865

Federico, 1871

Leonardo, 1831

 

 - Carideo -

Emiddio, 1815

Giuseppe Andrea, 1825

Tommaso, 1757

 

 - De Angelis -

Angelo Vincenzo, 1802

Carmine, 1839

Ciriaco, 1836

Giuseppe Menotti, 1875

Luigi, 1807

Vincenzo Giuseppe, 1869

 

 - De Cristofaro -

Carmine, 1782

Carmine, 1841

Carmine, 1856

Ciriaco, 1817

Erminio Giovanni, 1866

Eugenio, 1845

Flaviano, 1849

Gennaro, 1746

Gennaro, 1810

Giuseppe, 1823

Giuseppe, 1853

Grazio Antonio, 1843

Leopoldo, 1815

Marzio, 1770

Modestino Ovidio Marzio, 1836

Pietro Paolo Marzio, 1848

Prisco, 1872

Raffaele, 1847

 

 - De Marco -

Carmine, 1842

 

 - De Minico -

Alessio, 1789

Angelo, 1767

Angelo, 1836

Antonio, 1877

Carmine, 1840

Fortunato, 146

Francesco, 1855

Gennaro, 1795

Gennaro, 1833

Giuseppe, 1793

Lorenzo, 1822

Luigi, 1785

Mariano, 1747

Mariano Gennaro, 1811

Michele, 1784

Pietro Paolo, 1798

Vincenzo, 1858

 

 - Dello Iacono -

Pasquale Maria, 1840

Luigi, 1802

 

 - Di Nuzzolo -

Giuseppe, 1813

Michele Arcangelo, 1822

Salvadore, 1856

Saverio, 1858

 

 - Froncillo -

Carmine Alessandro, 1841

 

 - Garofano -

Angelo, 1803

Arcangelo, 1829

Carmine Raffaele, 1837

Crescenzo, 1787

Giovanni, 1813

 

 - La Torella -

Ferdinando, 1866

 

 - Magno -

Erminio, 1869

 

 - Musto -

Ciriaco, 1774

Giovanni, 1805

 

 - Serino -

Angelo, 1882

Emanuele, 1847

 

 - Strollo -

Pasquale, 1739

 

 - Sullo -

Aniello, 1824

Salvatore, 1868

 

 - Todesca -

Giuseppe, 1767

Silvano, 1790

 

 - Vozella -

Angelo, 1855