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a cura di Florindo Cirignano

Ti ricordi, amico mio, di quando facevamo i chierichetti? A quel tempo la competizione tra noi si limitava a chi dovesse portare, durante le processioni, la croce, l'incensiere o il campanello.

La mia grande ambizione era suonare  il campanello che enfatizzava i gesti  rituali del prete. Già allora, con molta modestia, mi ritenevo inadeguato a sventolare l'incensiere. Avevo il timore che mi sfuggisse dalle mani  e andasse a colpire la testa di qualcuno.

Caspita se ne è passata di acqua sotto i ponti! Mi sarei aspettato che tu saresti diventato un grande industriale di fionde (la Frezza S.p.A.), oppure  il proprietario di un franchising:  una catena di negozi per l'affitto di biciclette in ogni capitale europea (la Dieciliragir). Certo d' intraprendenza ne avevi da vendere  e di questo eravamo un po' gelosi. Anche il fatto che tu, per primo tra noi, avessi toccato  la cecella,  cosa misteriosissima, della quale non riuscivamo neppure ad immaginarne la conformazione, ci faceva un po' rodere dentro.

Ricordi che cieli blu c'erano a quel  tempo, nel quale la cosa più desiderata era la figurina di Cochise ? Quella maledetta  era introvabile, né   usciva mai nelle confezioni dei Tom della Ferrero e perciò nessuno riusciva a completare l'album? Mi sovviene uno dei tuoi grandi sogni (...ma non era solo il tuo).

 Mi sembra ancora di vederti sul Catafalco, assieme a Mario e Gianni, quando dicevi di voler  partire per l'America, per tornare, poi,  con un macchinone lungo-lungo, assieme a tre  bonazze, tassativamente bionde.

Adesso, vengo sapere, che fai del cinema. E c'è da dire che lo fai abbastanza bene, anche se con col tuo naso adunco, da bassorilievo Maya, il tuo pizzetto che ricorda un personaggio Calindriano del "Dura minga", ti vedrei in ruoli assai più interessanti. Saresti perfetto come colonnello di Custer o come un vecchio comandante Uzbeko con colbacco in Guerra e Pace, oppure come  il capitano nel forte del Deserto dei Tartari.

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Poi ho saputo che cominci a scrivere anche racconti e che già ti stai segnalando con qualche premio.

Mah!? Vedi che fa bene a tutti stare lontano da qui!

Spesso mi fermo vicino alla Croce,  nella curva della Vianova, e, perduto nei pensieri, guardo  fisso  per qualche minuto  verso la Votata di Marcantonio. E allora mi sembra di vedere avanzare  un macchinone lungo-lungo, con te alla guida, e con Scarlett Johansson, Cameron Diaz, Monica Bellucci e Mel Gibson.

Sono sicuro che una delle tre signore l'hai portata per me.

 

 

 

 

Lettera dal forte

 

" Caro Cap. Rip Master, ti scrivo, per la prima volta dopo tanti anni, perché questa notte mi ha colto una profonda nostalgia, che quasi mi ha gelato l'anima.

 Passeggio ogni giorno per il forte, sempre più cadente e abbandonato, e non posso fare a meno di non ricordare i giorni  trascorsi qui, gloriosamente, insieme. Sono passati molti anni dal giorno che partisti per lavorare alla Nortern Railway. Nel tempo, anche gli altri,  poco a poco, se ne sono andati via. Il sergente Nardiell O' Hara si è ritirato nell'estremo South, ha sposato una squaw e ha messo su uno store, dove vende liquori ai Mescaleros.

Il mitico Pitarel Rin-tin-tin, ormai dimenticato, non riesce a fare più i suoi favolosi salti, ma gironzola, uggiolando triste,  intorno  a un ospedale, dove  per anni ha prestato servizio. Ti ricordi Capitano Rip, che squadra era la nostra? Chi mai, a quel tempo, tra le alture dei Casalin ed Elvarocan, tra il Passo  Kostarel e  Las Cruces   avrebbe potuto fermarci? Invero una cosa  noi temevamo seriamente: il pisciaturo della vecchia Jannin nel Canyon della Strettola.

Ora qui è terra di nessuno, dove non esistono né onore né gloria. Il vento impazza, ululando disperato,  tra le case diroccate,  evocando spettri a Puertanueva de Santa Maria.

Bande di Comansh, Apash, Arrapash e Prieuti Neri si aggirano nel forte e,  come nugoli di mantidi crudeli, con le loro zampe falciate scuoiano i nostri ricordi  e i nostri sogni. Mi fa male passare per il Grande Spiazzo. Tra il monumento del "Cavalleggero Morto in guerra" e la palizzata sul Katafalk  c'è una lunga teoria di bottiglie vuote e di altri rifiuti.

Ma forse questo ci meritavamo, giacché mai nessuno si è ribellato, né  quando si spartivano le coperte e la carne che il governo  federale  inviava qui, né quando marshall ignoranti erano sostituiti con altri ancora più ignoranti e biechi.

Si sentono tamburi rullare nella notte tra le case sbrecciate: questo è tempo di fantasmi.

Ti aspetto per agosto o, come dicono da queste parti, "nella luna dello sparo colorato in cielo". Ci ubriacheremo tutte le notti al saloon del Cubano Smilzo, giù alla Pista Nova e ... ricorderemo ancora una volta i giorni in cui lanciavamo  l'urlo: Yu-yu Rinti!".

Rusty

 

 

Esordio bagnato esordio (s)fortunato

di Ireneo Gerolomino

L’Espresso Milano - Roma squarciò ululando il muro di nebbia che avvolgeva la pianura Padana, il rumore monotono e ovattato delle rotaie conciliava, con la complicità del buio ormai fitto, il sonno di quasi tutti i passeggeri. Guardò l’ora, il suo Perseo (orologio ufficiale delle Ferrovie) segnava la 23.15, fra un quarto d’ora il treno avrebbe effettuato la prima fermata e finalmente ci sarebbe stato il battesimo del fuoco per suo nuovo lavoro di “scarichino” ovvero “addetto al carico e scarico” dei pacchi in tutte quelle stazioni in cui il treno effettuava la fermata. Seduto su un pacco voluminoso in un angolo del bagagliaio, in mezzo a centinaia di colli da scaricare  fissava la parete di fronte e come in un flash back rivide gli avvenimenti più importanti della sua breve carriera di ferroviere. Era stato assunto due anni prima con la qualifica di manovale e veniva, come la maggior parte dei ferrovieri, dal profondo sud dove aveva lasciato la famiglia composta  dalla moglie che non godeva di ottima salute e da un bambino in tenera età. Appena poteva, prendeva un paio di giorni di permesso e correva a trovare i suoi, purtroppo però per quanto lui cercasse di amministrare parsimoniosamente i suoi congedi, essi risultavano sempre insufficienti al suo fabbisogno e proprio questo fu il principale motivo che lo aveva spinto a fare domanda  come scarichino, infatti i nuovi turni gli avrebbero consentito di lavorare anche di notte e di conseguenza recuperare  qualche giornata di riposo in più che  avrebbe poi utilizzato per andare a trovare la sua famigliola un po’ più spesso.

Guardò di nuovo l’ora  le 23.25, poteva permettersi ancora cinque minuti di meditazione, così il nastro dei suoi pensieri riprese a scorrere cominciando a selezionare avvenimenti recentissimi fino a focalizzarsi su quelli accaduti qualche ora prima sul binario “7” della stazione di Milano Centrale proprio dove era in partenza il suo treno. Egli si era presentato in anticipo,come vuole la prassi,al Capotreno dicendo: “Io sono il nuovo scarichino, è il mio primo giorno di lavoro e non ho fatto alcun tirocinio, mi dica per favore tutto quello che devo fare”.

Il Capotreno dopo avergli elencato tutte le sue mansioni terminò dicendo: “….e ricordati figliolo che la nostra è una guerra contro il tempo, le operazioni di carico e scarico devono avvenire alla velocità della luce in modo da evitare al treno ritardi ingiustificati, quindi appena ti accorgi che ci siamo fermati, apri subito la portiera del bagagliaio e senza pensarci su due volte butta giù tutti i colli sul marciapiede della stazione”.Lo scarichino stava ancora pensando alle ultime parole del Capotreno: “…appena ci fermiamo apri e butta giù …”, quando si accorse che il treno stava rallentando , subito dopo capì dallo stridio delle ruote che si stava fermando, allora scattò in piedi scrollandosi di dosso tutti i suoi pensieri , si posizionò tra la portiera e la pila di pacchi da scaricare, concentratissimo e pronto ad entrare in azione proprio come fanno  i meccanici della formula uno al Pit-Stop. Finalmente il treno si fermò, in tre secondi aprì il portellone , un secondo dopo aveva già buttato fuori il primo pacco, al quinto lancio si accorse che i colli lanciati fuori dal bagagliaio quando atterravano facevano uno strano rumore “Splash…Splash”. Incuriosito si affacciò sulla soglia  e solo allora si rese conto che il treno non si era fermato nella stazione bensì ad un segnale rosso posizionato sul ponte del fiume Po; aveva scaricato ben cinque pacchi nel Po!!!.

Ora è in una delle tante piccole stazioni del Compartimento di Milano, è tornato, suo malgrado, a fare il manovale, ha ripreso a programmare meticolosamente le sporadiche visite alla sua  famiglia e inevitabilmente come tutti i ferrovieri del sud a sognare un improbabile trasferimento che forse non arriverà mai.