Ritrovate dopo 30 anni due sculture degli Ardolino .
Artisti ed artigiani  di Torre le Nocelle

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Il principe guerriero ed il leone dormiente
di  Florindo Cirignano

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La riscoperta di due sculture degli Ardolino

 

“ Egli conficcò la punta della lancia nella sabbia, mentre con  la mano sinistra scioglieva  la corda che sosteneva la cetra su una spalla.  Sfiorò appena  le corde; le note che ne trasse accarezzarono le rocce e gli alberi, scivolarono assieme al vento lungo le dune, nelle grotte e giù per oscuri  dirupi. Il leone si fermò. Placidamente si adagiò sulle zampe e si addormentò.  La schiava dai lunghi capelli neri  si  inginocchiò e, tenendo con referenza lo sguardo rivolto a terra,  disse  "E’ assai potente la tua musica,  mio signore; potente quanto la tua spada" .

 Da  “ Il libro dei mutamenti torresi” Anonimo XI sec.

       

 

 
     
                 
 

Ho trascorso quasi tutta la mia infanzia, fino ai 12 anni,  in una piccola casa di via B. Rotondi, l’ultima abitazione in quella che un tempo era la periferia del paese. Subito dopo iniziava la campagna e  500 dopo metri veniva  la masseria  degli Iarrobino.

L’orizzonte di un bambino di quei tempi era assai meno vasto di quello di un bimbo di oggi, ma, proprio per questo,  dimensioni e  distanze  sembravano assai più dilatate.
A me pesava  terribilmente   il fatto di abitare tanto lontano ( 200 metri) dal centro e di non avere un coetaneo che vivesse vicino,  con il quale poter  giocare negli spossanti pomeriggi d’estate. In verità nel piano interrato di casa mia abitava una ragazza  di un paio di anni  più  grande di me, ma, come tutte le bambine, amava  giocare con le bambole e non con pistole,fucili e frecce.
La noia, come la felicità,  era una costante di quel periodo; ma se è vero che essa è la madre di tutti i vizi,  è anche assai propizia a generare sogni fantastici. Condannato ad un isolamento totale ( si fa per dire), avevo sviluppato una discreta  fantasia,  necessario contrappeso  alla frustrazione che provavo ogni qualvolta cercavo di “guidare” un cerchio di ferro, come invece facevano magistralmente i miei coetanei.
Molto del mio tempo lo trascorrevo  seduto davanti al portone, aspettando che terminasse la maledetta “controra”, vale a dire quel lasso di tempo che va da mezzogiorno alle cinque, durante la quale, in estate,  era inconcepibile che una persona normale si facesse vedere per le strade del paese.

La controra stava all’infanzia  come la dittatura  sta alla democrazia ( volendo parafrasare una celebre equazione di Mafalda), perché in quei tempi non   c’era la televisione e quelle ore erano davvero interminabili.

Ma sto divagando troppo! Come dicevo, passavo molto tempo  seduto da solo sullo scalino del portone di casa e non potevo fare a meno di non osservare  un edificio  che dalle Costarelle mi sovrastava come una fortezza, della quale aveva perfino le sembianze, con un primo muraglione, un fossato ( la rimessa di Itomma), un secondo muro di difesa  ( l’orto) ed, infine, il palazzo di tre piani, abitato all’epoca da quattro o cinque famiglie.

Incastonato nelle mura, all’altezza del secondo piano c’erano due “mascheroni“, che si distinguevano nettamente da molto lontano.

I mascheroni sono delle sculture di pietra che avevano una funzione scaramantica e servivano a proteggere le case dall’invidia, dalle maldicenze e dalle fatture. A Torre se ne possono trovare  ancora diversi, alcuni dei quali  probabilmente trafugati nei secoli passati  da qualche  sito archeologico locale. I  due mascheroni raffiguravano un leone e quello che appariva ai miei occhi come un antico egizio. Spesso mi domandavo se   l’egizio avesse  ucciso il leone o era stato da esso divorato.  Talvolta arrivavo alla consolante conclusione che la bestia e l’uomo fossero amici  e che insieme girassero in armonia  per il deserto .

 

Dopo il terremoto del 1980 quella casa fu abbattuta e successivamente  ricostruita, ma senza i mascheroni. L’interesse per quelle sculture  mi è rinato mezzo secolo  più tardi, quando scoprii che quella era stata la casa  della famiglia di Eduardo ( Edward) Ardolino, lo scultore del nostro monumento ai Caduti  e di tante altre pregevolissime opere   in U.S.A..
Dopo tantissime ricerche, quasi banalmente, seppi che le due sculture non erano state saccheggiate durante quel periodo di ebbrezza devastatrice, che comunemente è chiamata “ricostruzione post terremoto", ma che erano ancora custodite dall’attuale proprietario dello stabile: Geppino Luongo.

Curiosamente, però, il proprietario  non riconosceva  nella scultura un egiziano, bensì un nativo americano, un indiano. Quando ho potuto finalmente fotografare le due figure ho avuto una doppia sorpresa:  Il volto non rappresentava né un egizio, né un indiano come sosteneva Geppino, ma sicuramente un principe. Il viso  regale, nobile ed austero  era incorniciato da lunghi capelli  ondulati, fermati da  una corona regale  che cingeva la testa.

Tuttavia fu  il leone a sorprendermi perché aveva una caratteristica del tutto diversa dalle altre sculture di leone che si trovano a Torre le Nocelle: era stato scolpito con gli occhi chiusi: morto o  dormiente.

A questo punto mi sono reso conto della grandezza dei nostri vecchi artigiani, della loro cultura e di quanto  fossero  superiori a quei pochi che restano ai nostri giorni. La   miseria  non impediva loro di avere delle conoscenze classiche. Anzi…! Raffaele Ardolino, figlio di scalpellino, nato nel 1869, cugino di Eduardo, fu mandato  a studiare Belle Arti a Firenze...e nella vita fece lo scalpellino, anche se  sarebbe il caso di definirlo scultore.  E forse non a caso Edoardo Ardolino  alla domanda che gli fu rivolta da un funzionario doganale americano circa il suo lavoro rispose di essere  "sculptor".

Il leone non era stato scolpito in quel modo,  tanto per caso, ma era invece complementare al volto di principe. Tramite il leone si  voleva svelare l’identità   del principe.

Allora quale personaggio storico o leggendario  è legato alla simbologia del leone morto o dormiente?

I candidati sono cinque:

- Il principe Gilgamesh. Ma è da scartare  perché nell’unica iconografia esistente   del Museo del Louvre è rappresentato, mentre strozza un leone, con barba  (assira:  lunga e con boccoli), mentre il nostro soggetto ne è privo.

- Sansone,  anch’ egli  gran strozzatore di felini. Era     giudice di Israele, ma nel Midrash veniva  considerato alla stregua di un  principe ( oltretutto apparteneva alla tribù di Giuda, la stessa di Davide e Cristo).

- Alessandro Magno: dopo  il taglio del “Nodo Gordiano” sottomette  l’Egitto che era rappresentato  come un leone domato ( il riferimento è alla Sfinge). Il volto assomiglia non poco  ad alcune statue ellenistiche del grande  condottiero.

- Davide,  da pastore, aveva ucciso dei leoni  ed inoltre era l’antenato di Gesù. Nella simbologia medievale il leone dormiente rappresentava il Cristo morto ( ma vivo nella Resurrezione).

Infine, ultimo possibile candidato,  Cheope. Non bisogna dimenticare che la Sfinge rappresenta il grande faraone col corpo di leone,  che  se ne sta accucciato a sfidare l’eternità delle stelle.

Il fatto che da bambino  vedevo un volto egiziano è un’  inspiegabile  inconscia  sensazione!

  

 
                 
     
 
 

Chi è l’autore delle opere? Qui l’impresa si fa ardua, ma in ogni caso è sicuramente un Ardolino.

Gli Ardolino abitavano sulle Costarelle dal 1794. La  casa che ospitava i due mascheroni  era più o meno di quel periodo ( XVIII o XIX sec.)  L’autore potrebbe essere  o Pasquale Ardolino ( 1768/1839), il capostipite della scuola di scultura o  Clamanzio  (1810/1871), suo figlio. Meno probabile è, invece,  Giovanni Antonio Ardolino, (1836-1924), il padre di Eduardo e di Clamanzio Celestino.

 

 

 
     

 

 

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